Di Bruno Belletti – autore

Dietro le sbarre
di ruggine antica
noia e rinuncia
e i giorni sdruciti
uguali a se stessi.
Sfregio di pelle salata,
pareti sorde,
intonaco marcio,
e dalla finestra
angusta,
senza il tendaggio
dei fiori ornati,
volano albe e tramonti
in sequenze
nel tempo sospese.
Forse
anche la vita
là fuori
è clausura
senza il ristoro
di pie vocazioni.
E in arida cella
consumo
i miei giorni,
candela
con flebile fiamma
esente dal vento.
Il sole all’esterno
non è per me,
non scalda,
non entra
nel sangue
frenato dai ceppi.

Completarsi
Tendere mani,
dischiudere porte,
approdi comuni
di storie distanti.
Sentire il calore
del sangue che pulsa
e coglierci ora
più interi
e avveduti.