Essenziale per il benessere dell’organismo, è spesso carente durante i mesi invernali, per cui può servire una sua integrazione
Di Danilo Ruggeri – giornalista medico – scientifico

Nel panorama dei nutrienti essenziali, la vitamina D occupa un posto d’onore, tanto da essere definita dai ricercatori come un vero e proprio “ormone del sole”. Non si tratta infatti di una semplice vitamina, ma di un composto liposolubile che funge da pro-ormone, capace di attivarsi in fasi successive per influenzare l’espressione di centinaia di geni nel nostro organismo.
La vitamina D si presenta principalmente in due forme: la D2 (ergocalciferolo), di origine vegetale (come funghi e lieviti), e la D3 (colecalciferolo), prodotta dalla nostra pelle grazie all’azione dei raggi ultravioletti o assunta tramite alimenti di origine animale. Sebbene entrambe contribuiscano all’equilibrio del corpo, la vitamina D3 si è dimostrata superiore nel mantenere stabili i livelli sierici nel tempo.
Il percorso di attivazione è affascinante: una volta sintetizzata o assunta, la vitamina D migra prima nel fegato e poi nei reni, dove si trasforma nella sua forma biologicamente attiva (1,25-diidrossivitamina D).
Non solo osso: un regolatore sistemico
Il ruolo classico della vitamina D è quello di “direttore d’orchestra” per l’assorbimento di calcio e fosforo, elementi fondamentali per la salute delle ossa. Tuttavia, le evidenze scientifiche mostrano un raggio d’azione molto più ampio:
- Sistema Immunitario: stimola la produzione di peptidi antimicrobici per combattere le infezioni.
- Salute Cellulare: guida la crescita delle cellule e attenua le infiammazioni “silenti”.
- Prevenzione Cronica: una sua carenza (sotto i 20 ng/mL) è stata collegata a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e persino depressione.
Il paradosso della carenza
Nonostante la sua importanza, la carenza di vitamina D è un fenomeno globale che colpisce fino al 50% della popolazione mondiale, con punte critiche nelle città del Nord dove l’esposizione solare è limitata. Sebbene la dieta offra alcuni “tesori” come i pesci grassi (salmone, sgombro), i tuorli d’uovo e i funghi trattati con UV, spesso l’apporto alimentare non basta a coprire il fabbisogno giornaliero ideale di 600-800 IU.

Approfondire gli effetti patologici della carenza di vitamina D è fondamentale per comprendere perché questa vitamina sia considerata un pilastro della salute sistemica e non solo ossea. Quando i livelli di questo ormone scendono sotto la soglia critica dei 20 ng/mL, l’organismo entra in una vera e propria “modalità di emergenza”, innescando una serie di reazioni a catena che colpiscono diversi apparati.
Ecco un dettaglio delle principali conseguenze patologiche derivanti dalla sua carenza:
1. Fragilità ossea: dal Rachitismo all’Osteomalacia
L’effetto più noto riguarda l’apparato scheletrico. Senza una quantità sufficiente di vitamina D, il corpo non riesce ad assorbire correttamente calcio e fosforo, portando a gravi difetti di mineralizzazione.
- Nei bambini: si manifesta il rachitismo, una condizione che deforma le ossa in crescita.
- Negli adulti: la carenza cronica provoca l’osteomalacia, un rammollimento delle ossa che aumenta esponenzialmente il rischio di fratture e dolori ossei diffusi.
2. Il “Domino” delle malattie metaboliche e cardiovascolari
Le ricerche più recenti hanno evidenziato come la carenza di vitamina D agisca da catalizzatore per malattie croniche moderne. Studi epidemiologici indicano che livelli insufficienti sono associati a un incremento del 30% del rischio di diabete di tipo 2. Questo avviene attraverso meccanismi di insulino-resistenza cronica e un aumento dell’infiammazione sistemica. Anche il cuore ne risente: la carenza è infatti collegata a una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari.
3. Salute mentale e declino cognitivo
L’influenza della vitamina D raggiunge anche il cervello, agendo su recettori specifici che regolano l’umore e le funzioni cognitive. Una sua carenza è stata strettamente correlata a:
- Depressione e “umore cupo”, suggerendo un ruolo attivo della vitamina nella regolazione del benessere psicologico.
- Malattie neurologiche e un declino cognitivo accelerato, particolarmente pericoloso nelle fasce di popolazione più anziana.
4. Vulnerabilità del sistema immunitario
Essendo un potente modulatore del sistema immunitario, la sua assenza rende le nostre difese fragili e meno reattive. Questo si traduce in:
- Un maggiore rischio di infezioni, poiché viene meno la stimolazione di peptidi antimicrobici naturali come la catelicidina.
- Una maggiore predisposizione ai disturbi autoimmuni, a causa della perdita dell’equilibrio infiammatorio che la vitamina D contribuisce a mantenere.
