Sulla rotta dei pirati

Chiusi nelle nostre case, possiamo vivere grandi avventure insieme allo spregiudicato Long John Silver

di Doris Zaccaria – giornalista e formatrice

Chi di noi non sta sognando a occhi aperti la libertà? Per quanto l’isolamento possa essere confortevole (e non sempre lo è), nulla può sostituire la possibilità di fare esattamente quello che ci passa per la testa.

Le nostre vite, fino a poco fa, erano scandite da ciò che dovevamo fare (il lavoro, gli impegni…) e ciò che desideravamo fare (le passioni, le amicizie…).

Svegliarsi la domenica e vedere il sole splendere fuori dalla finestra, per esempio, poteva aprire immediatamente un ventaglio di possibilità: dalla passeggiata al parco alla gita fuori porta, dall’osservare le vetrine a vedere una bella mostra.

Ebbene, nulla di più lontano dalla nostra quotidianità attuale. Ma se siamo fortunati ci resta ancora qualche scelta: quale film guardare, quale libro leggere? Così ho preso dallo scaffale un libro che finora non mi era mai parso invitante e che invece, in queste settimane, si era colorato di una nuova attrattiva: La vera storia del pirata Long John Silver di Bjorn Larsson.

Si tratta, sostanzialmente, dell’intera vita di questo personaggio fra i più noti nel composito mondo della pirateria.

Di lui sappiamo che, seppur di umili natali, ha avuto una buona istruzione. Intelligente e spregiudicato, desidera qualcosa di quasi impossibile per l’epoca in cui vive: essere padrone del proprio destino. Già, perché l’Inghilterra alla fine del 1600 non riserva grandi opportunità per i poveri. Certo, l’educazione ricevuta dal giovane John potrebbe aprirgli le porte di alcune carriere rispettabili, come il prete e l’avvocato. Ma lui non ne vuole sapere di vite ordinarie e decide di andare all’avventura.

Il pirata Long John Silver nella serie “Black Sails”

Il mondo in cui muove i primi passi è denso di insidie: non è raro finire sulla forca per aver rubato di che sostentarsi e gli arruolamenti forzati sono all’ordine del giorno. Grazie a un formidabile istinto di sopravvivenza e alle sue doti di affabulatore, Silver riuscirà a farsi strada nel mondo dei pirati e sopravvivere a innumerevoli rovesci di fortuna, uscendone sempre più forte e irriducibile.

Non voglio rovinarvi il piacere della lettura: il romanzo è ben scritto e talmente pieno di colpi di scena da tenere il lettore incollato alle pagine.

Ci sono, però, anche molte riflessioni che meritano di essere approfondite in questi giorni dove il tempo per pensare non ci manca.

Sul finire della propria vita, sempre più solo in un’isola dove ha trovato riparo insieme alle ricchezze accumulate e a un manipolo di schiavi (che, sebbene affrancati, non vogliono saperne di abbandonarlo), Silver scrive le sue memorie.

Quell’uomo straordinario, che è stato il terrore dei mari, che ha soggiogato feroci comandanti e notabili, che si è fatto beffe dell’autorità costituita, arrivato alla fine del proprio viaggio si domanda quale sia il suo lascito all’umanità.

 Pur non pentendosi di nulla, si accorge di aver pagato un prezzo alto per aver voluto sfuggire a ogni costrizione.

Una cosa l’ho capita: la solitudine è l’unico vero peccato su questa terra, e l’unica giusta punizione per uno come me. Quella, e forse solo quella, è peggio della morte”.

Il suo tormento allora, diventa quello di riuscire a lasciare una traccia. Non tanto come personaggio dai tratti quasi mitici, ma come essere umano. E ci potete scommettere: se Silver si mette in testa qualcosa, trova sempre il modo per ottenerla. Il libro che si conclude fra le nostre mani è dunque l’eredità di un uomo testardo e fiero, che solo alla fine ha compreso quanto gli sia costata una vita di lotta senza quartiere.

Oggi molti di noi sono attanagliati dalla solitudine, e non certo per aver seguito una vita spregiudicata e aver sfidato le prescrizioni di chi ci governa.

 Al contrario, siamo soli per poter tornare un giorno insieme, siamo sacrificati come singoli per un interesse collettivo (o almeno, questo è ciò che speriamo).

E volendo parlare di lasciti, quale sarà la traccia che lasceranno queste settimane? Ci sarà modo di costruire una grande narrazione collettiva o ognuno dovrà fare i conti con la propria, personalissima vicenda?

Non so cosa ne pensiate, ma queste domande rischiano di farmi venire un grosso mal di testa. Forse è meglio tornare allo scaffale della libreria e ripartire per un altro viaggio. Letterario, s’intende.

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