Quando nasce la disabilità?

Di ANTONIO GIUSEPPE MALAFARINA – Giornalista

Statua dedicata al Presidente Roosvelt.

In tempi recenti, con le innovazioni tecnologiche e una maggior attenzione alle questioni dell’abbattimento delle barriere architettoniche ci siamo abituati a vedere le persone in carrozzina nelle nostre vite. Quasi che le persone disabili fossero un’improvvisa manifestazione storica. Ma se guardiamo bene nel nostro passato affiora la sensazione che la pazzia sia sempre esistita, per esempio. Emergono ricordi di persone che non vedevano e chiedevano  l’elemosina, oppure facevano cose che apparivano straordinarie, come muoversi da sole. E se a scuola ci avessero detto che Roosevelt o Cesare fossero state persone con disabilità forse la nostra percezione su di essa sarebbe cambiata. Fra memoria e non detto c’è una considerazione da fare: la disabilità esiste da prima dei giorni nostri. Comprendere da quanto ci accompagni ci può aiutare a renderla più familiare.

Ma quando nasce esattamente la disabilità? Partiamo da Roosevelt: si sa che avesse seri problemi di deambulazione per quella che si pensava fosse poliomielite e probabilmente era sindrome di Guillain-Barré. Il presidente doveva ricorrere spesso all’uso della carrozzina, ma quasi mai si mostrava persona con disabilità in pubblico. Uno fra i più grandi uomini della storia americana temeva che la condizione potesse screditarlo e, probabilmente, egli stesso subiva il timore della disabilità sulla sua persona. 

Questo porta a una prima considerazione: rintracciare il punto di partenza della disabilità deve fare i conti con l’oscurantismo con cui essa è stata celata agli occhi della storia. Passiamo a Giulio Cesare: che soffrisse di mal di testa e, nella parte finale della sua vita, svenimenti ce lo dicono Plutarco e Svetonio, ma la questione sta nell’analisi delle cause di questi malesseri. Lungamente si è parlato di epilessia, tesi sostenuta dagli stessi contemporanei del generale romano. Oggi si parla di altre cause, probabilmente mini ictus. 

Qui nasce una nuova considerazione: rintracciare tracce di disabilità risulta difficile a distanza di migliaia di anni perché ciò che un tempo era una cosa, oggi la scienza ritiene fosse altro. E via via che la scienza si sviluppa emergono nuove tracce di disabilità, esponendo la risposta sulla data della nascita della disabilità a retrodatazioni legate alle nuove scoperte consentite da analisi sempre più approfondita sul nostro passato.

Significativo il caso segnalato dal Corriere della Sera on-line alcuni anni fa a proposito della grotta del Romito, in provincia di Cosenza. Qui risulterebbero tracce della sepoltura di persone con disabilità, ma è una che ci interessa particolarmente e riguarda un homo sapiens vissuto circa 12.000 anni fa. Forte e robusto, intorno ai vent’anni subisce un trauma che gli causa lo schiacciamento delle vertebre, probabilmente per una caduta o un salto dall’alto con un violento atterraggio sui talloni. L’evento sarebbe la causa della paralisi agli arti superiori e un generale indebolimento corporeo che risulterebbero dall’analisi dei reperti.  

Significative sono poi le tracce di usura dentale, riconducibili alla masticazione di sostanze legnose, circostanza che induce a ipotizzare che la persona abbia conservato un ruolo sociale nel gruppo lavorando con la bocca materiali che servivano alla comunità.

Ma la bioarcheologia, la paleopatologia e l’archeologia in generale ci conducono a una scoperta ancora più remota. La versione on-line della rivista Focus ci porta a 500.000 anni fa, ad Atapuerca, in Spagna. 

Qui sarebbero state trovate ossa del cranio di un ominide, detto Homo heidelbergensis, vissuto sino a 12 anni dalla nascita con una malformazione cranica che ne avrebbe condizionato lo sviluppo cerebrale rendendolo completamente dipendente dagli altri. Non solo questa è testimonianza di disabilità in tempi preistorici ma anche della presa in carico della società del piccolo, che ne ha permesso la permanenza in vita per oltre un decennio. 

Quando nasce la disabilità, allora? Quando l’uomo per la prima volta si è trovato di fronte a una zoppia, a una ferita, alla perdita dell’udito o della vista o a un’altra condizione di salute che ne ha alterato il rapporto con l’ambiente. 

Al di là delle tracce sinora ritrovate, e più o meno attendibili, possiamo dire che la disabilità nasce con l’uomo.  È una condizione umana che accompagna la nostra evoluzione dal suo nascere. Emarginare la disabilità è emarginare se stessi.

 

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