Milano, il Virus e il Natale della consapevolezza

 La pandemia  può essere l’opportunità per reinventarsi una festività autentica, ricca di valori e non di cose

Di Enzo Primerano

Il Natale è alle porte e Milano è senza dubbio una delle capitali simbolo del Natale: neve, freddo, nebbia che si confondono con mille rumori e mille luci. Luminarie, mercatini e traffico rumoroso che stringono in un dolce assedio la città, mentre messaggi subliminali veicolati da jingle natalizi ammaliano persone che con nervosa frenesia si caricano di pacchi luccicanti. Questa è l’ormai consolidata unità di misura del nostro amore verso gli altri: io sono perché consumo, e tutte le nostre emozioni vengono pesate su questa grottesca bilancia dei valori che scandisce le nostre vite. Ma quest’anno qualcosa è cambiato. Il vento di una orribile epidemia ha diffuso nel mondo un virus mortale lasciandoci terrorizzati e annichiliti. Il senso della vita è stato, nostro malgrado, resettato e riproposto nella sua originaria crudezza. In pochi mesi tutto, come per misterioso sortilegio, sembra scomparso. I rumori del traffico, lo sferragliare del tram, il vociare della gente sono stati sostituiti da un insolito silenzio che si percepisce ovunque.

Mentre tutti ci soffermiamo a pensare come sarà quest’anno il Natale, scorrono nella nostra mente tutti i Natali precedenti. Il giorno in cui si ricorda la natività di Cristo è sempre stato un portentoso catalizzatore di emozioni, nel bene e nel male. Tutti i ricordi riaffiorano alla mente, quasi fossero stampati nel nostro genoma, portando gioia, ammonimenti, buoni propositi per il futuro. Ma il Natale è in grado di enfatizzare queste emozioni solo attraverso il calore umano di un bacio, di un abbraccio, di una stretta di mano. Il contatto che contraddistingue questi gesti è la prova più consolidata della fratellanza che con tanta difficoltà abbiamo conquistato nei millenni. Adesso, questa misteriosa epidemia ci ammonisce che dietro ogni abbraccio possono celarsi insidiosi contagi: sapremo farne a meno in virtù dello stesso amore che ci ha sempre portato a stringere i nostri cari?

Milano ha incassato con difficoltà questo colpo inferto dal destino. Il capoluogo lombardo ha da sempre rappresentato la straordinaria operosa formica che può permettersi di fare la bella vita da cicala, ma ora deve frenare la sua naturale operosità a causa della pandemia in corso. Ciò non toglie che sia la stessa città che nei secoli ha subito dolori, guerre, pesti e carestie, sapendo sempre- al momento giusto- sfoderare una  prestigiosa forza attraverso la solidarietà, l’amore e l’operosità.

 Tu, Milano, mi insegni che quando il bicchiere è mezzo pieno bisogna riempirlo in silenzio, senza tante storie, lavorando e sudando, per poi godersi la vita come ricompensa alle fatiche. “Milano che quando piange piange davvero” cantava Lucio Dalla in un rapporto di odio/amore; la nostra grande mela che “respira anche con un polmone solo” e che “se le fai una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano”. Quel senso di città cosmopolita e multietnica che hai sempre avuto e che non ha mai smesso di accogliere tra i tuoi figli tutte le persone di buona volontà.

“Milano”, indimenticabile brano di Lucio Dalla (1979)

Così scriveva un grande cittadino milanese d’adozione, Ulrico Hoepli, nel 25° anniversario del suo arrivo a Milano dalla lontana Turingia e che fu riferimento di cultura e insegnamento dell’operosità meneghina: “Dopo venticinque anni di soggiorno costante e di lavoro iterato, la bella e generosa città che mi ospita è ormai diventata la mia città; vincoli di affetto, reciprocità di relazioni e di vicende cotidiane mi danno l’illusione di credermi suo legittimo figlio “.

Come ci reinventeremo questo Natale? Sostituiremo la rossa tavola imbandita con monitor al posto di ogni commensale in una stravagante videoconferenza bizzarra e triste? Dove sarà collocato il panettone virtuale di quest’anno? Magari la sua fragranza e il suo il profumo verranno forniti da una “app” che facilmente potrà essere scaricata dall’ultimo modello di cellulare?

Il panettone è il simbolo del Natale per eccellenza che, nella sua essenza, esprime uguaglianza e fratellanza nella condivisione della tavola: sarà molto difficile reinventarlo o farne a meno. Ma da sempre, non scordiamolo, questa è la festa dei bambini che, nel calore delle famiglie, accolgono un simbolico vecchio che lascia regali e moniti di saggezza barattandoli con un sorriso.

Un vecchio. Con i suoi acciacchi e malanni, ma ricco di tutta quella saggezza scaturita grazie ad un vissuto che è necessario trasmettere ai giovani per non farli cadere nei tranelli della vita. Solo la saggezza della tarda età permette di trasmettere tali principi alle giovani generazioni per impedire che inciampino nelle medesime trappole del passato. Già l’uomo di Neanderthal aveva compreso l’importanza nella tribù degli anziani, in quanto preziosi narratori delle astuzie della caccia e della sopravvivenza. Eppure oggi, per circoscrivere l’epidemia, le ferree regole del distanziamento “sociale” (molto più appropriato chiamarlo “fisico”), impongono un forzato isolamento degli Over dal resto della popolazione. Siamo forse giunti a quel bivio della nostra evoluzione in cui è necessario abbandonare l’antico per proiettarsi in una dimensione futura? Probabilmente sì.

 Non sarà un Natale virtuale ma un Natale molto più vero di tanti altri, dove invece di scambiarci  doni materiali ci scambieremo quei ricordi unici e irripetibili che sono le emozioni di tutta un’esistenza. Non sarà un Natale triste ma sarà il Natale della Consapevolezza di ognuno di noi, durante il quale rimettere al centro entusiasmi e passioni che la festività ci riaccende,  svincolandoli da tutti i luccichii materiali ed effimeri. Volete scommettere che sapremo farcela ancora una volta? Con il buon senso che ci giunge dal cuore perché “il cuore è il motore ed il cervello il suo fedele servitore”. Che sia il più bel meraviglioso Natale di pace e fratellanza per tutti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...