Sessanta non è un limite. È un punto di partenza

Dalla tragedia dei sub alle Maldive a Geraldine che gira il mondo con la pensione: perché la generazione più vitale della storia ama le sfide e non ha nessuna intenzione di fermarsi.

Di Flavia Caroppo – giornalista

Geraldine aveva 65 anni quando ha comprato un biglietto di sola andata per Bangkok, ha fatto le valigie e ha detto addio alla famiglia. Nessun progetto, solo una certezza: voleva viaggiare. Sette anni dopo era ancora in giro per il mondo, dormendo negli ostelli della gioventù e pagandosi tutto con la pensione.

“Non avevo piani”, ha raccontato al Sydney Morning Herald. “Sapevo solo che volevo viaggiare”.

Non è un caso eccezionale. È il ritratto di una generazione che ha deciso di non stare ferma.

Geraldine, la donna australiana Over60 che ha deciso di partire per il giro del mondo. (foto cortesia di Viaggiare con lentezza)

La cronaca che fa riflettere

A maggio 2026 cinque sub italiani sono morti alle Maldive durante un’immersione tecnica a cinquanta metri di profondità. Erano esperti, preparati, appassionati. Tra loro una docente universitaria di ecologia marina. Non stavano improvvisando: stavano facendo quello che amavano da anni, spingendosi un po’ più in là del solito.

La domanda che quella notizia lascia aperta non è solo “che cosa è andato storto”. È: perché persone mature, consapevoli dei rischi, continuano a spingersi oltre?

La risposta non è incoscienza. È qualcosa di più interessante.

La generazione che ha cambiato tutto (e ora cambia se stessa)

I baby boomer italiani hanno attraversato il boom economico, il Sessantotto, l’AIDS, la rivoluzione digitale, la crisi finanziaria. Sono abituati a reinventarsi. Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2023 il 24% della popolazione italiana aveva più di 65 anni. A partire dal 2025, i baby boomer stanno entrando in massa in questa fascia d’età. I-com

Non è un’emergenza. È una trasformazione.

Secondo una ricerca dell’Osservatorio Salute gli over 65 di oggi si differenziano notevolmente da quelli di qualche decennio fa: sono più propensi a mantenere uno stile di vita attivo, partecipando ad attività sociali, culturali e sportive, e spesso continuano a contribuire in maniera significativa alla società.

L’alpinista italiano Walter Bonatti dopo la salita in solitario della parete Nord del Monte Cervino nel 1965.

Walter Bonatti, che negli anni Cinquanta trasformò l’alpinismo italiano in una pratica quasi filosofica — e che bivaccò a 8.100 metri sul K2 portando le bombole di ossigeno, senza il cui sacrificio la spedizione italiana del 1954 non avrebbe conquistato la vetta — scrisse: “Chi più in alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna.” Non parlava solo di montagne.

L’8 maggio 1978 Reinhold Messner e Peter Habeler salirono per primi l’Everest senza ossigeno supplementare, un’impresa ritenuta impossibile che cambiò l’alpinismo himalayano e spostò in avanti i limiti di ciò che l’uomo può fare. Messner ricorda: “Ci dicevano che eravamo matti con tendenze suicide. Noi invece siamo saliti a quasi 8.900 metri e siamo scesi al campo base sani e salvi”.

Stessa spinta, scale diverse. Vale per chi scala l’Everest e per chi a sessantacinque anni decide di imparare il portoghese, aprire un bed and breakfast o comprare un biglietto di sola andata.

Reinhold Messner in un’immagine del 2024.

Tre sfide, tutte (in)vincibili

Sfida n°1 – Il digitale: non un nemico, una chiave

Il rapporto State of the Digital Decade 2025 della Commissione Europea è chiaro: nonostante i progressi, restano ampie sacche di esclusione digitale, in particolare tra pensionati e over 60. Solo il 55,6% degli adulti europei possiede competenze digitali di base. Anap Confartigianato

In Italia solo il 33% degli over 65 usa internet regolarmente, collocando il Paese tra quelli con maggiore esclusione digitale nella fascia anziana. L’indipendente

Ma la direzione sta cambiando. Nelle zone dove sono stati implementati progetti di inclusione digitale si è registrata una riduzione del 30% nei tassi di solitudine tra gli anziani. Imparare a usare uno smartphone non è solo questione di tecnologia: è restare connessi al mondo. Il Plurale

Sfida n° 2 – Il corpo: movimento consapevole, non agonismo

La quota di persone anziane che si percepisce in buona salute è aumentata significativamente, passando dal 29,4% nel 2009 al 37,8% nel 2023. È inoltre più che raddoppiata, nell’arco di vent’anni, la percentuale di over 64 che praticano sport: dal 6,7% nel 2003 al 16,4% nel 2023. Trendsanita

Tra il 2015 e il 2024, l’incremento della pratica sportiva più marcato in Italia si è registrato proprio tra gli adulti e gli anziani over 60. Più anni non significa meno movimento. Significa movimento diverso: più consapevole, più scelto, più goduto. Istat

Sfida n° 3: Il senso: la pensione come pagina bianca

La vera sfida non è sopravvivere alla pensione. È capire cosa si vuole davvero fare adesso.

L’allungamento della vita e gli stili di vita più salutari hanno ampliato gli orizzonti delle generazioni, ma hanno anche introdotto nuove sfide: vivere a lungo non è uguale per tutti, né ovunque. Anap Confartigianato

Il sociologo francese David Le Breton alla presentazione del suo libro Esperienze del dolore.

David Le Breton, professore di Sociologia e Antropologia all’Università di Strasburgo e autore di Sociologia del rischio (Mimesis, 2017), sostiene che in una società sempre più virtuale e anestetizzata le sfide personali nascono dal bisogno profondo di sentire la propria esistenza. Non è fuga dalla realtà: è il contrario.

Il vantaggio che non ti aspetti

Chi ha vissuto sa stare nell’incertezza. Sa che le cose non vanno sempre come previsto — e sa comunque andare avanti.

Samuel Beckett lo sintetizzò con brutalità elegante: Try again. Fail again. Fail better.(Riprovaci. Sbaglia di nuovo. Sbaglia meglio).

La prossima sfida, qualunque essa sia, è già lì che aspetta. La domanda è solo una: siete pronti ad accettarla?

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