Proviamo a danzare come alla corte degli Sforza? Un’esperienza
Di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica

In una stradina della vecchia Milano si apre la porta su una realtà parallela, fatta di musica e armonia: non saprei descrivere altrimenti la sensazione che ho provato qualche mese fa, partecipando per la prima volta a una lezione di danze rinascimentali, scoperta quasi per caso su internet. Per avvicinare queste danze non servono costumi o abilità particolari: ascoltare una musica o provare un passo è sufficiente per entrare nel mondo delle corti quattro-cinquecentesche. Che provo a raccontarvi con l’aiuto dei miei insegnanti Lucio Paolo Testi e Chiara Gelmetti, il primo docente del gruppo Danza rinascimentale “Danzar sforzesco” di Milano, la seconda Vicepresidente Vicario di WunderKammerOrchestra e referente Divisione Danza WKO-ADA che ha il merito di promuovere in Italia queste danze -poco note, anche se in molti casi fanno parte della nostra tradizione – offrendo a chi vuole sperimentarle l’opportunità di dedicarsi a un’attività piacevole e salutare.
Anche per loro la scoperta è avvenuta quasi per caso molti anni fa, grazie all’invito di un’amica o all’opportunità di seguire una lezione. “La prima volta che ho visto una danza del ‘400 ho capito di aver trovato quello che cercavo, come se l’avessi conosciuta da sempre”, ricorda Gelmetti. E dev’essere una sensazione comune visto che le mie colleghe di corso sono fedeli da anni a questa pratica e che anch’io che non sono nota per la costanza cerco di non perdere una lezione per regalarmi ogni settimana la mia “ora di Rinascimento”.
A tenere le fila di tutto è WKO-ADA (già Associazione Danze Antiche ADA www.danzeantiche.org ), nata nel 2003 da un gruppo di appassionati di danza e musica antica, tra cui Chiara Gelmetti, e cresciuta soprattutto tra Pesaro e Milano. “L’associazione organizza corsi, stage e seminari in Italia e all’estero, ma anche spettacoli e celebrazioni” spiega la maestra. Come quelli che si tengono ogni anno a Gradara nelle Marche, nello scenario romantico del castello di Paolo e Francesca, ma anche il recente progetto Nozze Sforzesche, che ha percorso l’Italia ricordando le antiche corti della penisola imparentate con la famiglia Sforza di Milano, e altro ancora. “Oltre ai corsi di danze rinascimentali ci sono corsi di danze del Primo e Secondo Impero (‘800) ”, precisa Gelmetti, “mentre ad approfondire il barocco sono soprattutto danzatori esperti perché si tratta di coreografie più complesse, e per quanto riguarda le danze più antiche, come quelle medievali, proponiamo lo studio di alcune ipotesi coreografiche, poiché abbiamo quasi solo fonti iconografiche o letterarie”.

“Abbiamo descrizioni delle danze e musiche che risalgono più o meno alla metà del 1400, quando nasce la figura del maestro che sente l’esigenza di scrivere le proprie coreografie”, spiega Testi. “Esistono anche danze di genere – come potrebbe essere oggi un valzer- cui si possono adattare diverse musiche, ma molte musiche sono legate a una specifica coreografia”. E per chi impara sotto la guida paziente dei maestri, parte dell’impegno – e del divertimento – sta proprio nel memorizzare la combinazione di passi che contraddistingue ogni danza. Un buon allenamento per la memoria con la difficoltà in più – almeno per me che ho soprattutto esperienza di danze meditative in cerchio – di muovermi da sola o di farmi guidare da un cavaliere, o da una compagna di danze visto che come avviene di solito le donne sono in maggioranza, insomma di affidarmi a qualcuno che mi guida nelle figure richieste.

“Semplificando, possiamo distinguere tra danze più lente, solenni e talvolta ‘enigmatiche’, come le basse danze quattrocentesche, e balli concepiti al solo scopo di un pur colto divertimento, spesso sorretti da una specie di narrazione giocata sui canoni del corteggiamento cortese”, spiega Testi. Anticamente musica e danze erano molto presenti nelle corti, in occasioni ufficiali o anche semplicemente come svago: “Avere suonatori di strumenti a corde o a tastiera per le corti era un vanto, e dal sedicesimo secolo sono esistiti danzatori professionisti in grado di esibirsi, ma poi ballavano un po’ tutti”, aggiunge il maestro. E non solo per divertimento: “Il ballo era un’attività fisica da praticare nei momenti liberi da impegni bellici“. Senza dimenticare che per i trattatisti rinascimentali come Guglielmo Ebreo da Pesaro le danze servivano a mettere in armonia i quattro umori del corpo ipotizzati dalla medicina galenica, mettendo al tempo stesso in sintonia il danzatore con l’universo: “ Noi abbiamo un rapporto molto fisico col nostro corpo”, spiega Testi, “mentre all’epoca c’era un approccio spirituale al movimento; anche i quattro tempi di molti balli antichi fanno riferimento all’unità nella diversità”. E soprattutto la bassa danza, aggiunge Gelmetti, “ è una forma di meditazione che si può eseguire anche senza musica, seguendo il ritmo fisiologico del proprio cuore”.
E’ difficile immaginarlo, nonostante la danza abbia sempre avuto un rapporto con il trascendente, ma in qualche modo si può intuire avvicinandosi a queste coreografie semplici e profonde. Anche se noi, almeno in formazione, danziamo con i nostri vestiti e non con gli elaborati costumi usati per le rappresentazioni, ispirati a quelli dell’epoca, “quando le dame indossavano vestiti ampi, scarpe rialzate e a volte anche un mantello”, osserva Testi. “Oggi viviamo il corpo, specialmente femminile, in modo diverso e più libero. E comunque sarebbe riduttivo vedere queste danze solo come un’opportunità per sfoggiare un abito decorativo“.
E in effetti c’è molto di più, anche se proprio gli abiti dell’epoca, oltre a dare senso ad alcuni movimenti, sono una delle ragioni per cui molte danze sono accessibili anche a chi non ha la forma fisica o l’età per sperimentare salti e piroette: “Non è sempre così, ma ci sono danze molto belle che non pongono grossi ostacoli fisici e possono essere eseguite a qualunque età, aggiungendo a mano a mano livelli di complessità” ricorda Gelmetti. Ed è un peccato che un’attività così arricchente e gratificante non sia più diffusa: c’è qualcuno che ha voglia di provare? (Per informazioni info@danzeantiche.org )
