Quando gli animali diventano ricordi

Un gallo, un uccellino, due paperelle …

Di Luciano Ragno – giornalista

Mezzogiorno di fuoco sul piazzale dell’autostrada A1 a Roma. Fra camion,  auto, clacson e imprecazioni c’è un  gallo che cerca  la libertà. Manca solo il chicchirichì. Ma l’alba è ormai lontana.

 Lui ha le zampe legate, saltella con la cresta al vento ma è abile ad evitare le ruote. Alla fine si fa prendere. Mai accaduto nella storia del traffico in Italia.

Ma è successo.

È successo a me, mia moglie e le nostre due figlie. Tanto ma tanto tempo fa.

Partiamo  da Roma per Foligno a trovare i nonni. Mio padre, sapendo che ho- ora non più- una casa nella campagna di Velletri e che ci sono anche  due galline, mi fa dono di un gallo.

Non un gallo qualunque. Possente.  Altezzoso. Vanitoso.  Una cresta da imperatore dei galli. Come quel gallo di cui parla la scrittrice britannica George Elliot, che “pensava che il Sole sorgesse per ascoltarlo cantare”.

Di ritorno a Roma verso mezzogiorno, al casello, al momento di pagare, per prendere il portafoglio dalla tasca della giacca sul sedile posteriore, commetto l’imperdonabile gesto di aprire la portiera. E lui, che dalla partenza temeva di finire in pentola e  aspettava questo momento per scegliere la libertà, schizza fuori.

In un attimo è in strada.  Forte il  rumore di ruote che agguantano l’asfalto per la brusca frenata. Immagino gli automobilisti che tutto si aspettano nel traffico meno di un gallo che saltella.

E noi quattro a dargli la caccia nel traffico ormai in confusione . La scena dura diversi minuti. Un film con la colonna  sonora di clacson. Quando lui  si trova davanti la ruota di un Tir si arrende.

 Riportato  nell’auto , la cresta è abbassata. È deluso ma non rassegnato, forse medita una nuova fuga. Ma arrivato a  Velletri, quando vede le due galline  che l’ossequiano , ritrova il sorriso. La cresta diventa rosso vermiglio. Il mattino dopo gli devo dare io la sveglia.

Il gallo diventa un ospite in più. È morto di vecchiaia.

E un giorno arriva un altro ospite .Sempre tanti anni fa  e sempre a Velletri.

  Marisa, mia moglie, trova un uccellino sotto un albero. Deve essere caduto dal nido perché non sa volare. Trema per il freddo. È piccolo piccolo. E “Piccolo” diventa il suo nome.

Si deve trovare bene in famiglia  perché non se ne va  anche quando impara a volare. Il suo cinguettio è un meraviglioso buongiorno come quando, in Giappone,  la sveglia in hotel la dà proprio un cinguettio. Ma quando diventeremo un popolo così delicato?

Ma questo è un altro discorso.  Torno all’uccellino.  Svolazza in casa, si posa sulle spalle di mia moglie.  Appare felice.

Ma è diventato il sogno di un  gatto che da  un paio d’anni ,anche lui, è della famiglia. Gli vogliamo tutti bene, è molto  dolce. Sempre tranquillo. Ma da quando è arrivato l’uccellino  è nervoso. Sta in agguato sotto la grande finestra del  salone . La casa è tutta a piano terra.  Ogni tanto salta sul davanzale. E vede “Piccolo” che svolazza sereno.  Il primo istinto è rompere il vetro. Poi ci ripensa e se ne va.

“ Gatto Silvestro e Titti”. Formato campagna. Ma qui sono veri.

“Piccolo”  si è accorto del pericolo e non perde d’occhio il gatto. È nato da poco ma ha già imparato a vivere.  Lo provoca.

L’uccellino lo provoca al punto che ogni tanto  esce di  casa, va sul piazzale dominato da un grande albero. Vola da un ramo all’altro. Il gallo  non smette di fissarlo. Immagina di tenerlo fra le zampe.

 Un giorno l’uccellino esce dal salone, vola nel piazzale, atterra accanto al gatto . Devono essere diventati amici. Forse c’è è stata una trattativa. Ignoti i termini dell’accordo. Magari il mediatore è stato il  Gallo.

Un giorno, un triste giorno, l’uccellino sparisce.  E’  diventato grande , vede tanti amici volare  accanto a lui. Si deve essere detto: “ Qui i signori Ragno mi trattano bene, sono a pensione. Ma io ho una vita. Voglio mettere su famiglia. Addio e grazie”.

Quanto mi farebbe piacere che questa storia la leggesse un cacciatore. Kant da lassù la sta già commentando: “ Marisa, Luciano e le figlie hanno un cuore”. Perché lui un giorno ha detto: “Puoi conoscere il cuore di un uomo  già dal modo in cui egli tratta  gli animali”.

Se ne  va “Piccolo” e un giorno arrivano altre due ospiti, sempre  a Velletri. Claudia, una delle mie due figlie, l’altra è a Andreina e adora gli animali. Ci parla e loro la comprendono perché la stanno a sentire.

Conoscendo questo amore per gli animali, una vicina di casa regala a Claudia due paperelle, sono piccole piccole.  Diventano di casa. Mia figlia le porta con sé a letto quando va a dormire.  E’ nata un’amicizia.

E arriva il giorno  della fine delle ferie e quindi di tornare  a Roma. Le paperelle   partono con noi.

E qui l’imprevisto. In vista dell’ arrivo la collaboratrice domestica ha voluto far trovare tutto in perfetto ordine. Ha dato la cera al pavimento. Aperta la porta, Claudia porta le paperelle in una stanza che immette sul balcone. E qui le lascia. La porta è aperta. Una delle due è curiosa e si dice:  “Voglio vedere  com’è fatta una città”. Si lancia  correndo  ma non sa della cera.

 Scivola sul pavimento, schizza via, attraversa la porta , finisce  sul balcone e, piccola com’è,  si infila in uno spazio della ringhiera in ferro. A un passo dal vuoto.

Salvata  sul filo di lana. Ci guarda accigliata, come per dire “ Domani telefono alla protezione animali!”.

E così in casa  due ospiti inattesi. Nessun problema. Hanno imparato a non correre.

Arriva il giorno  della partenza di tutta la famiglia per una vacanza  all’estero. Difficilmente l’Alitalia- c’era ancora l’Alitalia- accetta a bordo due paperelle. E poi come dire al controllo passaporto che fanno parte della famiglia?

E così le paperelle  tornano, per qualche giorno, nella casa della signora che le aveva donate a Claudia.

 Lasciandoci  ci guardano e  sembrano  dire:

“ Buon viaggio famiglia  Ragno. Arrivederci, a presto!”

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