La speranza è (anche) nel loro perdono
Di Rosa Mininno – psicoterapeuta, presidente della Scuola Italiana di Biblioterapia

La speranza è un frutto proibito, il respiro vitale e necessario, il sapore di buono che appaga, quel profumo di muschio che annuncia la presenza del bosco.
La speranza è fragile, ma profondamente radicata in quel credo nella vita di chi, pur ferito e caduto in terra, continua a vivere, “vuole” vivere.
La speranza è nella solitudine positiva e nella compagnia calma e silenziosa o vivace e chiassosa di chi ci accompagna sui sentieri in pianura, in discesa o in salita.
È nell’ombra e nella luce, nei brividi di paura, nei lampi di gioia.
È in quell’anelito di libertà, di giudizio nostro e di chi ci comprende. È in quell’abbraccio che tiene e non tradisce, in quell’amore per se stessi che non esula dall’amore per l’altro.
La speranza è una luce soffusa nella camera oscura, un flebile suono in una stanza che sembra anecoica. È nel volto di un bambino, nella tenerezza di una carezza, ma anche nel pianto e nel grido di un essere umano caduto, ferito dalla vita.
La speranza è movimento. È tensione verso un’idea, un pensiero, un sentimento vivo.
La speranza è prismatica, abbracciata ai colori della vita come un arcobaleno all’aria e alle gocce di pioggia.
La speranza rifugia e sostiene, combatte e vive nel cuore e nella mente di chi non si arrende alla delusione, alla sconfitta, alla sofferenza, qualunque essa sia perché la vita a volte è madre amorosa, a volte amara e severa.
La speranza è una voce interiore che tace e parla nei momenti giusti. Un’apertura nel petto, nella mente, nel corpo percepito.
La speranza è in voi bambini che non avete colpe, la speranza è nel vostro perdono perché nessuno chiede di nascere, ma tutti chiediamo di vivere e vivere bene.
La vostra speranza è in noi adulti, la nostra è in voi bambini.
La speranza non ha tempo né luogo, esiste in noi per vivere, per vivere in pace.
Esiste.
