Il tempo è fonte d’inquietudine, sempre più spesso e a mano a mano che si procede con l’età. E pensare che parliamo di un’invenzione umana…
Di Rosa Mininno – psicologo psicoterapeuta, biblioterapeuta

In tanti contesti può essere declinata l’attesa e, a seconda del contesto, mettere alla prova la nostra pazienza o vivere inquietudine, ansia e insofferenza.
L’ attesa di qualcuno? Di una risposta? Di un lavoro? Di un referto? Di una visita? Di un autobus, di un treno, di un volo? Ma anche del sonno. Anche di un amore, anche se si è in là con gli anni e pieni di disillusioni e scarsi di speranza.
Pazienza…sempre troppo poca, bruciata dall’insofferenza che può attanagliare l’animo, la mente e restringere il campo del nostro sguardo interiore senza riuscire a vedere l’orizzonte.
L’ attesa logora il corpo che non riesce, dopo un po’ di tempo, a stare fermo.
L’attesa è lenta, terribilmente lenta e quando si è in ansia per una risposta, un referto i minuti diventano ore, le ore giorni interi e i giorni sembrano anni in una dilatazione del tempo che gonfia il cuore e oscura la mente.
“Ingannare il tempo”, quante volte lo sentiamo e l’abbiamo sentito dire e cosa vuol dire? Fare. Fare qualcosa per non concentrarsi sull’attesa, sul tempo: leggere, chiacchierare con altre persone, in attesa pure loro, ascoltare musica, disegnare, scrivere, giocare o guardare, osservare come faccio io, soprattutto quando viaggio. Così io inganno l’attesa di un arrivo durante un viaggio guardando dal finestrino scorrere il paesaggio, ricordando tratti già visti in altri viaggi, scoprendone sempre di nuovi.
Osservo le persone mentre aspettiamo il nostro turno per una visita medica, per ritirare un referto, per fare un’operazione in banca, per la fila alle poste o in altri uffici. E se si tratta di salute certo l’ansia, più o meno intensa, si fa strada in ciascuno. Ma se si tratta di attesa nel traffico, attesa negli uffici, l’insofferenza prende piede e si fa sentire e ci spazientiamo perché il tempo non passa mai.
Invece il tempo, questa incredibile invenzione umana, giacché il tempo in sé non esiste, scorre veloce e da giovani ci ritroviamo anziani, anche se è difficile ammettere di esserlo. Magari “dentro” ci sentiamo ancora trentacinquenni perché abbiamo una mente vivida, attiva, creativa, efficiente, ma è il corpo che ci tradisce: si affatica, è più lento nei movimenti, si ammala più facilmente, dormiamo poco perché anche l’insonnia si fa strada e l’attesa del sonno che non arriva ci rende insofferenti.
Vorremmo sognare sogni belli e invece siamo disillusi e iniziamo ad avere paura di rischiare di entrare in quella trappola mentale e annientante che è l’attesa del sonno eterno che ci porterà via tutti da questa terra. Come affrontare questa attesa? Ingannando il tempo e noi stessi o semplicemente vivendo consapevolmente ogni momento della nostra vita lasciando traccia del nostro passaggio? Noi camminiamo sulle orme di chi ci ha preceduti e lasciamo le nostre orme per chi verrà dopo di noi.
La vita è un’attesa, una partenza, una fermata e una ripartenza. Ma c’è anche chi per paura di vivere aspetta, fermo, immobile nei suoi rimuginii aspettando Godot.
E c’ è chi ,invece, spera in una vita migliore e agisce. Non è in attesa di qualcosa o di qualcuno, crede in se stesso e negli altri e agisce, vive la sua vita con consapevolezza.
Non è un caso che si dica “in dolce attesa” quando una donna aspetta un bambino. Solo nove mesi di attesa per fare un nuovo essere umano.
Attesa, appunto. Una vita.