Soggetti a rischio e prevenzione
La carenza è particolarmente insidiosa perché spesso silenziosa, colpendo in modo più severo gli anziani (che hanno una ridotta capacità di sintesi cutanea), le persone con obesità e chi vive in contesti urbani con scarsa esposizione solare. Per queste categorie, o in presenza di sintomi, i medici suggeriscono screening regolari e una correzione tempestiva dei livelli attraverso la dieta o la supplementazione, che può invertire molti di questi effetti patologici e ridurre drasticamente il carico delle malattie croniche.
Quando la supplementazione diventa necessaria
Secondo le linee guida della Endocrine Society, l’integrazione è caldamente raccomandata per categorie specifiche: bambini (1-18 anni), adulti oltre i 75 anni, donne in gravidanza e soggetti prediabetici. In contesti come l’inverno italiano, specialmente nelle regioni settentrionali, ricorrere a un supplemento può prevenire cali stagionali e proteggere la vitalità quotidiana.
L’ultima frontiera della supplementazione: il Film Orodispersibile
L’innovazione farmacologica ha recentemente introdotto una soluzione particolarmente efficace per chi ha difficoltà ad assumere le classiche capsule o soluzioni orali: il film sublinguale orodispersibile. Si tratta di sottili veli che si sciolgono sotto la lingua in meno di 60 secondi senza bisogno di acqua.
I vantaggi di questa formulazione sono significativi:
- Maggiore Biodisponibilità: può essere da 3 a 10 volte superiore rispetto alle capsule tradizionali.
- Facilità d’uso: ideale per chi soffre di disfagia (difficoltà a deglutire) o problemi di assorbimento intestinale.
- Efficacia diretta: non subendo il metabolismo epatico iniziale, garantisce una maggiore stabilità chimica.
Valutazioni farmacoeconomiche
I vantaggi di formulazioni solide come quella in film sublinguale orodispersibile non si limitano a questi aspetti. Il ricorso alle formulazioni solide da affiancare alle soluzioni orali per la supplementazione della vitamina D potrebbe generare un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) di 52,2 milioni di euro nell’arco di 3 anni. Il dato emerge da un’analisi di impatto sul budget (BIA) che ha stimato la ricaduta economica di una possibile rimodulazione delle quote di mercato tra le diverse forme farmaceutiche di vitamina D attualmente disponibili, elaborata sulla base dei consumi di vitamina D registrati a febbraio 2023.
L’analisi è stata presentata a Roma nel corso dell’evento “Vitamina D: Strategie d’impatto sui budget regionali e potenziali risparmi”.
In un contesto sanitario segnato da crescente domanda di prestazioni, invecchiamento della popolazione e aumento delle cronicità, il SSN e i Servizi Sanitari Regionali sono chiamati a implementare strategie di ottimizzazione delle risorse, per garantire sostenibilità e continuità di accesso alle cure senza compromettere l’equità assistenziale. Per questo l’analisi effettuata sull’impatto dell’utilizzo di vitamina D sui sistemi regionali, può fornire strumenti utili agli stakeholders di sistema per valutare percorsi e/o indicazioni d’utilizzo sempre più efficienti.
Per esempio, i dati della simulazione evidenziano che monitorando la tipologia di somministrazione di vitamina D si possono realizzare risparmi pari a 12,5 milioni di euro per la Lombardia, 7,3 milioni per la Campania e 5 milioni per il Lazio, confermando il colecalciferolo come una molecola con alto valore strategico per le politiche di governo della spesa farmaceutica.
L’analisi presentata parte dall’esperienza della Regione Lazio e dall’implementazione di un modello di appropriatezza prescrittiva, in particolare si evidenzia l’esperienza della ASL Roma 2 sul controllo della spesa farmaceutica legata alla supplementazione di vitamina D.
Il 4 marzo 2025 la ASL Roma 2 ha pubblicato un documento intitolato “Farmainforma Appropriatezza prescrittiva ASL Roma 2: Indicatori spesa convenzionata Vitamina D (Colecalciferolo)”, in cui i prescrittori, qualora ritengano necessario prescrivere altra formulazione rispetto al flaconcino multi-dose, sono invitati a scegliere il trattamento che a parità di dosaggio, presenta il costo-terapia più basso, al fine di contribuire alla sostenibilità del Servizio Sanitario Regionale. Si tratta di un esempio di come sia possibile ottimizzare efficienza e qualità delle cure, bilanciando l’innovazione con la sostenibilità finanziaria dei sistemi sanitari.
In conclusione, mantenere livelli ottimali di vitamina D (tra 30-50 ng/mL) non è solo una questione di salute ossea, ma un investimento olistico per il nostro sistema immunitario e metabolico. Consultare il proprio medico per un dosaggio su misura resta il primo passo per massimizzare i benefici di questo prezioso alleato invisibile.