GENERAZIONE F

   Programmi e progetti: basta molto meno di una pandemia per annullarli 

La vita è ciò che ti succede mentre sei impegnato in  altri progetti.                   (John Lennon)

Sul futuro, vago e incerto, si possono fare un’infinità di piani interessanti, meglio ancora se azzardati e improbabili, tanto niente corrisponderà alle nostre elucubrazioni, ma almeno avremo avuto il piacere di progettare.
(Agatha Christie)

Non posso pianificare  niente di importante, soltanto piccole cose. Chi pianifica ciò che è importante trasforma tutto in piccole cose.                                                           (Khalil Gibran)

La vita somiglia molto al jazz … è meglio quando si improvvisa.                  (George Gershiwin)

Io sono sempre stata una persona- mi si passi l’espressione- “più da bilanci che da progetti o programmi”. Sarà il sangue ereditato dai nonni paterni (nati a Venosa, patria di Orazio, il poeta del carpe diem),  sarà la precarietà che ha contraddistinto l’intera mia infanzia e adolescenza e poi ancora l’età adulta, sarà che ho imparato a scontrarmi fin da piccola con eventi del tutto inaspettati (belli o brutti che fossero), ma non ho mai voluto fare programmi a media o a lunga scadenza. Spesso … neppure a breve, a dire il vero.

Per carità, sono sempre stata molto puntigliosa nel rispettare gli obiettivi posti da me (come sostenere un esame entro una data), così come le scadenze fissate dagli altri (consegnare un articolo o una bozza di un libro), ma  considero tristi e patetici coloro che entro sette anni finisco di pagare il mutuo, poi mi compro la macchina nuova, l’anno prossimo vado alle Maldive, entro i 30 anni conto di sposarmi e non prima perché c’è da procurarsi il denaro necessario per il matrimonio, dopodiché   arredare al meglio l’appartamento e mettere da parte la cifra tot per gli imprevisti …

 E poi la tua quotidianità viene interrotta falciata stravolta non dico da una pandemia quale quella attuale del Covid- 19, ma da un lutto, un dolore, un incidente, così come, al contempo, può essere investita dalla felicità di un amore o dalla sorpresa di incontri con persone che ti fanno vedere la vita in modo diverso e intraprendere nuovi percorsi.

In copertina sono io nel 1969: avevo pertanto 18 anni e stavo terminando il penultimo anno di liceo. Godevo della natura intorno a me e per quel che mi posso ricordare non sapevo ancora quale facoltà avrei scelto e neppure ero convinta di volermi iscrivere all’Università, nonostante mi piacesse studiare. Non pensavo granché al mio futuro; già allora avevo imparato a godermi l’hic et nunc(spesso tutt’altro che rose e fiori).  Anche per quanto riguarda il lavoro che avrei voluto fare ero abbastanza indecisa: medico chirurgo, giornalista, psichiatra, avvocato … Ciò che sapevo per certo era che non avrei voluto avere figli, che sarei andata a vivere da sola il prima possibile, che … che comunque c’erano il sole, le amiche, i dischi, i libri, il mare, le risate… E soprattutto c’ero io con la mia interiorità da scoprire ogni giorno.

Intuivo profondamente che la vita è fatta da mille opportunità e incontri casuali e che, pur usando la testa, avrei continuato ad agire d’istinto, di pancia insomma, come suol dirsi oggi. Certo, mi sono data tante volte la zappa sui piedi per questo e ho rinunciato ad occasioni che mi avrebbero mutato la vita, ma va bene così. Davvero. Nessun rimpianto.

Noi di Generazione Over 60 constatavamo quanto il mondo fosse in divenire, quando per esempio scoprire che con un fax in pochi minuti potevamo far arrivare uno scritto da Milano a Palermo venivamo catturati da quegli “stupori intelligenti” citati da Ennio Flaiano. Avremmo avuto davanti momenti storici difficili, ma la maggioranza di noi avrebbe cercato di capire e di adattarsi di conseguenza. Questione di Dna, di appartenenza alla “Generazione Fortunata”.

Ciò significa che il Coronavirus non ci fa paura?  Tutt’altro ed è giusto sia così, ma – almeno per la sottoscritta- adattarsi alle restrizioni non è un dramma. Forse, per l’appunto, perché non ho mai in agenda grossi programmi e quelli segnati (anche se importanti) a ben guardare sono tutti sostituibili e rimandabili.

Però ci sono alcuni piccoli progetti che (almeno questi!) mi è sempre piaciuto poter sognare– il famoso “se lo puoi sognare lo puoi fare” disneyano- e fra questi c’era l’intenzione di organizzare una festa/evento per la nostra testimonial Maria Teresa Ruta. Sul numero 7 dello scorso anno ci trovate assieme in copertina, e nell’editoriale raccontavo come molti anni fa avevo conosciuto “il sorriso che non conosce confini” e di come eravamo diventate amiche.

Oggi, mentre scrivo questo editoriale, è il 23 aprile e Maria Teresa Ruta compie 60 anni. Ovvio dire che più che a noi della Redazione spiace assai più a lei di non poter festeggiare come avrebbe desiderato questo importante compleanno. Lo leggerete all’interno del magazine nella rubrica da lei curata intitolata “Lavori in corso”. Lei è la migliore testimonianza che noi Over sappiamo reagire e cambiare programmi e progetti con intelligenza e leggerezza. Senza piangerci addosso. Auguroni Maria Teresa!

                                                                                                            Minnie Luongo

                          

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