Portare la fiamma olimpica significa portare fra le mani un frammento di storia
Di Claudio Arrigoni – giornalista

“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo”: è una delle frasi più potenti sullo sport e ciò che vi gira intorno. La disse Nelson Mandela all’inizio del secolo ed è sempre attuale. Mi è venuta in mente quel giorno a Cantù, quando ho avuto l’onore di portare la fiamma olimpica. Ora che le Olimpiadi si sono concluse vale ancora di più. Essere tedoforo delle Olimpiadi di Milano – Cortina 2026 ha significato portare un frammento di storia tra le mani. La torcia pesa più per ciò che rappresenta che per i materiali con cui è costruita: è memoria, promessa, futuro. Quando ho iniziato il mio tratto di corsa, davvero tra due ali di folla e questo all’inizio mi ha sorpreso, ho sentito distintamente che quei Giochi non sarebbero stati soltanto un grande evento sportivo, ma un’esperienza collettiva capace di unire territori, generazioni e storie diverse.

Le Olimpiadi invernali di Milano- Cortina 2026 non sono solo state piene di successi azzurri, ma hanno saputo trasformare l’Italia in un palcoscenico diffuso. Dalla modernità elegante di Milano alle vette maestose di Cortina d’Ampezzo, passando per borghi alpini e vallate innevate, ogni luogo coinvolto ha raccontato una parte del Paese. Non un’unica città olimpica, ma un mosaico di comunità che hanno lavorato insieme per accogliere il mondo.
Da tedoforo, ho avuto il privilegio di vedere negli occhi delle persone qualcosa di raro: un orgoglio composto, sincero. C’erano bambini sulle spalle dei genitori, anziani con le bandiere tricolori, volontari emozionati quasi quanto noi corridori. La staffetta della fiamma è stata un viaggio simbolico attraverso paesaggi e culture, ma soprattutto attraverso le persone. Ogni applauso, ogni sorriso, era un incoraggiamento a tenere viva quella luce che rappresenta amicizia, rispetto e fair play.
Dal punto di vista sportivo, i Giochi hanno regalato immagini destinate a restare. Le discese mozzafiato sulle piste olimpiche, il silenzio teso prima di una partenza nello sci di fondo, il fragore del pubblico durante le finali di pattinaggio: momenti in cui il tempo sembrava sospeso. Atleti provenienti da ogni continente hanno trovato in Italia un’arena calorosa, competente, appassionata. Le loro imprese hanno superato il dato tecnico per diventare narrazione condivisa, esempio di sacrificio e determinazione.

Ma la bellezza di Milano- Cortina 2026 non si è esaurita nelle medaglie. È stata anche un’Olimpiade attenta alla sostenibilità, alla valorizzazione delle strutture esistenti, alla responsabilità verso l’ambiente alpino. Un modello che ha cercato equilibrio tra spettacolo e tutela del territorio, dimostrando che i grandi eventi possono evolvere e dialogare con il futuro.
Per l’Italia, questi Giochi hanno rappresentato molto più di un appuntamento sportivo: sono stati un momento di coesione nazionale, un’occasione per mostrarsi capace di organizzazione, creatività, accoglienza. Le piazze animate dai maxischermi, le scuole coinvolte in progetti educativi, le migliaia di volontari hanno testimoniato una partecipazione diffusa, non calata dall’alto ma vissuta dal basso.
Quando ho consegnato la torcia al tedoforo successivo, ho provato una gratitudine profonda. In quel gesto semplice c’era il senso di continuità che anima lo spirito olimpico: ognuno fa la propria parte, per un tratto di strada, poi affida la fiamma a qualcun altro. Milano – Cortina 2026 è stata questo: un passaggio di luce tra passato e futuro, tra montagne e metropoli, tra sogni individuali e orgoglio collettivo.
E oggi, ripensando a quei giorni, resta la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di irripetibile. Ma non sarà così: si è solo lasciato il testimone, ora tocca ad atlete e atleti paralimpici, perché la Paralimpiade è solo l’altra faccia della medaglia, non qualcosa di diverso. Con lo stesso spirito e passione. Saranno straordinarie. Non solo per la qualità dell’organizzazione o per le emozioni sportive, ma perché, almeno per qualche settimana, un intero Paese ha corso insieme, tenendo alta una fiamma che ha illuminato molto più di uno stadio: ha illuminato un’idea di comunità.
