Il Generale e il Pangolino

Il Generale e il Pangolino

3° puntata

Continua il racconto di un’epidemia che ha messo a nudo tutte le ipocrisie del mondo

Di Enzo Primerano – Medico Rianimatore

13° Settimana
Caro Generale, ti abbiamo dato una tregua ma siamo ancora lontani dall’armistizio.
Domani, come saprai molti di noi usciranno dalle trincee per cercare di riprendere un minimo di normale esistenza. Sei sceso come la coda di una cometa seminando morte ma anche fame e miseria e paura nel futuro. La tua fine è segnata Generale Covid, ma adesso non temiamo te ma tutta quella folla là fuori che non vede l’ora di riprendere quella tanto assurda esistenza fatta di tanto avere e poco essere, che si riduce poi miseramente in larva quando calamità come la tua si abbattono senza avvertire. Caro Generale, ognuno qui cerca di scaricare le proprie responsabilità parlando di presunti complotti o ipotetiche macchinazioni da laboratorio. La psicologia di guerra si valuta anche da queste pochezze da paranoici. Noi che stiamo in trincea sappiamo che non è additando gli altri come causa dei nostri mali che si vinceranno le prossime battaglie.
Noi dell’artiglieria pesante che abbiamo da poco svuotato le rianimazioni siamo consapevoli che potremo riempirle di nuovo se i soliti stupidi furbi non si atterranno alle regole. Abbiamo visto più cose raccapriccianti e nel contempo meravigliose in pochi mesi di lavoro che in un’intera vita. L’essere umano è straordinario nel bene. L’essere umano è diabolico nel male. Ma l’uomo difficilmente cambia e facilmente dimentica. Proprio dentro questa sua duplicità sta il mistero della sua esistenza. E continuerà per il sentiero sbagliato fino al prossimo virus guerriero che a furia di lutti gli farà intravedere di nuovo la strada maestra.

