I miei animali preferiti? I roditori tutti
Di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica

Mi è successo più di una volta: io che vedo un animaletto che sfreccia sotto i cespugli di un’aiuola o lungo un marciapiede, ed esclamo senza pensarci “ Ma che carino!”, mentre l’amica di turno lo guarda, e mi guarda, con occhi orripilati o strilla “ Topo!”. Che poi, bisogna dirlo, in genere si tratta di un ratto, assai comune in città e più grosso dei topolini che a volte vivono in soffitte o cantine. Resta il fatto che a me questi animali, anche le pantegane di grandi dimensioni, in realtà piacciono.
Perché, diciamocelo, a me piacciono i roditori, da quelli quasi unanimemente considerati “carini” come marmotte criceti o cincillà, a quelli bistrattati come appunto ratti o nutrie. Forse perché da bambina non potendo avere il desiderato cane, ho allevato per anni criceti e porcellini d’india: meno fascinosi, questi ultimi, ma decisamente di miglior carattere e così sfruttati da essere diventati la denominazione generica di “ animale da esperimento”.

Però la mia passione si estende all’intera categoria: anzi, per essere esatti –come ben sanno le mie amiche – all’intera categoria di animali dotati di “manine”, quelli insomma che prendono il cibo con le zampette e lo rosicchiano così. Ne fanno parte anche i procioni, che roditori non sono, e almeno da noi sono in genere considerati graziosi.
Ma che cosa hanno fatto di male, poveri ratti? Sono animali intelligenti, dotati di eccellenti capacità cognitive e di una vita sociale complessa. Forse il problema è che, assieme ai topi, vivono a stretto contatto con noi – tecnicamente si definiscono “ specie commensali” – e li percepiamo come concorrenti per le risorse alimentari un tempo scarse. Oppure perché si dice che portino malattie: i ratti, o meglio, le pulci che li infestano, potrebbero essere tra i responsabili delle epidemie di peste che hanno colpito l’Europa nell’ultimo millennio. Anche se ricerche recenti hanno sollevato dei dubbi su questa teoria, attribuendo la malattia a pulci e pidocchi dell’essere umano, e comunque resta il fatto che i ratti sono animali piuttosto puliti.
E ratti e topi sono presenti da sempre nel nostro immaginario: i topi in genere con un’accezione positiva. Pensiamo alle favole di Esopo e Fedro o all’oroscopo cinese in cui il Topo è simbolo di nuovi inizi, ricchezza, intelligenza. Mentre nel pantheon induista questo animaletto- che in questo caso rappresenta l’inquietudine del pensiero umano- è la cavalcatura del saggio dio elefante Ganesha. Ma ricordiamo anche i tanti cartoni animati che hanno questi animali come protagonisti, da Jerry di Tom e Jerry a Topolino e -ovviamente- Minnie, senza dimenticare Speedy Gonzales ma anche Topo Gigio e in tempi più recenti Geronimo Stilton, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Meno accattivanti nell’aspetto, i ratti hanno avuto qualche difficoltà in più, ma è indubbio che Remy, il protagonista del film “Ratatouille”, abbia dato una mano a migliorare l’immagine della categoria.

E negli ultimi anni l’idea di avere un ratto o un topo come animale da compagnia – che sarebbe nata secondo Wikipedia nella prima metà dell’800- sta prendendo sempre più piede, come si vede dallo sviluppo di varietà con il pelame diverso da quello grigio o nero dei ratti selvatici e anche dal fiorire di pagine e gruppi Facebook dedicati a questi animali, da Rat Rescue Italia a Tutta colpa dei Ratti. E per fortuna sta aumentando anche la sensibilità nei confronti dei topolini selvatici, e sono sempre di più le persone che, dovendo allontanarli da casa, scelgono trappole-gabbia che li imprigionano permettendo poi di liberarli in luogo sicuro. Anche se ci sarebbe molto, troppo da dire sui metodi crudeli che ancora si impiegano per “derattizzare”.

Ma non è questo il luogo per parlarne; preferisco pensare al numero infinito di roditori selvatici e non che vivono tra noi, dalle specie cosiddette invasive perché provenienti da altri paesi come gli scoiattoli rossi o le nutrie (ricorderei a tutti che l’homo sapiens, la nostra specie, proviene dall’Africa) ad animali selvatici diffusi anche a noi come le arvicole, i ghiri, gli istrici e le marmotte, a quelli più esotici come i capibara o gli aguti.

Ricordare che i roditori sono l’ordine di mammiferi col più alto numero di specie – circa il 46% delle specie totali di mammiferi esistenti – è come far notare a un bambino che ci sono decine e decine di gusti di gelato da assaggiare, o affidare a un bibliofilo le chiavi della storica biblioteca di Alessandria: “Troppi roditori, troppo poco tempo”, direi, parafrasando per sintetizzare. Ricordo ancora quando, essendo entrata con mia zia a curiosare in un negozio di animali, ci sentimmo chiedere dal negoziante con aria di sfida se avremmo osato infilare le mani in una teca dove correvano decine di minuscoli topolini bianchi. Per poi vederlo sgranare gli occhi mentre noi due ci tuffavamo felici e commentavamo ridendo le capriole dei piccoli animali che si arrampicavano sul nostro braccio o provavano ad assaggiarci…
