Fear of missing out (FOMO): una paura moderna

Ecco come riconoscere e contrastare questa ansia sociale sempre più diffusa

Di Doris Zaccaria – giornalista e formatrice

Guardate il feed di notizie dei vostri canali social. Commentate lo status dei vostri contatti. Poi passate a Whatsapp, ci saranno notifiche? E poi di nuovo la mail, i social, le chat. Le ore passano rapidamente e senza soluzione di continuità.

In questo periodo poi, i social diventano quasi una coperta di Linus: un rito rassicurante per vedere che cosa fanno gli altri, in che modo affrontano l’isolamento e la paura.

Solo che questo rito ingoia tutto il resto: vi ritrovate, a fine giornata, ad aver fatto poco o niente.

Se vi siete riconosciuti in questa descrizione, c’è la possibilità che siate vittima di FOMO (Fear Of Missing Out). Questo acronimo, utilizzato per la prima volta  dal ricercatore Andrew Przybylski nel 2013, definisce “uno stato di ansia sociale, dato dal bisogno di essere sempre informati su tutto ciò che stanno facendo gli altri e dalla preoccupazione eccessiva e ossessiva che gli altri facciano esperienze gratificanti nelle quali non si è presenti o coinvolti direttamente”.

Inizialmente, ci si è concentrati soprattutto sull’effetto che questa nuova paura stava avendo sui più giovani: gli adolescenti, con la loro voglia di essere accettati e popolari, erano infatti i più propensi a cadere nella trappola. Vari studi hanno poi dimostrato che la FOMO è strettamente collegata alla dipendenza da smartphone. È infatti grazie alle nuove tecnologie che si realizza la possibilità di avere sempre con noi social, chat e siti di informazione. Ormai la paura di perdersi qualcosa non risparmia nessuno, dai giovanissimi ai più maturi, trasversalmente in tutte le classi sociali.

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E a proposito dei tempi complicati che stiamo attraversando, oggi la FOMO si intreccia con l’infodemia, ovvero  la circolazione eccessiva di notizie non vagliate con accuratezza che rendono difficile orientarsi e creano ansia ed allarmismi.

Fra i messaggi vocali non verificati che corrono sulle chat di whatsapp, i media che spesso abdicano alla deontologia in nome del sensazionalismo, i dati allarmanti che vediamo e commentiamo ogni giorno, rischiamo di essere letteralmente travolti.

Che fare dunque per non soccombere?

In questi giorni molti psicologi hanno affermato che l’esposizione eccessiva alle notizie, tanto più se negative, può essere una minaccia reale per la nostra psiche. Soprattutto se ci troviamo isolati e soli, come spesso avviene in questi giorni. Il consiglio, dunque, è cercare di moderare l’accesso alle piattaforme social e ai siti di informazione. Proviamo a mettere da parte per qualche ora al giorno tutti i nostri dispositivi elettronici, dalla tv al computer, dalla radio allo smartphone. Visto che passiamo tante ore in casa, riscopriamo piaceri “analogici” come la lettura, la meditazione, la cucina o – per chi ha il pollice verde – la cura delle piante.

Personalmente mi sono data un piccolo rituale sul finire della giornata. Passeggiata in giardino con telefonata ai miei genitori, che ormai dicono “È arrivato il primo bollettino della giornata!”, perché li chiamo sempre un po’ prima del bollettino della Protezione Civile. In giardino c’è anche il mio micio, da sempre antidoto naturale a tutti i mood negativi: mi basta vedere la sua calma indolente per tranquillizzarmi. Poi, spenti tutti i dispositivi, mi concedo una buona mezz’ora sul tappetino per qualche esercizio a corpo libero. E infine, prima di andare a letto, qualche riga di diario e la lettura di un buon libro.

Non sarà una formula particolarmente originale, ma mi permette di allontanarmi almeno per un po’ dal succedersi incessante delle notizie. E, in questi giorni, è già una bella conquista.

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