Intervista alla dottoressa Ludmilla Soresi sull’EMDR

Approfondiamo questa terapia che, nonostante la sua efficacia sia dichiarata a livello mondiale, purtroppo non è ancora conosciuta come merita

Di Minnie Luongo – giornalista medico – scientifica

Ludmilla Soresi, psicologa – psicoterapeuta, formata specificamente in EMDR Italia

  Bisogna sperimentare questa terapia, ancora troppo poco conosciuta- EMDR, che sta per Eye Movement Desensitization and Reprocessing- per constatare come cose semplici, quali il movimento degli occhi, possano agire sulla psiche a livello profondo.

Per saperne di più abbiamo intervistato la dottoressa Ludmilla Soresi, psicologa- psicoterapeuta, formata specificamente in EMDR presso EMDR Italia (www.emdr.it), che lavora e visita presso il Poliambulatorio della Fondazione ATM.

Cos’è l’EMDR

L’EMDR è un trattamento psicoterapeutico scoperto nel 1987 dalla psicologa americana Francine Shapiro. È una terapia non interpretativa, bensì esperienziale, relazionale, focalizzata sulla regolazione, informata sulla resilienza e per le conseguenze delle esperienze traumatiche con molta ricerca sperimentale e scientifica e si è dimostrata efficace per il trattamento di traumi di diversa natura. Particolarmente indicata nella cura del PTSD (Disturbo Post Traumatico da Stress), l’EMDR si è via via trasformata in un approccio sempre più raffinato, complesso e globale, in grado di affrontare gran parte dei disturbi psicologici.

 Come funziona l’EMDR

L’EMDR utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra, come il “tapping” (tamburellamenti sulle gambe, spalle, braccia), per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio, provocando così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali. Il trattamento EMDR si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione (Shapiro, 2018). Durante l’EMDR, il terapeuta facilita il movimento direzionale degli occhi del paziente o utilizza altre tipologie di stimolazione alternata, mentre il paziente si concentra sul materiale traumatico, senza fare alcuno sforzo per controllare la direzione o il contenuto del materiale che può presentarsi spontaneamente al paziente (immagini, pensieri, suoni, odori, ecc.). In questo modo si riattiva la capacità innata di elaborazione.  I movimenti oculari, come dimostrato da alcuni studi, possono ridurre la carica emotiva di ricordi disturbanti. Secondo altri studi, ciò potrebbe essere favorito anche dal fatto che, durante la stimolazione alternata degli emisferi cerebrali nel corso del processo di consulenza con il protocollo EMDR, si attivano le stesse onde cerebrali attive durante le fasi REM del sonno, quelle in cui si processano memorie nella direzione di “riordinare”, selezionare e sciogliere memorie emotivamente faticose. Nella pratica reale, l’EMDR può forse essere meglio descritta come una terapia centrata sul paziente, interattiva, interazionale, intrapsichica, cognitiva, comportamentale, attenta agli aspetti corporei. Gli elementi chiave di tutti questi approcci vengono utilizzati per trattare il paziente nella sua interezza (Francine Shapiro, “EMDR Il manuale. Principi fondamentali, protocolli e procedure”).

Perché l’EMDR funziona

“La terapia EMDR porta alla crescita post traumatica in quanto promuove l’elaborazione e l’adattamento, agendo a livello psico-neurofisiologico. Sulla base dei riscontri sperimentali delle neuroscienze (Pagani et al., 2011)- spiega la dottoressa Soresi- sappiamo che l’EMDR funziona perché entra nelle maglie del funzionamento fisiologico del cervello rispettandolo, assecondandolo, fornendogli risorse e possibilità di sblocco. Al cambiamento dello stato psicologico riscontrabile ed evidenziato dal passaggio della persona a riflessioni positive su di sé, emozioni e sensazioni corporee piacevoli, corrisponde l’avvenuto spostamento di attivazione dalle aree cerebrali del sistema limbico, a prevalente contenuto emotivo, a quelle corticali, deputate al consolidamento semantico degli eventi, come dimostrato da esperimenti neuroscientifici ”.

