50 sfumature di blu

Questo non è un articolo di turismo ma una lettera d’amore. Serenata finale inclusa!

Dalla nostra corrispondente a New York

Flavia Caroppo – giornalista

La spiaggia di Waikiki (Honolulu, Hawaii), al tramonto

Ci siamo rivisti martedì 15 Giugno, erano più o meno le 9 del mattino. Era dal 2012 che non stavamo più insieme, da quella estate in Calabria alla fine della quale ci eravamo detti ciao; pensavo che ci saremmo rivisti l’anno dopo. E invece…

Tu forse non lo sapevi ma io, da quasi un mese ormai, ti osservavo tutti i giorni a distanza. La mia amica ti fotografava di nascosto dalla finestra del suo soggiorno e mi mandava le immagini via Whatsapp. 

Ti osservavo quando eri calmo, ti temevo quando ribollivi e schiumavi, con quella tua energia incontenibile, tanto che persino chi stava con te ogni giorno preferiva starti lontano. E ridevo quando, nei giorni di vento, sfidavi chiunque ti capitasse a tiro, sospingendoli di qua e di là, facendone volare alcuni, annaspare altri, divertire tutti.

Per quasi 10 anni avevo finto che di te non m’importasse nulla. Avevo soffocato la gelosia di fronte ai racconti di amici e conoscenti che, stagione dopo stagione, continuavano a passare del tempo con te. Lamentandosi persino, a volte, della monotonia della vostra interazione.

Io scrollavo le spalle con sufficienza e sostenevo che di te non mi importava più nulla, che non avevo bisogno della tua presenza, del tuo sostegno, del tuo ristoro. Che lasciarmi andare al tuo abbraccio, farmi cullare dal tuo corpo in continuo movimento in fondo non fosse così importante per la mia anima. 

Mentivo.

Quando ti ho rivisto, quella mattina, tutte le mie scuse si sono sgretolate come castelli di sabbia. Gli stessi che, per anni, ti sei divertito a distruggere solo perchè ne costruissi di più belli, grandi, maestosi. 

Eri persino più grande di come ti ricordavo. 

Immenso, il sole ti avvolgeva vestendoti di luce dorata e l’aria era piena del tuo profumo. Eri così vicino che il tuo odore ha invaso la stanza, più dolce dell’aroma del primo caffè, e mi è sembrato di sentire la tua voce sussurrare: “Che aspetti? Vieni da me!”.

Sono sempre stata tua, sin da quando ero solo una bambina, lo sai. 

E tu mi hai dato tanto, tutto quello di cui avevo bisogno. Non mi hai sempre tenuta con i piedi per terra, ma mi hai sempre protetta e, quando serviva, mi hai rimessa al mio posto con ondate di umiltà. 

E che dire della prima volta che mi sono voluta unire a te senza nessuna protezione? Ero troppo piccola, dicevano tutti, mi sarei fatta male. E invece io sapevo che tu saresti stato delicato, che mi avresti sorretta e tenuta a galla fino a quando non fosse arrivato qualcuno a riportarmi indietro.

Con gli occhi ancora pieni di sonno mi sono infilata uno dei costumi che avevo comprato solo per te, non mi sono neppure lavata la faccia e sono corsa giù per le scale e poi lungo la stradina che ancora ci separava. Mille pensieri passavano veloci dietro le lenti scure dei miei occhiali da sole, alcuni si condensavano in lacrime di gioia, che asciugavo assieme al sudore col dorso della mano.  

L’emozione di essere finalmente davanti a te, così vicina da poterti toccare mi ha tolto il fiato. E, tremante, ti ho toccato. Il cuore mi batteva forte. 

Ti ho sfiorato con un piede, senza nemmeno sfilarmi i sandali. Tu mi hai appena accarezzato le dita e ti sei ritratto, sfuggente. Non ho saputo trattenere un gemito e tu sei tornato, prepotente, facendomi sentire la tua presenza, avvolgendomi i piedi, le caviglie, le gambe. 

Brividi di piacere sono esplosi come fuochi artificiali sotto la pelle, e ogni singola cellula del mio corpo si è lasciata andare in un ciclo continuo e rapidissimo di nascita, morte e resurrezione. 

Con un calcio mi sono liberata dei sandali e, con essi, dei freni inibitori. 

Mi sono lanciata verso di te di corsa, con un gemito gutturale. Sono scivolata e caduta in ginocchio, mi sono rialzata ridendo, sono caduta ancora e tu mi hai presa, finalmente. 

Ti ho sentito sopra di me, attorno a me, sotto di me, dentro di me. In un istante sei arrivato dappertutto, un’onda dopo l’altra. La tua essenza mi ha inondato gli occhi, inzuppato i capelli. Mi sei entrato nel naso, nelle orecchie, mi ha riempito la bocca e mi hai solleticato la gola. 

Mi hai accolta tra le tue braccia come se non mi fossi mai allontanata e io, finalmente, ho sentito di essere tornata a casa. Da te, mare mio.

Tramonto a Waikiki con l’esclusiva serenata di Brian, il “testimonial” di GenerazioneOver60 alle Hawaii

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