Oltre le notti bianche

La rivoluzione silenziosa nella cura dell’insonnia

Di Danilo Ruggeri – giornalista medico- scientifico

Per molti di noi la notte non è più un rifugio, ma un territorio incerto: ore che scorrono lente, pensieri che si affollano, risvegli che spezzano il riposo. Notti bianche che erodono energia, equilibrio e qualità della vita. L’insonnia cronica è un problema molto più comune di quanto si pensi. 

Il termine insonnia indica alterazioni del sonno, tra cui difficoltà all’addormentamento, difficoltà al mantenimento del sonno, risvegli precoci e sensazione di stanchezza durante il giorno.

L’insonnia cronica si verifica quando l’impatto sulla quantità o sulla qualità del sonno è presente per almeno tre notti alla settimana, dura almeno tre mesi consecutivamente e si verifica nonostante si abbia un’adeguata opportunità di dormire.

A seconda delle definizioni utilizzate, la prevalenza dell’insonnia varia dal 5 al 50% della popolazione generale. Per l’insonnia cronica uno studio europeo ha stimato una prevalenza compresa tra il 5,5 e il 6,7% della popolazione generale. L’insonnia è una delle condizioni più comuni e impattanti tra gli anziani: si stima che colpisca fino al 40% delle persone oltre i 65 anni, con conseguenze che vanno ben oltre la semplice stanchezza. Un sonno disturbato o insufficiente influisce su memoria, attenzione, tono dell’umore, rischio di cadute e perfino sulla salute cardiovascolare e immunitaria. 

Insonnia cronica una vera e propria malattia

Secondo le più recenti linee guida europee e internazionali, l’insonnia cronica non è solo un sintomo del normale invecchiamento, ma una vera e propria malattia del sonno, da affrontare con strategie mirate e basate sull’evidenza scientifica.

Finora, tuttavia, è mancato un pieno riconoscimento dell’insonnia cronica come patologia delle 24 ore e ciò può aver ostacolato le richieste d’aiuto nelle fasi iniziali generando nel paziente un grande senso di impotenza e una non adeguata gestione della patologia.

Questa patologia, dunque, andrebbe valutata, inquadrata e trattata appropriatamente. L’obiettivo dei trattamenti per l’insonnia è quello di migliorare la qualità e la quantità del sonno, nonché il funzionamento diurno, evitando al contempo eventi avversi ed effetti residui il mattino successivo.

Perché evitare le benzodiazepine negli anziani

Per decenni, i farmaci più prescritti contro l’insonnia sono stati le benzodiazepine e i cosiddetti “farmaci Z” (zolpidem, zopiclone, zaleplon), che agiscono favorendo un’azione sedativa sul sistema nervoso centrale. Questi farmaci, tuttavia, possono essere associati allo sviluppo di dipendenza, tolleranza (cioè perdita progressiva di efficacia) e sindrome da sospensione e al perdurare di effetti farmacologici residui il mattino successivo. In età avanzata questi medicinali comportano rischi notevoli: sonnolenza diurna, confusione, perdita di equilibrio e aumento della probabilità di cadute o fratture. Tanto che diverse autorità sanitarie, tra cui la FDA statunitense e l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), raccomandano di limitarne l’impiego nel tempo e di riservarli a casi selezionati.

La via dell’innovazione: antagonisti duali dei recettori dell’orexina

Negli ultimi anni è emersa una nuova classe di farmaci, i DORA (Dual Orexin Receptor Antagonists), che agiscono in modo completamente diverso rispetto ai sedativi tradizionali. 

