Generazione F L’estate per me

Oggi

al caldo di un sole nuovo

che mi fa incredibilmente immobile

– oggi –

straordinario attimo

io sono una lucertola.

  L’estate per me è tante cose. Lo è sempre stata. Questi sopra sono i versi di una mia poesia, guarda caso intitolata “Estate”, scritta prima di compiere i 19 anni. E fu anche l’ultima.

Avevo iniziato a buttar giù poesie prestissimo, credo a 8 anni (la prima, sempre nel periodo estivo, mentre osservavo, all’aperto, delle falene attorno a una lampada) e, dopo la recensione inaspettata di “Ottima” da parte dell’immenso Giuseppe Ungaretti a una mia composizione pubblicata nel 1968 su una rivista, mi convinsi che la mia strada sarebbe stata quella del poeta o dello scrittore (inventavo favole e racconti già a 5 anni, appena imparato a scrivere a stampatello, prima ancora di andare a scuola). Invece la vena artistica si esaurì e finii per fare la pennivendola.

L’estate per me è il mare. In copertina, con un assurdo fiocco in testa fra i pochi capelli e con uno scomodissimo costume di lana da cui fa capolino il bordo delle mutande, sono io bambina con l’adorato zio Felice, la persona che avrei voluto avere come padre e che per molti versi lo fu davvero. Devo a lui, esperto sub,  aver imparato a nuotare. Il metodo impiegato oggi lo porterebbe davanti a qualche giudice, ma era quello usato dai pescatori di Camogli, spiegava lo zio a me e mia cugina, ovvero sua figlia. Dopo averci convinto che l’acqua ci sorreggeva da sola (lui si limitava a metterci una mano sotto  il mento e poi ci mostrava come in effetti non l’avesse appoggiata affatto) ci portò al largo e da una barca- legate con una corda in vita- ci lanciò nel blu. In questo modo o saremmo rimaste traumatizzate a vita odiando il mare oppure, come fu per noi due bambine, dopo aver ingurgitato qualche sorso salato e aver annaspato sbattendo le braccia, ci saremmo rese conto che stavamo a galla. Era fatta. Per quanto mi riguarda, riconobbi subito di essere nel mio elemento naturale. E ogni volta che entro in acqua ringrazio mentalmente zio Felix (né mancavo di farlo direttamente con lui,  quando avevamo occasione di sentirci o vederci, prima che mancasse poco più di un anno fa). Non ho alcuno stile nel nuotare ma non importa. Nuoto. E posso stare ore a fare il morto godendomi la vista del cielo, e sul mar Rosso ho più volte praticato snorkeling, ammirando pesci e fondali che avevo solo immaginato potessero esistere davvero.

L’estate per me è il concerto dei Beatles  il 24 giugno 1965. E chi se la dimentica quell’estate? I Fab si sarebbero esibiti a Milano al Velodromo Vigorelli con due spettacoli: uno alle 16 del pomeriggio e l’altro alle 21. Ketty ed io avevamo risparmiato non poco per poter acquistare i biglietti con un largo anticipo. Per me esisteva un problema, però: quell’estate sostenevo gli esami di terza media e non sapevo quale giorno mi sarebbero capitate le prove orali. Ma in casa avevo chiarito bene la faccenda: se fosse stato il 24 avrei saltato gli esami. E che sarebbe stato mai perdere un anno di scuola davanti alla possibilità di ascoltare John,  Paul, George, Ringo? Fui fortunata perché le mie interrogazioni si svolsero il 23, il giorno prima, e perciò giovedì 24 giugno alle 16, con 35 gradi all’ombra, ero nelle primissime file a urlare, piangere, saltare pericolosamente sulla sedia. Se il concerto del Vigorelli fosse capitato in contemporanea agli esami? Oggi, a distanza di 55 anni, resto molto orgogliosa della mia decisione di allora di optare senza alcun dubbio per quell’evento musicale unico.

