Le persone disabili sono abili?

L’arte è anche passione. Come ha confermato la seconda edizione del Festival delle Abilità

Di Antonio Giuseppe Malafarina – giornalista e blogger

La parola disabilità ha il malcapitato destino di inguaiare il linguaggio, perché il prefisso dis intacca il concetto di abilità, facendo pensare che le persone disabili abbiano abilità distorte. Questo perché etimologicamente il prefisso, riporta il vocabolario Treccani, indica una separazione e «più spesso rovescia il senso buono o positivo della parola a cui si prefigge». Se, però, alla disabilità pensiamo come rapporto fra persona e ambiente, e quella è, allora il termine non è altro che un riferimento che definisce una relazione priva della distorsione delle abilità di qualcuno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso l’Icf (Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute) ci dice che da una parte c’è una persona con la sua condizione di salute e dall’altra l’ambiente che la circonda, e la disabilità non è altro che il nome per definire questo rapporto quando non è fluido, tutto qui. Non è scritto da nessuna parte che, nel termine disabilità, l’abilità della persona disabile sia distorta.

Ne abbiamo parlato più volte. Per il fatto di essere esseri umani ognuno nasce libero; potenzialmente tutti abbiamo abilità. Persino le persone che sembrano non averne nel momento in cui nascono al mondo inducono a una relazione, e questa è un’abilità. Ognuno ha le sue abilità: certe persone disabili non possono camminare, altre non vedono e così via. Ma chiunque c’è qualcosa che non può fare: ognuno ha le sue peculiarità. Senza per questo voler dire che le persone con disabilità non abbiano bisogno del giusto sostegno ambientale per potersi esprimere.

Da princìpi come questo un paio di anni fa è nato il Festival delle Abilità, a Milano, presso il Parco della biblioteca della Chiesa Rossa. A cura di un manager musicale, un giornalista, un’urbanista disability manager, una bibliotecaria e poi il sottoscritto, è scoccata l’idea di promuovere un Festival sull’abilità, non sulle persone disabili. L’abilità, intesa come capacità a priori di svolgere un compito, non è specifica degli esseri umani non disabili, tantomeno le persone disabili ne hanno di superiori.

 Il Festival nasce per presentare persone in grado di esprimere abilità significative che possiedono a prescindere dalla propria condizione umana. La prima edizione e quella di quest’anno hanno ancora visto una discreta presenza di artisti con disabilità, perché in questa fase storica, culturale e comunicativa è ancora forte la necessità di enfatizzare la presenza di persone con disabilità all’interno di un circuito mediatico. A suo tempo il festival non parlerà più di artisti disabili e già ora, dopo la prima sommaria definizione per presentarli, non ha affrontato l’aspetto artistico come figlio della condizione di disabilità.

Gli artisti sono stati considerati per le loro abilità, non per le loro abilità di artisti disabili. Il Festival ha poi una peculiarità che lo rende particolarmente calzante per rispondere alla domanda sull’abilità delle persone disabili. L’evento è stato ideato da un gruppo di persone con disabilità e non. Questa caratteristica evidenzia come progetti anche impegnativi possono essere realizzati da gruppi di persone che includono persone con disabilità. Il premio del presidente della Repubblica, che la Fondazione Mantovani Castorina ha ricevuto come promotrice del Festival dimostra che le abilità dei gruppi di lavoro con persone con disabilità sono tutt’altro che sminuite dalla presenza di persone che una certa fetta della popolazione ancora pensa minorate solo perché con disabilità.

Ma se il Festival ha mostrato che un gruppo costituito anche da persone con disabilità può realizzare un buon prodotto mediatico, ha anche mostrato che le persone hanno le loro abilità. Ma questo non significa che sono stati inclusi protagonisti arbitrariamente, dal momento che tutti hanno abilità. Fra le abilità ci sono persone più o meno capaci. Se non c’è distinzione fra arte delle persone con disabilità e delle persone senza, c’è inevitabilmente differenza fra un’opera d’arte e uno scarabocchio malfatto. Non tutti danzano come Simona Atzori, per esempio, una delle principali artiste del festival.

All’interno delle abilità ci sono livelli di abilità. Gli stessi livelli che fanno di Felice Tagliaferri, altro autore di spicco presente al Festival, un artista di uno spessore assai diverso da quello di Michelangelo Buonarroti, per quanto Tagliaferri sia artista di fama internazionale.

 L’arte, nella più parte dei casi, è anche passione. Ma questo non basta a giustificarla come abilità eletta. Per passione si può esprimere la propria abilità, sapendo che non è di valore assoluto solo perché espressione di un essere umano. Non possiamo credere di essere tutti Cristiano Ronaldo o Albert Einstein. In linea di principio, ognuno ha abilità. Le persone con disabilità sono abili? Ognuna a modo suo, come tutti.

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