Routine & abitudini. Ma perché mai?

 Capita spesso mi venga chiesto qual è la mia giornata tipo. Non ho una risposta, semplicemente perché ho sempre evitato di avere uno standard di giornata. Se escludiamo il periodo della scuola, in cui l’orario d’entrata di noi alunni era necessariamente lo stesso, una volta diventata insegnante e passata dall’altra parte della cattedra, non è più stato così, visto che il lunedì potevo iniziare alla prima ora e continuare per altre quattro consecutive, mentre un altro giorno potevo aver lezione solo le ultime due ore e magari avere uno strascico nel pomeriggio. Senza contare che non si poteva contare neppure sulla regolarità delle “ore buche”, in quanto c’era la possibilità di dover sostituire un collega. Possibilità accentuatasi drammaticamente con l’entrata in vigore dello straordinario obbligatorio. Ma qui sarebbe da introdurre una lunga e accesa polemica su quella che era una contraddizione in termini. Inutile arrampicarsi sugli specchi…

Le abitudini mi infastidiscono semplicemente perché trasformano la vita in un programma già scritto. Insomma, le consuetudini quotidiane non sono per me, anche se non saprei spiegare esattamente il motivo: non ho nulla contro la ripetizione in sé, e non è che ogni mattina mi svegli con il desiderio di rivoluzionare la mia esistenza. Semplicemente, l’idea di fare qualcosa perché “si fa così” mi mette un po’ a disagio. E più che altro mi fa tristezza.

Forse è la sensazione di essere già arrivati a domani prima ancora che sia finito oggi. Sapere che lunedì farò la stessa cosa di martedì, e che martedì farò più o meno quello che ho fatto lunedì, mi sembra il modo perfetto per trasformare una settimana in una fotocopia.

Preferisco lasciare spazio all’imprevisto. Anche alle piccole cose: cambiare strada, mangiare qualcosa di diverso, decidere all’ultimo momento. Non perché sia particolarmente avventurosa, ma perché mi piace l’idea che una giornata possa, almeno ogni tanto, prendermi alla sprovvista. Non a caso il mio primo pensiero del mattino, fino a qualche anno fa, era “Oggi può succedere qualsiasi cosa”. Ora non lo faccio più perché mi sono resa conto che mi riferivo a qualcosa di positivo, ma l’età e la realtà mi hanno rivelato ben presto l’altra faccia di questa affermazione.

Vuoi vedere che non amare le abitudini è stata la causa scatenante della durata del mio matrimonio? Sei ore esatte. Dopo il sì fatidico, al caffè pronunciai davanti agli ultimi invitati rimasti, guardando il mio neosposo, quella che all’inizio fu ritenuta una battuta: “Ma io devo invecchiare con te?”. Una volta aver firmato, nonostante una convivenza durata un anno e mezzo, mi resi conto che avrei trascorso ogni festa comandata, ogni ritrovo familiare, ogni… tutto con la medesima (per quanto adorabile) persona. Insomma, non mi sarei più svegliata con l’idea che nelle successive ore avrebbe potuto succedere qualsiasi cosa…leggasi incontrare Brad Pitt al supermercato e fuggire sul suo cavallo bianco.

A questo punto mi si potrebbe obiettare: hai sempre avuto animali, e questo dovrebbe scandire la tua giornata. Macchè… anche adesso posso portare fuori Holly per la prima pipì alle sette del mattino, come a mezzogiorno, quando sonno arretrato e/o depressione mi immobilizzano a letto. Lo stesso vale per i pasti, che somministro alla mia adorata pelosa talvolta prima, e altre volte dopo la passeggiata. So bene che i cani sono animali molto abitudinari, ma è anche vero che finiscono per assomigliare ai loro padroni e, quindi- ringraziando la vescica d’acciaio dei miei compagni di vita (Mister e Otto prima, come ora Holly) si sono adeguati alla vita disordinata della loro padrona.

A questo punto la confessione: ho anch’io un’abitudine, e irrinunciabile. La mattina mi faccio due caffè. Uno di seguito all’altro. Possiedo macchinette (rigorosamente Moka, nessuna cialda o altro) da una tazza, due, tre, sei…ma uso sempre quella da una. Perché? Bevo il primo pregustando la gioia di gustare il secondo.  Forse è questa la mia unica concessione alla routine: due caffè per iniziare la giornata, prima che la giornata inizi davvero. Per il resto, preferisco non sapere troppo bene quale sarà il  passo successivo..

P.S. Perché ho voluto l’immagine di copertina- bellissima- realizzata da Carlo Ubezio, che come pochi sa gestire la IA? Perché, anche qui, io per scrivere o studiare o correggere, non mi siedo al tavolo, ma preferisco decisamente sdraiarmi sul divano se non sul letto… tenendo il pc (in passato, una pesante macchina da scruivere ereditata da mio nonno) sulle gambe. Per cui solo in un futuro avveniristico posso sperare di lavorare come fanno i comuni mortali. Seduta a una scrivania.   

Minnie Luongo

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