La trappola dei sette giorni

La “settimana di vacanza” può trasformarsi in una trappola. Ecco i consigli per evitarlo

Pronti ad andare in vacanza? Ma, soprattutto, pronti a evitare di rovinarvela cascando nella “trappola dei 7 giorni”?

Dalla nostra corrispondente a New York
Flavia Caroppo – giornalista

Come, non conoscete la trappola dei 7 giorni? Eppure l’avrete già vissuta sulla vostra pelle chissà quante volte (e chissà quante settimane di vacanza sono cadute vittima della trappola).

Si può riassumere in questa semplice formula: 

   3 giorni impazienti di essere già rilassati 

2 giorni di effettivo relax

2 giorni di ansia prima di tornare al lavoro

(o a occuparsi dei nipotini, o qualsiasi cosa ritorniate a fare per 51 settimane l’anno).

Non è l’ultima moda di qualche guru New Age o Influencer su Instagram, la “trappola dei sette giorni”: esiste davvero ed è stata provata (tra gli altri) da un gruppo di neuroscienziati dell’Università di Stanford. E proprio grazie ai consigli di questi stessi scienziati, di esperti del comportamento e persino di dirigenti d’azienda, è nata questa ”lista di preparazione mentale alla vacanza”.

N° 1: Cominciate adesso

Immaginate una berlina che corre (nei limiti, s’intende) sicura in autostrada. Ad un certo punto un guasto meccanico fa surriscaldare il motore, l’autista frena e l’auto comincia ad andare in testacoda fino a quando non si ferma contro il guardrail. Bene, questo è quel che accade nel vostro cervello il primo giorno di vacanza. Cosa pensavate, che bastasse il lettino con ventilatore e cuscino incorporato a fermare il lavorio del vostro cervello?
Spiacenti di informarvi che no, per quanto il vostro (ancora bianchiccio?) corpo possa stare comodamente spaparanzato a riva di mare (o bordo piscina), il vostro cervello sta ancora probabilmente pensando a quella mail da mandare, quel rendiconto da controllare, oppure ai pianti dei nipotini che mettono i denti o agli strilli di quelli che non vogliono dormire (insomma, modificatevi lo scenario su misura).
In realtà è irrealistico, dicono gli esperti, aspettarsi che i tuoi pensieri si fermino così, da un giorno all’altro.

Che fare allora? Preparatevi, allenate il cervello a “mollare il colpo”. Per esempio, potete provare a spegnere il telefonino un’ora prima (o accenderlo un’ora più tardi) per tutta la settimana precedente alla partenza. Oppure potete disintossicare il pollice dai like, imponendovi di scorrere le storie di Instagram un po’ meno ogni giorno, e iniziare ad allenare l’alluce alla camminata nella sabbia, con brevi passeggiatine di dieci minuti (che servono anche a scongiurare il pericolo di vescica da sandalo infradito nuovo). Se proprio non potete lasciare fisicamente la scrivania, provate almeno a rilassarvi mettendoci su i piedi per un quarto d’ora (possibilmente senza, capo/colleghi/clienti in giro). E se poi volete strafare, dicono gli esperti, iniziate una pratica di meditazione specifica per “rallentare” la mente (ne trovate a bizzeffe su YouTube; io consiglio quelle di Deepak Chopra). 

Attenzione, forse non ci riuscirete (ecco perché dovete allenarvi) perché staccare la testa non è facile. «Lasciarsi andare è un atto consapevole che va ripetuto quotidianamente», dice Emma Seppala, direttore associato del Centro per la Ricerca e l’Educazione alla Compassione e all’Altruismo della Stanford University. «Ogni giorno bisogna intenzionalmente spegnere quella lavagna luminosa di “cose da fare” che abbiamo nella testa e lasciarsi andare al dolce far nulla».
Con questi esercizi di distacco dal quotidiano, realizzati in genere tramite esercizi di respirazione profonda, la dottoressa Seppala ha aiutato i veterani di ritorno dall’Iraq e dall’Afghanistan a disconnettersi dall’intensità e dal trauma della guerra.

E se con la respirazione giusta i veterani sono riusciti a mandare il cervello in vacanza dall’inferno che avevano vissuto, possiamo riuscire anche noi a dimenticare il terribile capufficio/collega/nipotino!
«Prima iniziamo e più regolarmente ci esercitiamo, meglio è», conclude Emma Seppala.

L’ex Presidente USA Barak Obama si rilassa posando i piedi sulla scrivania durante una riunione informale con i suoi collaboratori.

N° 2 Lasciate l’ufficio (o la casa) a casa

Le nostre abitudini sono formate e rinforzate dal nostro contesto fisico.
Svegliarsi nello stesso letto, spegnere la solita sveglia, fare gli stssi movimenti per preparare il caffè o aprire la doccia.
Quindi la macchina, guidare verso l’ufficio, e poi guidare indietro verso casa, cena, tv, letto. Ripetere. 

Ma le abitudini non sono solo fisiche; sono anche (e sopratutto) emotive.
Il nostro ambiente fisico rafforza il nostro stato d’animo, ha spiegato Russell Poldrack, professore di neurobiologia all’Università del Texas. «Le abitudini della mente non sono facili da rompere in pochi giorni”, ha detto. Soprattutto se non si cambia il contesto».

Ok ok, so che cosa state pensando: uscire dal tran tran quotidiano è proprio la ragione per cui si vuole andare in vacanza. E allora lasciamo l’ufficio (o quel che l’è) a casa. 

