Eterna Valentina

La signora del fumetto italiano non ha paura di invecchiare

di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica

Il nome che le aveva dato il suo creatore è Valentina Rosselli. Ma per tutti è stata, da subito, solo Valentina, o al massimo” Valentina di Crepax”, tanto per capirsi. Stiamo parlando, ovviamente, del personaggio creato negli anni ’60 del secolo scorso dal disegnatore milanese. E ancora oggi amatissimo, tanto che da poco le è stato dedicato un documentario, Cercando Valentina di Giancarlo Soldi, in questi giorni nelle sale (a Milano, al cinema Anteo dove è in corso anche una mostra). Un’occasione per scoprire o riscoprire quella che è probabilmente il personaggio più celebre del fumetto italiano, oltre ad essere responsabile del gran numero di Valentine cui in quegli anni è stato imposto il suo nome. Ma ce ne sono altre, dalle mostre che le sono periodicamente dedicate, ai siti e alle pagine Facebook (come www.facebook.com/valentinarossellidiguidocrepax/).

Giovanissima e fascinosa fotografa, Valentina appare la prima volta nel 1965, in una storia intitolata La curva di Lesmo: il vero protagonista del fumetto sarebbe il suo compagno Philip Rembrandt, critico d’arte e investigatore. Insieme i due vivono avventure misteriose e inquietanti che mescolano storia, paranormale, erotismo e psicanalisi: l’aggettivo più spesso usato per descriverle è” oniriche”. Le storie, che appaiono su una rivista colta e intrigante come Linus, hanno successo, ma  Valentina si impone, presto diventa lei la vera protagonista, impariamo a conoscere i suoi problemi di anoressia, i suoi incubi e le sue passioni. E finalmente esce dal fumetto, per essere protagonista di un film, Baba Yaga  del 1973: il ruolo della protagonista dovrebbe andare a Stefania Casini, alla fine viene scelta  Isabelle de Funès, nota soprattutto perché nipote del celebre comico francese. Prevedibilmente il film  inciampa nella censura:  riproporre in carne e ossa le immagini conturbanti disegnate da Crepax in quegli anni sembra un’avventura impossibile e la pellicola – di cui su You tube è disponibile il trailer www.youtube.com/watch?v4ETJsmKvaNo – resta un oggetto di culto. Anche più della serie televisiva trasmessa da Italia 1 alla fine degli anni ’80 – la prima serie a essere vietata ai minori di 14 anni – in cui la celebre fotografa investigatrice è interpretata dall’attrice e modella americana Demetra Hampton, bellissima ma assai meno intrigante dell’originale.

Per quanto mi riguarda, ricordo di aver incontrato Valentina nella casa di campagna di mia nonna, dove, poco più che decenne, avevo libero accesso alla rivista preferita della mia giovane zia: quello era il regno della libertà, e nessuno si chiese mai se quelle tavole fossero una lettura adatta per una bambina impressionabile.  Dal canto mio, trovavo fascinose quanto inquietanti quelle storie intricate, non rinunciavo a sfogliarle ma mi trovavo assai più a mio agio con i Peanuts. Avrei conosciuto e apprezzato meglio il lavoro di Guido  Crepas – un nome che tradisce l’origine veneta dell’autore, la X era un vezzo da artista –  come illustratore su Tempo Medico, di cui fino agli anni ’80 curò le copertine e certi casi clinici che sembrano anticipare le storie del dottor House.

Quanto a Valentina, l’autore disse di averla creata ispirandosi alla moglie Luisa, ma a renderla indimenticabile è la somiglianza con la diva del muto Louise Brooks, di cui riprende le fattezze e soprattutto il taglio di capelli – lo stesso che da sempre sfoggia con grinta il nostro direttore – che da quel momento si chiamerà per sempre “alla Valentina”.   Ma Valentina resta unica: perché è bellissima e spesso nuda – anche in circostanze diciamo improbabili – tanto da far arrabbiare le femministe che all’epoca provavano ad attirare l’attenzione sullo sfruttamento del corpo femminile. Ma non ha niente da spartire con le eroine dei fumetti sexy:  è una signora milanese, e soprattutto una donna determinata, modernissima nella sua autonomia anche quando sembra scegliere – cavandosela sempre all’ultimo momento – un ruolo di vittima. E per lei, caso raro se non unico nel mondo dei fumetti i cui protagonisti sono in genere congelati in un’eterna giovinezza, gli anni passano: Crepax la fornisce di una carta di identità sulla quale, oltre a un bell’indirizzo milanese, spicca una data di nascita, 25 dicembre 1942. E col passare degli anni – le ultime storie di Valentina sono del 1995 – ne modifica leggermente l’aspetto per segnalare con garbo il passare degli anni, senza scalfirne la bellezza. Un altro dato che conferma la modernità di un personaggio che è bello riscoprire.

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