Tiriamo fuori le Zanne

Presentazione di un libro over-generation

Di Amelia Belloni Sonzogni  –  scrittrice

Approfitto della gentilezza e disponibilità della «direttora nostra» Minnie Luongo, per raccontare di un libro, appena uscito per i tipi di Cronache Ribelli, che mi sta molto a cuore e – secondo me – dovrebbe essere adottato nelle scuole come manuale di educazione civica, giusto per rispettare e dare vita all’articolo 9 della Costituzione: la Repubblica italiana «tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni». L’auspicio sarebbe anche quello di rendere la scuola partecipe e incisiva nel momento in cui le linee guida dell’educazione personale e familiare difettano o, peggio, deviano fino a consentire i comportamenti atroci testimoniati dalle cronache. Evito l’elenco dei casi recenti perché accrescerebbe solo il dolore di chi è partecipe delle sofferenze gratuite, ingiustificate, vere e proprie violenze subite dagli animali.

Perché certi insegnamenti possano attecchire, classe dopo classe, generazione dopo generazione, bisognerà agire con piccole, diffuse, mirate e ostinate, direi pervicaci, insistenti azioni, pur nella consapevolezza del rischio (di vari e imprevedibili livelli) di parlare al vento.

Viene spesso il dubbio che il vento potrebbe far meglio, ma si dovrebbe – anzi, si deve – tentare di convincere classe dopo classe, generazione dopo generazione, che l’uomo non è il centro di questo mondo, che gli animali sono esseri senzienti con tutti i diritti a vivere bene, che patiscono, gioiscono, si annoiano, si divertono come noi, animali umani.

Lo so, la realtà è desolante. Il docente che si accinge a tale impresa ciclopica si sente solo, isolato, persino deriso. Inutile sperare in appoggi istituzionali a qualsiasi livello.

Non resta che tirare fuori le zanne e agire nel proprio piccolo, ove e come possibile, come fanno gli animali che non si rassegnano.

Contro ogni evidenza, decido anch’io di sperare che «accada l’ideale che ci riscatta»[1].

Chissà che un libro possa diventare un grimaldello, con buona pace della mia insegnante di lettere delle medie (Suor Maria, quella dei temi lampo) che combatteva tenace contro la mia convinzione che gli animali abbiano un’anima.

Gli animali non umani sono esseri inermi tra i più oppressi eppure tra i più ribelli e manifestano la loro volontà di ribellione perché si ribellano sempre, ci provano sempre, nonostante le costrizioni e la totale mancanza della certezza di riuscire: gli esempi (e sono solo alcuni) che uno dei curatori, Francesco Cortonesi, elenca e racconta nell’introduzione sono storici, reali, accaduti e non lasciano spazio a fraintendimenti o strane interpretazioni.

Sensibilizzare dunque, questo lo scopo del libro. Ma non solo: l’altro intento è quello di supportare una campagna in difesa degli animali.

Non tutti sono capaci – e mi metto in prima fila tra questi – di azioni fisiche concrete, come entrare per esempio in un laboratorio in cui si prosegue a torturare i cani con il fumo di sigaretta (perché c’è ancora qualcuno che non ne conosce gli effetti cancerogeni sull’uomo) e liberarli; oppure documentare le infinite sevizie alle quali sono sottoposti gli animali in certi allevamenti e mostrarle, denunciarle, lottare perché siano almeno interrotte; oppure creano e gestiscono (come Susanna Panini, altra curatrice del volume e il “suo” Ippoasi) rifugi per quelli che sono stati salvati.

C’è chi – come me – può solo, per varie ragioni, non ultima l’età Over, scrivere e destinare agli animali il ricavato di ciò che scrive, perché anche la scrittura è una forma di lotta; sono d’accordo con Francesco Cortonesi.

È il caso di questo libro: Zanne. Antologia di animali ribelli.

Tutti gli autori che hanno collaborato scrivendo, hanno ceduto i diritti all’Assemblea Antispecista che li devolve alla causa degli orsi in Trentino: mai come ora bisognosa di supporto, dopo la «rimozione» di KJ1; così nel decreto che ne ha ordinato l’abbattimento è stata definita l’azione messa in atto dalle guardie PAT (Provincia Autonoma di Trento).