L’estate per me è il Ferragosto dei miei 15 anni. Ero al mare ma sarei dovuta rientrare con padre e nonna a Milano quella sera stessa, dopo l’esibizione musicale del complesso (termine che nel 1966 & dintorni sostituiva gruppo o band) di figli di amici nel giardino di un albergo. E’ strano quanto  perfettamente ricordi ogni dettaglio di quel 15 agosto. A cominciare da come ero vestita: pantaloni a costine di velluto (sì, anche se era estate) color banana e una camicia a righe che si intonava ai calzoni. Senza un filo di trucco ( allora le ragazzine non cominciavano a maneggiare mascara e rossetti e eyeliner a 10-12 anni come ora) ma con i capelli molto lunghi più l’irrinunciabile frangia beatlesiana, mi annoiavo abbastanza ballando senza voglia lo shake (uno scuotimento in libertà, senza passi prestabiliti, come ricorda giustamente Wikipedia).  Fu tornando a sedere al tavolo degli adulti che lo vidi. Gli mancava solo il cavallo bianco, ma per il resto era il mio prototipo di principe azzurro: alto, biondo, occhi azzurri. Come azzurra era la camicia che portava con le maniche arrotolate ai gomiti. Cercavo di guardarlo senza farmi accorgere. A un certo punto, tornata in pista per un altro solitario shake (“Un ragazzo di strada” dei Corvi), mi sentii prendere il polso e una voce chiedermi “Balli?” Si faceva così per invitare una ragazza a ballare un lento, che magari lento non lo era proprio. Ma in quel periodo la dicotomia era netta: shake o lento. Quest’ultimo consisteva nello stare abbracciati e girare in tondo molto- moltissimo- lentamente.

 Era il principe azzurro che mi aveva invitato. Che si differenziava dagli altri maschi perché invece di posare entrambe le braccia sulla vita della partner, teneva la mia mano destra nella sua sinistra, appoggiata sul cuore. Ballammo tutta la sera e io poi ritornai a casa, sdraiata sui sedili posteriori dell’auto guidata da mio padre sull’autostrada, continuando a sentire una cosa strana allo stomaco e non solo. Non più le farfalle provate da bambina dai 7 ai 12 anni per un compagno di  cortile (quelle che all’inizio scambiai per mal di pancia) ma qualcosa di diverso. Che mi fa sobbalzare quando la tv ripropone  “Sognando la California”( cover italiana del brano dei Mamas and Papas) e che fu il primo lento subito dopo quel Balli?

Potrei cercare di definire tutto ciò, banalmente, con un semplice “nostalgia” ma è inutile metterci un’etichetta. So che la mia mano (quella che lui aveva tenuto nella sua, nonostante ogni tanto mi venisse un crampo perché, essendo io bassa e senza tacchi, dovevo mantenere alzato il braccio in modo innaturale) non la lavai per ore e ore tornata a casa fino a che, distrattamente e automaticamente, prima di mangiare, lo feci. Maledicendo subito dopo la saponetta del lavabo.

Sono convinta che tutti noi Over abbiamo un Sognando la California  nel  cassetto della memoria. E forse molti si chiedono dove si trova il loro principe azzurro. Io sono privilegiata perché l’ho sempre saputo. E, dopo almeno vent’anni dall’ultima volta che lo incrociai per strada, ho casualmente recuperato il suo telefono e ci siamo finalmente parlati (già, perché ai tempi – almeno per quanto mi riguarda- gli rispondevo a monosillabi. Mi pareva di non avere nulla di interessante da raccontargli…).  E’ un uomo intelligente perbene e simpatico con una bella famiglia, e sono felice di aver palpitato per una persona così. E’ anche rimasto molto sportivo – a dimostrazione che siamo una generazione attiva ed agile, spesso più di tanti giovani- e tra le pagine di questo numero è nascosta una sua foto. Sono oltremodo lieta di scambiarci due chiacchiere ogni tanto, anche se non ho mai avuto il coraggio di  ringraziarlo per quell’emozione e quello scombussolamento sconosciuti provati nel sentir chiedere a me- proprio a me – quella sera del Ferragosto 1966, il magico Balli?

L’estate  per me è  il mio compleanno. Nata il 15 luglio, compio gli anni in piena estate. C’è chi non ama festeggiare questa ricorrenza o comunque non darle peso. Io no. La prova più provata? La festa organizzata per il mio mezzo secolo. Chiamandomi Minnie, decisi per un’atmosfera spudoratamente disneyana: tutti gli ospiti, a seconda del sesso- indipendentemente dall’età- dovevano mettersi le apposite orecchie da Mickey Mouse o Minnie Mouse. E attorno palloncini a non finire, compresi quelli posti su un’enorme torta, da bucare con lo spillone con cui terminavano i  segnaposti fatti a forma di Minnie… Il 15 luglio, guarda caso, era anche il giorno della nascita di Otto, il mio bassotto: io compivo 50 anni e lui 4. E per lui era stata preparata una speciale squisitezza a base di prosciutto sagomata a mo’ di osso, portata solennemente da un’invitata che vi aveva posto sopra quattro belle candeline.

Non posso convincere tutti ad aver voglia di festeggiare sempre il proprio compleanno, ma se non lo facciamo noi… folli e fortunati e fighi?

Seriamente: questa è una strana e per molti versi triste estate, è inutile negarlo. Speriamo di tenervi un po’ di compagnia con il nostro magazine. Sorridendo, ricordando, palpitando. Buone vacanze!

Minnie Luongo

                                                                                                                           

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