Riflessioni sulla Natura, ricordando Fulco Pratesi
Di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica
E’ stata la scomparsa di Fulco Pratesi a farmi riflettere su come sia cambiato, nel corso degli anni, il mio rapporto con gli animali e la natura. E’ per merito anche suo, e del WWF di cui Pratesi stesso ha fondato la sezione italiana, come di altre associazioni – tra le altre la LIPU, la LAV, Greenpeace – che nel corso degli anni hanno fatto nascere nel nostro Paese quella che oggi si chiama “coscienza ambientale”. Un sentimento di cui negli anni in cui sono stata bambina eravamo per lo più ignari: gli animali si cacciavano e si mangiavano, le paludi erano una disgrazia da bonificare e non una riserva di biodiversità da visitare, e così via. Intendiamoci, io gli animali li ho amati da sempre, in carne e ossa o sotto forma di peluche.

E anche se da bambina mangiavo la carne, in casa mia ci sono sempre state alcune limitazioni: l’agnello pasquale non è mai comparso in tavola perché i cuccioli non si mangiano, e le operazioni cruente che nella campagna di mia nonna erano necessarie per portare il pranzo in tavola erano nascoste agli occhi di noi bambini. Il che non esclude che io da piccola fossi meno attenta di adesso ai diritti degli altri esseri viventi: non mi scandalizzava più di tanto che i gattini appena nati fossero “ portati via” dal contadino – per affogarli, suppongo – o che il maialino Busallino che gironzolava come un animale domestico in casa dei contadini fosse destinato al macello. E neanche che mia madre avesse una pelliccia; anzi, più avanti quella pelliccia – di castorino, ossia di nutria, povere nutrie che adoro e che sono sempre in pericolo perché accusate di chissà quali catastrofi ambientali – l’ho indossata anch’io con piacere, prima di consegnarla, molti anni dopo, a un “rogo di pellicce” organizzato proprio dalla LAV.
Insomma, amavo la natura e soprattutto gli animali, anche se non sapevo bene che cosa questo volesse dire: però il giornalino per bambini del WWF Italia, fondato nel 1966, aveva cominciato a entrare in casa, e lo leggevo con piacere, visto che poter vedere animali di ogni tipo, dalle mucche nella stalla alle formiche in pineta, è sempre stata per me una fonte di felicità.
Anche per questo, e perché avevo scoperto che abitava vicino alla mia prima casa romana, fu una gioia e un’emozione, molti anni più tardi, intervistare Fulco Pratesi. Che mi accolse gentilissimo, mi parlò dei suoi progetti e dell’Associazione che in oltre vent’anni era cresciuta rendendo il panda bianco e nero su fondo verde un’icona familiare e le tante oasi nate per proteggere scampoli di Natura una meta ambita.

Pratesi (qui la sua ultima intervista fatta in occasione dei 90 anni https://www.wwf.it/pandanews/wwf-life/fulco-pratesi-la-natura-e-un-miracolo/ ) non rinnegava il suo passato di cacciatore, che si concluse in un attimo di fronte a un’orsa con i suoi cuccioli, con la decisione di sostituire le armi con matite e pennelli. “La natura è tutto. È ciò che ci salva dalla specie più dannosa al mondo: l’uomo”, sosteneva convinto.
Negli anni seguii le sue battaglie, la nascita delle aree protette, l’impegno per tutelare le specie meno amate, primi tra tutti i predatori come il lupo o l’orso, in concorrenza diretta con l’uomo. Ho conosciuto molti dei responsabili del WWF Italia, di alcuni come Grazia Francescato o Gianfranco Bologna sono stata amica. E ho perfino rischiato di andarci a lavorare, al WWF: sostenni un colloquio per entrare all’ufficio stampa, un incarico che non mi fu assegnato perché fui giudicata – a pensarci oggi fa sorridere, ma ero molto giovane – “ non abbastanza grintosa”.

Negli anni però i miei rapporti con il WWF si sono complicati, e non solo perché ho cominciato progressivamente a eliminare la carne dalla mia dieta. Il fatto è che nella galassia verde convivono non senza difficoltà almeno due anime, quella degli ambientalisti che proteggono le specie e la biodiversità – e quindi, per esempio, non vedono niente di male in linea di principio a mangiare carne, anche se spesso poi non lo fanno – e quella degli animalisti, di chi riconosce gli altri animali come individui e non vede grandi differenze tra un orso e un vitello, o tra una gallina o un Cavaliere d’Italia.
Il che comporta quasi inevitabilmente una scelta vegetariana o vegana, che può essere faticosa e complicata: ricordo ancora con piacere le parole di Gianluca Felicetti, allora portavoce della LAV di cui oggi è presidente, quando commentò le mie debolezze gastronomiche, dicendo che comunque mangiare molta meno carne, e porsi il problema, era comunque positivo e salvava vite, e invitandomi a non entrare in crisi per l’occasionale sgarro. Che nel tempo si è molto diradato, anche se faccio fatica a rinunciare al formaggio, per cui probabilmente non sarò mai vegana, e a volte indosso ancora scarpe di cuoio.

Ma il problema non è solo questo: il contrasto è soprattutto sulle specie alloctone, ossia importate, come le nutrie o gli scoiattoli grigi, che per chi ha a cuore soprattutto la biodiversità possono, anzi devono, essere arginate anche con mezzi cruenti mentre per gli animalisti sono degne di rispetto in quanto esseri viventi. Anche tenendo conto del fatto che noi stessi, originari dell’Africa e dilagati poi in tutto il globo, siamo una specie “ alloctona”, la cui presenza sul pianeta non è priva di conseguenze.
Il dibattito resta aperto, e non mancano le contraddizioni, pensiamo solo a quanto anche i più sensibili difficilmente obiettino alle campagne di derattizzazione, anche se i ratti sono animali intelligenti e socievoli. E c’è chi si scandalizza per l’eccessivo affetto per i nostri pet, ma da poco – nel 2022 – la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è stata inserita nella Costituzione della Repubblica Italiana. Ancora discriminiamo tra le diverse specie animali, in modo non sempre razionale, ma di diritti degli animali – degli “ altri” animali, visto che noi siamo primati – si parla sempre più spesso, e molte cose stanno cambiando in meglio.

Quando vedo saltellare tra i miei vasi lo scoiattolo grigio – certamente alloctono e quindi invasore – che ogni tanto fa incursioni sul mio terrazzo lo saluto con piacere, ma resisto alla tentazione di dargli da mangiare, un po’ per non renderlo pericolosamente fiducioso nei confronti degli umani e un po’ perché credo che averlo in casa sarebbe impegnativo. Ma proprio l’altro giorno ho trovato in casa mia a Firenze il disegnino incorniciato di un pettirosso. Mi pare di ricordare che sia di Fulco Pratesi, quello che non ricordo è se me lo abbia regalato lui o altri amici del WWF. Ma rivederlo proprio in questi giorni, e fotografarlo per voi, è stato un modo per salutare e ricordare ancora una volta il fondatore del WWF Italia.