Le persone con disabilità possono lavorare?

Le aziende sono obbligate ad assumere personale disabile; non è un costo e può valerne la pena

Di Antonio Giuseppe Malafarina – giornalista e blogger

 

Una persona che si muove in carrozzina può salire e scendere per le impalcature dei palazzi in ristrutturazione? Una persona che non vede può mettere sugli scaffali le confezioni al posto giusto? Non tutti i lavori sono adatti a ognuno. D’altra parte le inclinazioni umane portano qualche volta a desiderare di svolgere professioni che non riusciremo mai a praticare. La chiave sta nella nell’offrire alla persona giusta il lavoro adatto. Le persone disabili non possono svolgere tutti i lavori, ma neppure le persone non disabili possono farlo. Questo significa che, benché ci risulti strano che una persona con disabilità possa svolgere una tale attività, non è escluso a priori che chi si trova in condizione di disabilità possa lavorare. Naturalmente dipende dai casi e, per le persone con disabilità al 100%, sovente è richiesto che presentino documentazione che certifichi che sono in grado di farlo. La legge, tuttavia, non solo concepisce che esistano lavoratori disabili ma inizia a creare soluzioni favorevoli al lavoratore disabile già dal 1992, con la legge 104. Nel 1998 il nostro apparato giuridico si migliora con una legge che obbliga le aziende con più di 14 dipendenti ad assumere persone disabili. E con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità siamo arrivati agli accomodamenti ragionevoli, che consistono nella possibilità che il datore di lavoro fornisca al lavoratore disabile gli adattamenti necessari per svolgere la professione in maniera proporzionata. Gli strumenti ci sono, sempre considerando che è difficile, ma non impossibile, che una persona che si muove in carrozzina possa fare il manovale. Le nuove tecnologie aiutano molto. Con il loro avvento, per esempio, si è ampliata la gamma dei lavori d’ufficio fattibili. Ma le imprese tentennano. Preferiscono pagare le penali previste per chi non assume, che ritengono convenienti rispetto all’assunzione di un impiccio, quale è considerato il lavoratore con disabilità. Ultimamente arriva qualche segnale positivo, cioè le aziende iniziano a concepire la persona con disabilità risorsa. Certe aziende hanno investito sul disability manager, che è quella figura che all’interno di un’azienda è in grado di provvedere all’inclusione delle persone con disabilità in maniera proficua. Le persone con disabilità, perciò, non possono essere estromesse per principio dall’idea di essere lavoratrici. Certamente c’è chi non può lavorare, ma anche chi sembra non possa farlo mentre con i giusti apparati può riuscire benissimo, peraltro considerando che gli adattamenti possono risultare rimborsabili dallo Stato. Ci apprestiamo a entrare in una nuova era, dove il telelavoro sarà più diffuso ed è questa una pratica dove le persone disabili hanno più esperienza di molte altre. Tengo a sottolineare che in una società che ha il dovere di ricostruirsi, visto che quella passata raccoglieva diffuse critiche, ci debba essere di insegnamento il periodo che stiamo vivendo. L’isolamento ci ha costretti a una obbligata parità dove ognuno è rimasto serrato in casa, impedito nel raggiungere le proprie mete a piacimento. Siamo stati resi tutti uguali. Dovremmo continuare ad esserlo, in una società più umana. Dovremmo ridisegnare il nostro stare insieme, riscoprendo la convenienza di stare tutti insieme, anche con le persone con disabilità. Dovremmo investire sulla maggior quantità di clienti, quindi anche sulle persone con disabilità, e questo potrebbe fornire ulteriori opportunità di lavoro per gli stessi disabili. Dovremo personalizzare i servizi, anche considerando le persone che deliberatamente sceglieranno di stare a casa. Servirà una società più universale, premurosa delle esigenze di ognuno ricordando che c’è stato un tempo in cui ci volevamo tutti bene dai balconi.

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