Il racconto di sé come ponte fra generazioni

Nasce a Ravenna l’iniziativa “Io ci sono” per raccogliere e scrivere le storie dei senior

di Doris Zaccaria – giornalista e formatrice

Quante volte lo sentiamo dire: che bello sarebbe se le nuove generazioni ne sapessero di più sulle vite di chi è più grande, magari partendo dai propri nonni o bisnonni.

Se ascoltassero attentamente le esperienze di chi ha attraversato il Novecento, di chi magari ha visto coi propri occhi la guerra e la ricostruzione, gli anni della contestazione e quelli delle stragi…

Ora, finalmente, anche la politica sembra aver capito l’importanza di trasmettere la memoria. Non quella ufficiale e istituzionale (che per carità va benissimo, tanto più in questi tempi ballerini), ma quella costituita dai personalissimi racconti dei senior.

Il percorso partecipativo “Io ci sono” promosso dal Comune di Ravenna con il sostegno della Regione Emilia-Romagna si pone proprio questo obiettivo. Con un valore in più: combattere la solitudine che spesso colpisce chi non ha più vent’anni. Proprio coloro che invece avrebbero tanta voglia di condividere il proprio vissuto.

Noi “giovani” lo diciamo spesso, alzando gli occhi al cielo: quanto piace agli “Over” raccontarsi!

Ma a ben vedere, a mano a mano che cresciamo, ci rendiamo conto in prima persona di come ogni esperienza possa arricchire la nostra visione del mondo e trasmettere qualcosa a chi è più giovane di noi. Una bellissima catena di conoscenza e vita vissuta che, se coltivata, diventa memoria collettiva, vero e proprio collante sociale.

Ora, si dà il caso che a Ravenna la ricerca di volontari desiderosi di raccogliere le esperienze dei senior sia andata oltre le più rosee aspettative. Il percorso sta per partire e l’esito finale sarà una raccolta di testimonianze. Ma il bello sarà la strada da fare insieme, giovani e meno giovani, per conoscersi e capirsi di più.

A leggere di questa iniziativa, vengono subito in mente due considerazioni.

La prima: speriamo che molte altre Amministrazioni decidano di seguire questo esempio e costruiscano ponti fra generazioni. Ce n’è davvero bisogno.

Il secondo: chi può, senza aspettare, coltivi un po’ di sana amicizia intergenerazionale. Ho avuto la fortuna, fin da quando ancora frequentavo le superiori, di conoscere e frequentare persone più grandi. Ascoltare le loro esperienze, rivivere attraverso i loro occhi eventi e luoghi, è stata una esperienza che ha segnato in positivo la mia crescita. Anche oggi, mi sento privilegiata ad avere amici di tutte le età che mi aiutano a vedere molte cose in maniera diversa, spesso più articolata. Io, dal canto mio, spero di portare loro una ventata di freschezza e quella piccola dose di incoscienza, che tutto sommato fa bene a tutte le età.

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