L’organizzazione della complessa macchina del soccorso medico durante le Olimpiadi Invernali
Di Danilo Ruggeri- giornalista medico- scientifico
Spenti i riflettori sui giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026 è tempo di trarre alcune considerazioni. Iniziamo dai numeri, che sono numeri davvero olimpici.
- 93 Paesi partecipanti
- 3.500 atleti olimpici
- 198 medaglie in 16 discipline invernali
- 50.000 operatori coinvolti nella macchina organizzativa
Oltre 400.000 presenze giornaliere stimate - 8 gare disputate per la prima volta in un’Olimpiade invernale (lo sprint maschile di sci alpinismo, lo sprint femminile di sci alpinismo, la staffetta mista di sci alpinismo, lo skeleton a squadre miste, lo slittino doppio femminile, il dual moguls maschile di sci acrobatico, il dual moguls femminile di sci acrobatico e il salto con gli sci individuale femminile su trampolino grande)
- 30 medaglie vinte dall’Italia: 10 ori; 6 argenti e 14 bronzi. Dieci medaglie in più rispetto all’exploit del team italiano a Lillehammer 1994.
- 9 record olimpici battuti ottenuti in sole due discipline: sette sono stati stabiliti nel pattinaggio di velocità, due nello short track. Quello italiano è di Francesca Lollobrigida realizzato nel giorno del suo 35° compleanno.
- Prima edizione olimpica “diffusa”: le gare si sono tenute in più regioni, cioè Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, con sedi a Milano, Cortina d’Ampezzo, Livigno, Bormio, Rho, Assago, Predazzo, Rasun-Anterselva, Tesero, e con cerimonie a Milano di apertura dei Giochi e a Verona di chiusura della kermesse olimpica.

Numeri impressionanti, che fanno emergere con chiarezza un altro primato, rappresentato dal piano sanitario messo in campo per fare fronte alle necessità di assistenza medica, un vero pilastro dell’intera manifestazione.
E allora scopriamo più in dettaglio come è stata organizzata la complessa macchina del soccorso medico alle Olimpiadi Invernali 2026.
Un esercito di professionisti tra vette e città
L’assistenza sanitaria si è poggiata su una rete imponente che ha attraversato diverse regioni. In Trentino, la sicurezza è stata affidata a oltre 1.400 operatori, tra medici di pronto soccorso, anestesisti e infermieri specializzati, pronti a intervenire nei contesti montani più sfidanti. Parallelamente, nel Veneto, una task force di 1.200 sanitari ha presieduto i siti di gara; qui, una particolare attenzione è stata rivolta all’accoglienza internazionale grazie alla presenza di interpreti negli ospedali per assistere prontamente gli atleti stranieri.
In Lombardia, il cuore pulsante delle operazioni, è stato l’Ospedale Niguarda di Milano, designato come “HUB Olimpico”, cioè il centro di coordinamento. La struttura ha garantito percorsi e un pronto soccorso dedicati esclusivamente agli atleti, evitando sovrapposizioni con le necessità dei cittadini.

Ad affiancarlo, l’Ospedale Morelli di Sondalo ha costituito il punto di riferimento per l’area montana, con un reparto di degenza che rimarrà come eredità (legacy) per il territorio anche dopo i Giochi.

Il valore del soccorso pubblico e dei volontari
Una scelta distintiva di questa edizione è il ricorso predominante al servizio sanitario pubblico, coordinato dall’AREU (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza). Sotto la sua regia hanno operato:
- 18 stazioni mediche e 3 policlinici olimpici (Milano, Bormio e Livigno) dotati di tecnologie avanzate come TAC e risonanza magnetica.
- Una flotta di 15 mezzi di soccorso e 3 elicotteri per interventi rapidi, la cui efficienza si è palesata nel terribile incidente occorso alla fuoriclasse statunitense Lindsey Vonn costatole una frattura scomposta di tibia e perone della gamba sinistra, prontamente risolta all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso da un’équipe italo-statunitense.
- Un team lombardo di 70 medici, 90 infermieri e 230 soccorritori professionali.
In questo scenario, il supporto del volontariato è stato essenziale. La Croce Rossa Milano e numerose altre associazioni locali sono state in prima linea, garantendo una presenza capillare e un’assistenza diretta durante tutte le competizioni, a testimonianza di una solidarietà che è parte integrante dello spirito olimpico.

Innovazione: la Centrale Operativa e la Telemedicina
La vera sfida tecnologica si è giocata all’interno del Niguarda, dove è stata allestita una Centrale Operativa Olimpica. Questo centro non solo ha coordinato i mezzi e gli interventi, ma ha utilizzato la telemedicina per collegare i medici sul campo con i migliori specialisti, permettendo consulti a distanza in tempo reale anche dalle piste più remote.
Dalla diagnostica alla fisioterapia, fino ai servizi di odontoiatria e oculistica, nulla è stato lasciato al caso per garantire che ogni emergenza potesse essere con la massima rapidità e precisione.
Questa impressionante macchina del soccorso sanitario è attiva anche per gli imminenti Giochi Paralimpici a tutela degli atleti e dell’entourage.
Milano-Cortina 2026 verrà così ricordato non solo come un evento sportivo memorabile, ma come un modello di efficienza sanitaria e cooperazione regionale senza precedenti.