Cornice teorica dell’EMDR: il modello Adaptive Information Processing

Il modello AIP fu concettualizzato da Shapiro negli anni Novanta e postula l’esistenza di un sistema di elaborazione delle informazioni che assimila le esperienze nuove in reti neurali pre-esistenti nel cervello. Secondo il modello AIP, come dimostrato da ricerche nell’ambito delle neuroscienze, il nostro cervello ha la capacità innata di processare ed elaborare le informazioni. In sintesi, abbiamo la capacità innata, quando viviamo un’esperienza, di integrare le informazioni emotive, di pensiero/cognitive, corporee e, tramite il loro passaggio per le cortecce cerebrali associative e verso l’ippocampo, che presiede, tra l’altro, alla memoria esplicita autobiografica, siamo in grado di narrare la nostra storia, incluse esperienze meno piacevoli, senza essere ogni volta sequestrati da emozioni intense e poco gestibili. Però, sempre secondo il modello AIP, l’informazione legata ad esperienze percepite come traumatiche o molto stressanti non sempre è elaborata completamente; le percezioni iniziali saranno immagazzinate come sono state nell’input, insieme con pensieri distorti o percezioni sperimentate al momento dell’evento. Questo perché, citando il noto testo di Bessel van der Kolk sulla neurobiologia del trauma “Il corpo accusa il colpo”, quando viviamo un’esperienza per noi traumatica, il “rilevatore di fumo” della nostra casa, l’amigdala, struttura nel sistema limbico deputata essenzialmente alle emozioni, si attiva molto rapidamente. Allo stesso tempo, data la portata traumatica dell’evento, non avviene il passaggio di informazioni per le cortecce associative e l’ippocampo è fuori uso. Come conseguenza, l’engramma(traccia impressa nel sistema nervoso che corrisponde a un ricordo o a un’esperienza appresa, ndr) di memoria emotiva, non integrata, de-strutturata, frammentata, non elaborata, resta congelata in una rete neurale separata, ma continua ad essere attivabile da circostanze che innescano quella memoria traumatica, provocando così sintomi da stress post traumatico.

Che cosa consente l’utilizzo dello strumento psicoterapeutico dell’E.M.D.R

Coinvolgendo emozioni, pensieri, percezioni sensoriali e corporee, permette, in un contesto protetto, empatico e collaborante tra cliente e psicoterapeuta:

• di rivivere il trauma nella sicurezza data dal setting terapeutico

• la desensibilizzazione nei confronti del ricordo (il ricordo perde le sensazioni negative associate nel tempo)

• il cambiamento della prospettiva cognitiva

• la ri-narrazione dell’evento

• la ricollocazione dell’evento nel passato

• l’assimilazione e l’integrazione dell’esperienza

• lo sviluppo e il consolidamento di risorse per far fronte agli eventi con maggior resilienza (posto sicuro, regolazione emotiva, autostima).

Quando rivolgersi alla consulenza con EMDR?

Quando nella storia individuale sono occorsi eventi vissuti direttamente e/o indirettamente percepiti dal soggetto come scioccanti, destabilizzanti, dolorosi, emotivamente e fisicamente soverchianti. La terapia EMDR può essere utilizzata per lavorare su qualunque ricordo disturbante, inclusi quelli che non soddisfano i criteri clinici per essere considerati propriamente traumatici (Heim et al., 2004; Afifi et al., 2012):

perdita da lutto (il periodo che segue la perdita di una persona o di un animale domestico cari), dolore da lutto (emozioni, reazioni e azioni della persona che sta vivendo una perdita), lutto (il processo che l’individuo attraversa per adattarsi alla perdita della persona o dell’animale domestico cari).

difficoltà di adattamento a fronte di cambiamenti di vita e nel ciclo di vita (vissuti da “nido vuoto” (quando aumenta l’autonomia dei figli e, adulti, terminano la convivenza nella dimora familiare), pensionamento, invecchiamento, trasloco, fine di una relazione amorosa per separazione/divorzio).

stress, ansia e difficoltà di autoregolazione delle emozioni

• sintomi somatici

• relazioni difficili

• gravidanza e perinatalità

• aumentare le risorse personali (empowerment)

Pe finire, la Dottoressa Soresi ci regala due interessanti commenti di ex pazienti sul loro percorso di psicoterapia con EMDR. Eccoli:

“È un po’ come diventare abili nel riscrivere la storia della propria vita” (A., 56 anni)

“Il sole a mezzanotte” (M., 67 anni)

Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno (Pablo Neruda)

Cervello che vive un trauma o una situazione di stress. Lo stesso cervello dopo trattamento EMDR

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