Se proprio non potete fare a meno del telefonino, disattivare l’applicazione delle email (poi la scaricate di nuovo al ritorno) e resistete alle notifiche. Anche se il vostro cervello vi chiede disperatamente lo stimolo dato da quello spruzzo di dopamina che irrora i neuroni ogni volta che rispondete ad un “ding” (di qualunque notifica si tratti).

Attenzione a non esagerare però! Anche la mancanza completa di tecnologia può provocare nervosismo, attacchi di ansia e altri stress da astinenza che non vogliamo portare con noi in vacanza.

N° 3 – Arrendetevi al relax (e resistete alla noia)

Eccovi lì, sdraiati su una sdraio vicino alla piscina, pronti ad attaccare un libro (va bene anche il Corriere dello Sport, ma solo perché ci sono le Olimpiadi!), e invece di stare lì spaparanzati a leggere, vi alzate ogni cinque minuti per vedere se la capanna avventura è aperta in modo da poter pianificare la gita del giorno dopo, o a che ora c’è lo yoga in spiaggia, e persino quale sarà il menu serale (e diciamo che sono appena le 11:30 del mattino…).

Oppure siete alla casa al lago, le brezze che provengono dall’acqua fanno svolazzare le tende bianche e voi, invece di godervi il momento, siete ossessionati da una cena che avete appena organizzato. «Quale contorno va meglio con il merluzzo arrosto?! E il vino? Ce ne sarà abbastanza?

Questo è il vostro cervello che ancora ronza a caccia di cose da fare, liste da depennare, alla ricerca di qualunque stimolo gli procuri quel rush di dopamina a cui lo stress (vita quotidiana) l’ha ormai assuefatto.

«Non spegnete il telefono solo per essere preoccupati da qualcos’altro», dice Soren Gordhamer, l’organizzatore di Wisdom 2.0, un movimento in crescita in California pensato per aiutare le persone a trovare equilibrio nel mondo moderno.
«Se non state attenti, lo stesso atteggiamento (ossessione?) che avete verso lo smartphone lo indirizzerete verso qualcos’altro».

Che cosa fare per massimizzare i benefici della vacanza?

#1 – Niente, rilassatevi!

Se proprio non potete resistere alla necessità di fare qualcosa e avete bisogno di “essere impegnati” anche in vacanza, gli esperti hanno una serie di consigli. In primo luogo immergetevi in un’attività coinvolgente, ma a basso costo (escursioni a piedi, snorkeling, lavoro a maglia, raccolta di erbe). 

Compiti nuovi e sconosciuti aiutano a liberare il cervello dalla trappola delle abitudini. E se proprio siete resistenti al lasciarvi andare, limitatevi a stare lì, in relax fisico, e ad osservare il vostro cervello mentre salta da un pensiero all’altro.
Prima o poi, garantiscono gli esperti, vedrete che come in un flipper la pallina rallenterà e si fermerà. Per andare sul sicuro, se pensate di essere dei “lavorodipendenti”, invece di una settimana pianificate di star via 10 giorni.

#2 – Rassegnatevi, non siete indispensabili

L’ufficio non imploderà mentre non ci siete, i nipotini non verranno rapiti da uomini misteriosi, la vostra casa resterà lì sana e salva, nessun terremoto la distruggerà o alluvione la sommergerà. E non verrà neppure visitata dai ladri (si spera). 

Il mondo, al ritorno dalle vacanze, sarà esattamente così come l’avete lasciato, anzi sarà andato avanti benissimo senza di voi (quindi tornate in vacanza per un’altra settimana, se potete!).

# 3 – Tenete a bada le aspettative

Prima di andare in vacanza, anche per una settimana, io di solito mi preparo come se al ritorno dovessi andare dritta dritta dal medico legale.
Svuoto la cassettiera in ufficio, faccio ordine nei mucchi di fogli sulla scrivania, metto via il bucato ripiegato per bene nell’armadio, spolvero, cerco di lasciare in ordine persino il cassetto dei calzini e delle mutande (sono l’unica che li tiene tutti insieme appassionatamente?).

A prima vista sto solo mettendo in ordine i miei effetti personali in modo che, presumendo di sopravvivere alla mia vacanza, al ritorno non avrò preoccupazioni e potrò godermi al massimo le ferie (ma che cosa hanno a che fare i fogli sulla scrivania e i calzini con la vacanza?) 

Attenzione però, dicono gli esperti, nel processo di “sistemare tutto prima di partire” sto anche aumentando significativamente la posta in gioco per il mio viaggio imminente.

E aumentare le aspettative, alcune ricerche dimostrano, può avere grandi costi. Nella fantasia connessa all’aspettativa, il cervello si carica di dopamina immaginando qualcosa che potrà portare a sentimenti di felicità.
Ma se poi le aspettative non sono soddisfatte (se la piscina è un po’ scadente, diciamo) i livelli di dopamina cadono di botto. «Questa sensazione non è piacevole», dice David Rock, direttore del Neuroleadership Institute. 

«Non ottenere ciò che ci si aspetta», spiega Rock, «può creare un malessere che dura per giorni. Il nostro cervello percepisce come un vero e proprio dolore qualsiasi scarto dalla fantasia di vacanza che ci eravamo costruiti». 

Non fantasticate troppo! La differenza tra aspettativa e realtà può rovinarvi la vacanza.

Per evitare la “trappola dei 7 giorni”, meglio tenere basse le aspettative, dunque.
Oppure cambiate ritmo e invece della solita settimana (o due) fatevi una serie di lunghi weekend.
Gli scienziati, almeno fino ad oggi, la “trappola dei 4 giorni“ non l’anno ancora trovata …

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