IDFA 2026, gli animali protagonisti del cinema documentario

di Flavia Caroppo e Francesca Zanini

Dal 12 al 22 novembre Amsterdam ospita la 39ª edizione dell’International Documentary Film Festival Amsterdam. Tra i 253 titoli selezionati, alcuni documentari raccontano il rapporto sempre più complesso tra esseri umani e animali, interrogandosi sulla fragilità della vita, sui cambiamenti climatici e sulla responsabilità dell’uomo nei confronti delle altre specie.

C’è un momento in cui la macchina da presa smette di osservare l’uomo e si rivolge a chi condivide con lui il pianeta. È una prospettiva che attraversa alcuni dei documentari selezionati per IDFA 2026 (International Documentary Film Festival Amsterdam), uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati al cinema del reale.

La 39ª edizione, in programma dal 12 al 22 novembre 2026, presenta 253 opere provenienti da 80 Paesi. Tra le proposte figurano cortometraggi e lungometraggi che affrontano il mondo animale attraverso la scienza, l’osservazione naturalistica e la riflessione ambientale. Alcuni partecipano alle competizioni ufficiali, altri appartengono alle sezioni non competitive del festival. Ecco la nostra selezione.

Certainties: quando gli animali selvatici arrivano alle porte di casa

Tra i titoli in concorso spicca Certainties, cortometraggio di 14 minuti del regista statunitense Calum Walter, selezionato per la IDFA Competition for Short Documentary (la competizione tra documentari brevi).

Nella periferia di Los Angeles, gli orsi attraversano le strade, i cervi compaiono nei giardini e il fumo degli incendi oscura il cielo. Scene che sembrerebbero appartenere a un documentario naturalistico ambientato in una foresta si svolgono invece nei pressi delle abitazioni. E non è fiction.

Per tre anni Walter ha raccolto immagini intorno alla propria casa a Tujunga, ai margini dell’Angeles National Forest, utilizzando riprese personali e registrazioni delle telecamere di sicurezza. Il risultato racconta una convivenza sempre più difficile. Gli incendi e gli eventi meteorologici estremi spingono gli animali selvatici verso gli insediamenti umani, mentre le trasformazioni ambientali mettono in discussione i confini che siamo abituati a tracciare tra natura e città.

Il documentario solleva una domanda: siamo davvero noi a subire l’invasione degli animali, oppure sono loro a cercare spazio in un ambiente che abbiamo progressivamente modificato?

Becoming Bird: il miracolo della vita racchiuso in nove minuti

Di tutt’altro genere è Becoming Bird, del regista olandese Jan van IJken, presentato nella sezione Signed e nel programma IDFA Junior. Il film condensa in nove minuti i 21 giorni di sviluppo embrionale di un pulcino, mostrando quello che normalmente rimane invisibile all’occhio umano.

Grazie a speciali obiettivi ultramacro e riprese accelerate, lo spettatore assiste alla comparsa dei primi battiti cardiaci, alla formazione degli occhi, delle ali, delle zampe e delle piume. Non c’è una voce narrante a spiegare quello che accade. Sono le immagini, accompagnate dalle musiche di Sytze Pruiksma, a raccontare la complessità di un processo biologico sorprendente.

È un documentario che permette di avvicinarsi alla vita animale da una prospettiva insolita, ricordando quanto sia delicato il processo che precede la nascita.

Radiant Mountain: le cicogne che cercano cibo tra i rifiuti

Un altro titolo in concorso è Radiant Mountain, lungometraggio di 75 minuti del regista Miguel Moraes Cabral, selezionato per la Envision Competition. Il documentario è ambientato nella penisola iberica, in un territorio che conserva testimonianze archeologiche risalenti a circa seimila anni fa, ma che oggi ospita anche un’enorme discarica in continua espansione.

Qui la vita degli animali si intreccia con le conseguenze delle attività umane. Un gruppo di ornitologi studia le cicogne che si alimentano nella discarica, osservando come questa disponibilità di cibo influenzi le loro abitudini migratorie. L’immagine di un uccello in volo con un lungo filamento impigliato alle zampe diventa il simbolo di un rapporto alterato tra natura e civiltà.

Senza ricorrere a toni apertamente militanti, il regista lascia che siano i paesaggi, gli animali e i gesti quotidiani a raccontare l’impatto della presenza umana sull’ambiente.

We Are Dead Animals: restituire una seconda vita agli animali

Tra le esperienze immersive del programma IDFA DocLab figura anche We Are Dead Animals, un progetto di Tote Tiere Maarten che affronta la morte degli animali attraverso il linguaggio dell’arte digitale.

Un cervo ucciso dai cacciatori, un riccio investito da un’automobile: creature che possono essere riportate virtualmente in vita all’interno di un ambiente interattivo.

L’opera invita a riflettere su quanto spesso la morte degli animali passi inosservata, trasformando un’esperienza digitale in un’occasione per interrogarsi sul valore attribuito alle altre forme di vita.

Il cinema documentario ci invita a guardare gli animali con occhi diversi

Dalle riprese microscopiche di un embrione alle cicogne che modificano le proprie migrazioni, dai cervi che cercano rifugio nelle periferie americane agli animali ricreati digitalmente, emerge un elemento comune: l’essere umano non è l’unico protagonista del pianeta.

Per un pubblico che ha assistito a decenni di trasformazioni ambientali, questi documentari offrono anche l’occasione di confrontare il mondo naturale di ieri con quello di oggi.

È forse questo il contributo più interessante del cinema documentario: rendere visibile ciò che abitualmente ignoriamo. E ricordarci che raccontare gli animali significa, inevitabilmente, raccontare anche noi stessi.

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