Leonetta Marcotulli, marquesa de la Penne, spericolata novantenne dai mille aspetti

Lilly scultrice di successo, ma anche prima donna col brevetto di pilota di alianti, oltre che pilota di auto da corsa

Di Paola Emilia Cicerone 

Ci sono vite davvero “Over” e quella di Leonetta Lilly Marcotulli certamente lo è: artista e sportiva, protagonista per un trentennio della vita culturale romana ma famosa anche oltre oceano per i si exploit alla guida di un’Alfa Romeo con cui partecipava alle corse in anni in cui per le donne era già insolito prendere la patente. Oggi Leonetta Marcotulli è una grintosa novantenne, che ha accettato di ripercorrere con noi le tappe di una vita controcorrente: “ Ero l’unica ragazza in una famiglia di maschi e sono cresciuta con i miei fratelli, forse per questo mi veniva naturale fare cose da maschio”, ricorda rievocando i suoi exploit sportivi, si trattasse di pilotare auto da corsa o di prendere il brevetto come pilota di aliante, negli anni cinquanta durante un lungo soggiorno a Rieti: “Quando arrivai qui volai con il motore, ma non mi emozionò per nulla”, ricorda Leonetta in un articolo che il Messaggero le ha dedicato in ricordo della prima donna pilota di aliantii, “ Poi salii sull’aliante e mi sembrò di toccare il cielo con un dito”.

Anche nella sua professione vera Leonetta Marcotulli ha scelto una strada controcorrente, quella della scultura. “I miei non mi hanno detto niente, forse hanno pensato che almeno così non rischiavo di rompermi l’osso del collo”, racconta. “La scultura mi attirava più della pittura, perché ti dà veramente la sensazione di far nascere qualcosa con le tue mani”. E infatti i soggetti che predilige sono forme morbide e rotondeggianti , strutture astratte ma anche gatti e figure femminili . “ Le mie donne non sono grasse-spiega -: sono solide” ( modelli in creta che un artigiano riproduce poi in marmo). “ Mi piacciono gli uomini, ma solo una volta ne ho scolpito uno” osserva, quasi sorpresa.

L’arte ne ha fatto una protagonista della vita culturale romana che ruotava fra Trastevere e via Margutta. “Eppure io mi sento “roccatana”, di Rocca Canterano” spiega Leonetta, menzionando il paese dove si trova la villa di famiglia che l’ha accolta di ritorno dal Venezuela, dove si era trasferita negli anni ’50 a seguito del padre ingegnere. E dove è salita per la prima volta su una macchina da corsa, iscritta quasi per gioco dal fratello cui il padre aveva proibito di partecipare alla gara: “Non ero l’unica donna a correre ma fui notata – avevo una gonna plissé soleil, come usavano allora – e uscì un articolo su di me” , spiega. Poi arrivano altre gare, altre vittorie, Leonetta diventa famosa. Nel frattempo ha sposato Renzo – “il ragazzo di cui ero innamorata da sempre”- ed è diventata la “marquesa” de la Penne.

 Quando torna a Roma negli anni ‘60, Leonetta Marcotulli ha tre figli e si dedica alla scultura con crescente successo , espone a Spoleto in occasione del Festival dei Due Mondi e poi seguono decine di mostre in Italia e all’estero: la “marquesa” è diventata Lilly la scultrice. “Le mie opere sono anche in qualche museo”, ricorda , “ non musei importanti, però ci sono”. E soprattutto Il suo studio di via della Lungara a Trastevere diventa un’oasi accogliente per amici famosi, primi fra tutti Mario Schifano e Tano Festa e poi anche Massimiliano Fuksas e Duccio Trombadori : un luogo di risate e litigi, spaghettate collettive e divertenti avventure, “ come la volta che mi hanno pagato una scultura in scatole di puré, che ho propinato ai miei amici finché non si sono rifiutati di mangiarne ancora”, ricorda Leonetta.

Il bilancio della sua vita è presto fatto: “Alla mia età tutti hanno un lungo curriculum,;io ho una vita piena di amici, di fiori e di sogni“. E ancora si fanno progetti: “ Voglio godermi ancora un po’ la mia casa anche se, al secondo piano senza ascensore, chissà fino a quando mi sarà possibile. Però sono anche curiosa di vedere cosa c’è dall’altra parte” ammette. La morte non le fa paura: “ Ho rischiato di morire da giovane schiantandomi contro un albero durante una corsa” racconta, “ e in quegli attimi ho pensato solo all’esperienza che mi aspettava, una sensazione meravigliosa” .

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