«Il ritmo veglia e sonno è regolato da un intricato circuito neurale nel cervello – spiega Luigi Ferini Strambi, Professore Ordinario di Neurologia Università Vita-Salute di Milano, Direttore Centro di Medicina del Sonno IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Una componente chiave di questo meccanismo è il sistema dell’orexina, un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dello stato di veglia: nei soggetti con insonnia, i livelli di orexina risultano spesso elevati, mantenendo il cervello in uno stato di iperattivazione. Esistono due forme di neuropeptidi dell’orexina: l’orexina A e l’orexina B. L’orexina promuove la veglia attivando i suoi recettori OX1R e OX2R. I DORA, bloccando i recettori per l’orexina A e B, attenuano questa “veglia eccessiva”, favorendo un sonno più fisiologico e naturale, senza indurre sedazione globale. «Daridorexant agisce sull’orexina inibendone il funzionamento poiché si lega ai suoi due recettori, bloccandoli – chiarisce il professore -. Il grosso vantaggio di questo farmaco è la sua emivita ottimale di otto ore, impedendo quindi il funzionamento dell’orexina per un periodo di tempo coincidente con il sonno ed evitando effetti di sedazione durante il giorno».

La svolta nella cura dell’insonnia

L’approvazione di daridorexant da parte dell’EMA nel 2022 e la successiva introduzione in Italia rappresentano una svolta per la terapia dell’insonnia. È attualmente il primo e unico rappresentante della classe farmacologica dei DORA disponibile nel nostro Paese, anche se al momento a carico del paziente. 

Diversi studi clinici, fra cui due trial di fase 3 pubblicati su The Lancet Neurology, hanno dimostrato che daridorexant migliora l’efficienza e la continuità del sonno, riducendo i risvegli notturni e migliorando la vigilanza e la qualità di vita diurna. 

Negli studi condotti su popolazioni anziane (oltre i 65 anni), il farmaco si è dimostrato efficace e ben tollerato, con eventi avversi lievi e un basso rischio di cadute, confusione o dipendenza. Il profilo di sicurezza lo rende particolarmente adatto anche a pazienti fragili o con polifarmacoterapia, situazioni tipiche dell’età geriatrica. 

La dose raccomandata è di 50 mg, da assumere circa 30 minuti prima di coricarsi, garantendo almeno sette ore di tempo per il sonno. Esiste anche un dosaggio di 25 mg che però oggi viene suggerito solo in alcuni casi.
A differenza delle benzodiazepine, non altera la struttura del sonno, preservando la fase REM e migliorando la sensazione soggettiva di riposo.

Una terapia più sicura e su misura

Secondo un recente documento di consenso italiano degli esperti in medicina del sonno, daridorexant rappresenta “una nuova opportunità terapeutica capace di conciliare efficacia e sicurezza in varie popolazioni, inclusi gli anziani, i pazienti con comorbilità psichiatriche o neurologiche e chi non tollera i farmaci ipnotici tradizionali”.

Deve essere chiarito che daridorexant è il primo farmaco curativo dell’insonnia e non un farmaco sintomatico come tutti gli atri medicinali utilizzati per favorire il sonno. Poiché daridorexant agisce resettando il fisiologico meccanismo del sonno, la sua azione ha bisogno di qualche giorno per produrre il massimo effetto, che si ottiene in genere già entro una settimana dalla prima assunzione.

Interventi non farmacologici per l’insonnia

Bisogna sempre ricordare che gli interventi non farmacologici — come la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I), l’igiene del sonno e la regolarità dei ritmi circadiani — restano comunque la strategia di prima scelta indicata da tutte le linee guida per una cura duratura e globale del disturbo.

Di seguito una lista sintetica e pratica di indicazioni per l’igiene del sonno.

• Limitare i sonnellini diurni, soprattutto quelli lunghi o nel tardo pomeriggio. Un riposo breve (20–30 minuti) dopo pranzo è accettabile, ma oltre può disturbare l’addormentamento serale. 

• Mantenere orari regolari per andare a letto e svegliarsi, anche nei weekend. La stabilità dei ritmi è fondamentale perché i meccanismi circadiani diventano più vulnerabili con l’età.

• Esporsi alla luce naturale al mattino. Una semplice passeggiata o mezz’ora vicino a una finestra luminosa aiuta a rinforzare l’orologio biologico, spesso indebolito negli anziani.

