Il gioco d’azzardo è un serio disturbo psicologico. Rincorrere i soldi a tutti i costi è una vera e propria malattia
Di Rosa Mininno – psicoterapeuta, fondatrice di Sibilla (Scuola italiana di biblioterapia, del libro, della lettura e delle arti)
“I soldi fanno la felicità”, “I soldi mandano l’ acqua per l’ insù”, ” I soldi non fanno la felicità”. Vecchi detti popolari che hanno un fondamento di verità: non fanno la felicità, ma l’aiutano.
L’illusione della felicità la danno quei famigerati” gratta e vinci” che attirano schiere di persone di diversa età, anche molto giovani, ma soprattutto adulti e anziani che si giocano parte della pensione “grattando, grattando” pezzi carta colorati, pieni di numeri, che promettono vincite stratosferiche spingendo i giocatori a ritentare acquistando altri biglietti. Così l’illusione dura e continua.
A volte si vince qualcosa, molto raramente una bella cifra, spessissimo nulla, ma la speranza nella fortuna resta.
È tutto opportunamente calcolato per attirare il maggior numero di giocatori possibile. Un inganno psicologico che miete moltissime vittime. Non è raro sentir dire: “Per un numero non ho vinto!”.

Bar e tabaccai sono pieni di “Gratta e vinci”, schedine del Lotto e dell’Enalotto. Giochi popolarissimi che alimentano le tasche dello Stato e svuotano quelle delle persone che tentano la fortuna giocando, spesso inconsapevoli del rischio di diventare dipendenti dal gioco.
Questa dipendenza psicologica fa parte delle ” Dipendenze non da sostanza”, annoverate in Psicologia Clinica e Psichiatria come patologie che necessitano di cure psicoterapeutiche e farmacologiche.
Il “Gioco d’azzardo patologico” è un serio disturbo psichico che sottende depressione, atteggiamenti e comportamenti ossessivo- compulsivi ingravescenti. Il suicidio è un rischio quando ci s’indebita pesantemente per il gioco d’azzardo. Si spezzano le famiglie, bisogna curarsi anche ricorrendo ad un eventuale ricovero in strutture psichiatriche ospedaliere o in comunità per giocatori d’azzardo.
Una grande e profonda infelicità sottende questi comportamenti patologici.
Giocare piccole cifre può essere un divertimento, ma non deve essere qualcosa di più. Credere di poter cambiare la propria vita in meglio con una giocata di numeri è illusorio.

I soldi servono per vivere, certo, ma non dobbiamo mai metterli al primo posto nella scala dei nostri valori. Nella vita gli affetti, la serenità e la salute sono valori fondamentali che nessuna cifra potrà mai sostituire.
Esiste nella nostra società un movimento economico e sociale che predilige lo scambio di servizi, il baratto, i consumi ecosostenibili, la spesa collettiva per risparmiare sull’acquisto di prodotti, il riuso di oggetti, mobili, vestiario, accessori.
“Regalare esperienze” e non oggetti è la filosofia che condivido con molte persone.
Si può vivere meglio non sprecando risorse e soldi.
Una spesa alla quale non rinuncerei: quella dei libri di carta. Un patrimonio culturale ed economico che può sopravvivere alla nostra esistenza terrena, continuando a parlare anche di noi attraverso i nostri Ex libris, le nostre note grafiche, le nostre sottolineature a chi leggerà i nostri libri dopo di noi.
Il loro fascino resterà in quegli occhi.