14° settimana
Caro Generale, ti sei nascosto bene dopo tutti i guai che hai combinato e lutti che ci hai inferto.
Non ti vediamo ma sappiamo che ci sei. In ogni caso non abbasseremo la guardia fino a quando non ci si dimenticherà di te o fino a quando qualche altro generale ti sostituirà.
La doverosa riapertura non riguarda soltanto le normali attività produttive ma anche gli ospedali. Tutti i malati hanno il diritto alla salute e ad essere curati e questi malati, durante le tue incursioni, Generale, non hanno trovato la giusta assistenza che avrebbero meritato. E adesso noi, che durante i tuoi assalti, eravamo soldati di prima linea torneremo a fare i soldati di prima linea per tutte le altre emergenze che ci aspetteranno. Tanto si sa che gli eroi non hanno bisogno di riposo.
Questa epidemia assomiglia troppo alla Peste Manzoniana e come tale fa riemergere arroganza, prepotenza e soprusi. Come nei Promessi Sposi anche il Generale Covid fa pronunciare la frase “Questo matrimonio non s’ha da fare” detto da Griso della task force dell’epoca al un povero curato di campagna Don Abbondio che aveva ben compreso come la sua sorte fosse simile ad un orcio di terracotta stipato tra tanti orci di rame che sono trasportati da un carretto traballante su un sentiero pieno di ciottoli e buche. Matrimoni e cerimonie di ogni sorta bloccate, rinviate e svilite nella loro componente emozionale e rituale.
Persino San Carlo allora, non sappiamo quanto consapevole o no, scelse l’immunità di gregge con la grande processione di preghiera che infettò i più deboli ma vaccinò i più forti. Al resto ci pensarono poi i monatti come riporta lo stesso cardinal Borromeo nel suo De Pestilentia raccontando l’episodio della madre di Cecilia, ripreso poi dal Manzoni con quella sua immensa forza lirica che fece commuovere ognuno di noi.
Stavo facendo queste considerazioni col Generale che si manteneva ben nascosto dentro una grotta quando sentii qualcosa che rotolava tra i cespugli.
Dapprima pensai che il generale scappando avesse spostato qualche pietra, poi mi resi conto che qualcos’altro si stava muovendo tra i cespugli.
Allora mi sedetti su una grossa pietra che spuntava tra i cespugli e mi misi ad aspettare.
Pian piano vidi che si trattava del Pangolino, il nuovo ospite preferito dal Generale, quando Covid scappò dai suoi vecchi amici pipistrelli. E il Pangolino si avvicinò appollaiandosi su una roccia a debita distanza come per volermi dire qualcosa.
“E’ possibile che voi umani ancora non abbiate capito che questo pianeta è di tutti e non solo vostro?” 
“Pensate a quanti boschi, mari, fiumi e territori avete deturpato per insediarvi noncuranti degli animali che vi abitavano. Per coltivare i vostri cibi distruggete il territorio. Le chiamate erbacce e le distruggete con i vostri veleni, ma sulla Terra non esistono erbacce. Tutte le erbe che crescono sulla terra servono a qualcosa. Solo esseri malvagi e schiavi delle proprie abitudini possono pensare che sia buono solo ciò che è utile a loro. Tutto ciò che esiste su questo pianeta ha un suo motivo e chi estirpa e deturpa tutto ciò che gli appartiene verrà punito con la stessa pena. Se siamo qui in questo meraviglioso pianeta è perché tutti abbiamo uno scopo e tutti quindi abbiamo pari dignità ad avere una vita di pace e serenità. Non conosciamo il perché esista la vita ma sappiamo benissimo che se esiste vi è un fine, un progetto di cui ognuno di noi fa parte e a cui nessuno può sottrarsi.
Non ero vittima di allucinazione: il Pangolino era fisso a guardarmi su un sasso ma la sua voce sembrava provenire dall’alto. E mentre il Pangolino mi fissava si avvicinò una Volpe. E una nuova voce tuonò: “Per tanti anni avete avuto quella sporca abitudine di addossare tutti i problemi della terra al cambiamento climatico, invece che chiamarlo inquinamento generato dalla improvvida mano dell’uomo. Avete modificato quelli che chiamate ecosistemi, ma che sono solo una: un pianeta che vive e respira come unica entità con tutto ciò che vi risiede. Avete modificato, mari, montagne, boschi, foreste e fiumi dovete aspettarvi grandi punizioni. E dopo la volpe ecco arrivare una Civetta: “Non appena avete scoperto il Dna e le basi genetiche della vita avete cominciato a giocare inconsapevoli dei danni che avrebbe potuto creare e non per il bene del pianeta e dei suoi abitanti, ma solo per rincorrere fama potere e ricchezza.”

Intanto sulla roccia si avvicina al Pangolino un Ramarro: “Sappiate che la discesa del nostro generale Covid è solo un piccolissimo avvertimento di ciò che la natura è in grado di fare. Avete deturpato un pianeta che, a quanto ci dicono gli abitanti dell’universo, è uno tra i più bei giardini del creato. E con quale coraggio adesso venite a chiedere grazia e misericordia?” Mi accorsi subito che, allucinazione o no, mi trovavo in un territorio nemico e ostile e decisi di allontanarmi senza farmi tante domande.


Ma, superata la soglia di casa, quel senso di protezione delle mura domestiche mi fece tornare a quelle strane parole udite e pronunciate non so ancora da chi. Il genere umano dovrà modificare in fretta il suo modo di rapportarsi con la natura, pena nuovi e numerosi lutti e vittime.
Se vogliamo vivere in pace e tranquillità su questo pianeta dovremo, senza finte ideologiche o di comodo, rispettare la natura e tutti i suoi elementi pensanti viventi e immobili. Cure e vaccini saranno solo palliativi: la vera cura è rispettare l’ambiente e gli spazi vitali di tutti.
Sarà meglio pensarci bene prima di firmare l’Armistizio.

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