Non avevo idea, quando ho inviato a Cronache Ribelli il mio racconto, Dina e Mario, di cosa avrebbero scritto gli altri; quando mi sono arrivate le bozze, terminata la lettura di queste 242 pagine, ho pensato subito due cose: fra gli autori, almeno per quello che ho letto nelle loro biografie, sono la più anziana e l’ampio arco anagrafico che rappresentiamo manifesta una consapevolezza comune, una partecipazione davvero confortanti. Il tema della ribellione degli animali all’uomo è affrontato e raccontato in un modo così «immersivo» da lasciare un segno tanto coinvolgente da convincermi a scommettere sul suo potere persuasivo e a confidare ancora nelle intelligenze umane che lo leggeranno.

Mi sono detta: chi legge, arriverà in fondo e si sarà tanto immedesimato che avrà compreso; la ribellione interiore si opererà; gli animali saranno considerati esseri senzienti, persone, le «piccole persone» delle quali parla Anna Maria Ortese in un altro libro fondamentale per un’educazione in questo senso, saranno trattati con dignità e rispetto; si estingueranno invece, via via, secondo il ciclo naturale della vita e grazie al ruolo fondamentale dell’educazione, gli esseri che arrivano alla ribalta delle cronache – quelli che uccidono animali per noia o divertimento, quelli che li sfruttano per soldi, quelli che li maltrattano – perché il seme di una coscienza nuova attecchirà.

Non potrà essere altrimenti.

Qualcosa in Zanne ha incrinato il mio pessimismo, lo stesso dichiarato in calce al mio racconto quando affermo che secondo me gli animali non hanno scampo: «il loro punto di vista» – quello degli animali, intendo – ha un impatto, una forza, una capacità di persuasione altissimi in questa antologia, sia nella prima parte, di invenzione narrativa, sia nella seconda che raccoglie vite vissute, reali.

Ne ho già scritto sul mio blog «note a margine»:

«Tra queste ultime, tutte appassionanti, quella che più mi ha toccato è la confessione dell’assassinio di Diasprilla, lucida e impietosa analisi da parte del suo mandante-esecutore-proprietario. Credo racconti come sia possibile l’assenza di un’empatia che dovrebbe essere ovvia tra cavaliere e cavallo e come sia possibile e auspicabile il pentimento, il rimorso, il comportamento diverso, opposto, attraverso una presa di coscienza, con i tempi necessari.

C’è tanta morte in questa antologia: quella alla quale ci si rassegna [forse; mai per quel che mi riguarda] per evitare sofferenze insensate; quella che si cerca di cacciar via, perché no, non deve prendersi Tombola; quella incarnata in senso letterale dai corpi smembrati appesi nelle celle frigorifere di una macelleria; quella delle macellazioni inarrestabili, per il gusto delle papille umane, con lo strazio di anime sofferenti oltre la vita. Un orrore che va fermato, una vendetta che va portata a termine: dunque c’è anche la morte umana, dei responsabili di atrocità folli, del commerciante di scimpanzè e schiavi umani, degli uomini come specie soccombente a un virus trasmesso da cavie di laboratorio.

E ci siamo passati: «Aviaria, Hendra, Ebola, SARS, malaria, vaiolo delle scimmie, Nipah, Febbre del Nilo Occidentale, HIV e Covid sono solo alcune delle zoonosi che ci ricordano quanto noi facciamo parte del Mondo esattamente come gli altri animali, e che il nostro considerarci “specie superiore” non può proteggerci in questi casi» (F. Cortonesi, Introduzione, in Zanne, pp. 20-21.

Altri racconti indagano i temi degli animali ridotti a fenomeni di baraccone nei circhi, persino quando uno di loro, grazie alla propria intelligenza, riesce a sfuggire al macello e il tema del rapporto tra cavia e uomo che su di lei effettua esperimenti. C’è anche una favola, leggiadra come una farfalla.

Argomento affascinante – che mi tocca molto in considerazione della mia convinzione che gli animali abbiano un’anima – quello degli animali fantasmi: nessuno può fermarli, nella forma eterea riescono a unirsi, a diventare forza dirompente. Non voglio dire altro, ma il cane Danny che prova comunque a difendere chi ama mi resterà marchiato addosso».

Spendo due parole per il mio Dina e Mario.

Dina è un cane, Mario il suo umano: un binomio saldo e felice che sarà spezzato dall’avida ferocia di altri biechi umani, sicari prezzolati. I nomi sono di fantasia, così come immaginato è ciò che Dina forse ha passato e tentato; la sparizione di Dina invece è cronaca del nostro tempo atroce.

Il dolore di una simile separazione non è solo umano. E questo ho provato a raccontare.

Onore al merito, infine, a Cronache Ribelli che ha dato vita a questa iniziativa che promette di non restare isolata.


[1] Teresa Trivellin, Appunti su Zanne e Dina e Mario, in un post su X del 24 luglio scorso.

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