• Fare attività fisica leggera ogni giorno, preferibilmente nelle ore diurne. Il movimento migliora la qualità del sonno, ma è meglio evitare esercizio intenso nelle tre ore prima di coricarsi.

• Creare un ambiente favorevole al sonno: stanza silenziosa, buia, fresca (circa 18–20°C). Anche un materasso adeguato e un buon supporto per la cervicale fanno differenza.

• Ridurre stimoli e schermi la sera, incluse TV accese in camera. La luce blu ostacola la fisiologica produzione di melatonina.

• Evitare pasti abbondanti e alcol prima di dormire. L’alcol può facilitare l’addormentamento, ma peggiora la qualità del sonno e aumenta i risvegli notturni.

• Limitare tè, caffè, cioccolato e altre fonti di caffeina dal primo pomeriggio in poi. Negli anziani la metabolizzazione è più lenta.

• Usare la camera da letto solo per dormire. Leggere, telefonare o guardare la TV a letto può indebolire l’associazione mentale “letto = sonno”.

• Stabilire una routine serale rilassante: lettura, musica calma, stretching leggero, tecniche di respirazione lenta. Favorire rituali ripetuti aiuta il cervello a “switchare” in modalità riposo.

• Alzarsi dal letto se non si riesce a dormire dopo 20–30 minuti. Meglio andare in un’altra stanza, dedicarsi a un’attività tranquilla e tornare a letto solo quando il sonno ritorna.

• Valutare le interazioni tra farmaci. Politerapie diffuse nell’anziano possono interferire con il sonno (diuretici serali, corticosteroidi, decongestionanti). Una revisione medica periodica è importante.

Questi accorgimenti, uniti a un approccio terapeutico più moderno e meno dipendente dai sedativi tradizionali, possono migliorare notevolmente la qualità del sonno in età avanzata.

Conclusioni

L’insonnia non va mai sottovalutata. Non è solo una questione di dormire poco, ma di vivere peggio. Oggi, grazie a un approccio più mirato e sicuro, la medicina può offrire strumenti che migliorano davvero la qualità del sonno e della vita, evitando i rischi dei sedativi tradizionali. 

Con la disponibilità in Italia di daridorexant, la cura dell’insonnia entra in una nuova era, più attenta al benessere e alla sicurezza di quanti soffrono di questo debilitante disturbo.

Fonti principali

The Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.; DSM–5; American Psychiatric Association, 2013).

Chalet FX, Albanese E, Egea Santaolalla C et al. Epidemiology and burden of chronic insomnia disorder in Europe: an analysis of the 2020 National Health and Wellness Survey. J Med Econ. 2024 Jan-Dec;27(1):1308-1319.

Centro Regionale di Farmacovigilanza Sardegna (2023) – Sicurezza ed efficacia di daridorexant nel trattamento dell’insonnia: revisione sistematica e metanalisi.

Bentham Science, Current Neuropharmacology (2025) – Daridorexant and insomnia in clinical practice: Consensus among Italian sleep experts.

EAN 2024 Report – Treatment of chronic insomnia in elderly adults with orexin receptor antagonists.

Archiv EuroMedica (2025) – Daridorexant: a new horizon in the treatment of insomnia – characteristics, safety and use in geriatric therapy.

Jiang F, Li H, Chen Y, et al. Daridorexant for the treatment of insomnia disorder: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Medicine (Baltimore). 2023 Feb 17;102(7):e32754

Mignot, E, Maylebe D, Fietze I et al. Safety and efficacy of daridorexant in patients with insomnia disorder: results from two multicentre, randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trials. Lancet Neurol. 2022;21:125–39.

Albadrani MS, Albadrani MS, Fadlalmola et al. Safety and efficacy of daridorexant in the treatment of insomnia: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Int Clin Psychopharmacol. 2023 Jan 1;38(1):57-65.

Lascia un commento