Cosa mangiano le persone con disabilità?

Alcune “pratiche alimentari” per persone disabili.

Di Antonio Giuseppe Malafarina – giornalista e blogger

Ci sarà capitato di incontrare al ristorante una persona con disabilità, seduta in carrozzina oppure senza vista, e difficilmente ne saremo rimasti indifferenti. Un pizzico di curiosità ci avrà assalito, come quando intercetti una persona stravagante due tavoli dopo il tuo. Forse non ci sarà comparso chiaro il dubbio su cosa mangi una persona con disabilità, ma guardare come si muove, come si mette al tavolo e come viene cibata se non è autosufficiente sì, e non credo sia una curiosità venuta solo alle persone che incontrano il sottoscritto.

La domanda “cosa mangiano le persone con disabilità”, pertanto, serpeggia dentro molti. Alberga soprattutto il quesito: le persone disabili mangiano come noi? Come fa una persona che non vede a prendere il bicchiere, versarsi da bere e centrare il contenitore senza perdere una goccia? E una persona obesa in carrozzina non ci viene il dubbio che avrebbe potuto mangiare meno per essere più scattante in carrozzina o, viceversa, ci viene di pensare che una persona in sovrappeso lo sia anche perché passa la sua vita in carrozzina? Abbiamo molti dubbi sull’alimentazione delle persone con disabilità, pur quando restano reconditi. Nel considerare l’alimentazione di chi è disabile bisogna come sempre considerare che le disabilità non sono tutte uguali, cioè le persone non sono tutte le stesse. Ognuno ha le sue peculiarità; quindi, se è vero che ci sono persone con disabilità che devono mantenere una dieta particolare e che alcune persone sono disabili in funzione del loro disturbo alimentare, nell’insieme possiamo dire che le persone con disabilità mangiano come tutti. E, siccome fra tutti ci sono persone che devono mantenere un’alimentazione particolare, ecco che anche fra i disabili c’è chi necessita di una nutrizione dedicata. Bisogna dire che certe disabilità, come quella che porta a stare seduto in carrozzina, possono portare a disturbi digestivi o di sovralimentazione, ma da questo a dire che la disabilità costringe a un certo tipo di alimentazione ne passa.

 Ci sono persone che si nutrono senza masticare, per ragioni digestive, motorie e cliniche. In questo caso si usa un sondino inserito nel naso che finisce nello stomaco e dal quale viene somministrato un nutrimento calibrato spinto da un’apposita pompa. Altre hanno questo sondino applicato sull’addome e collegato allo stomaco per via percutanea (peg, gastronomia endoscopica percutanea). Esiste anche l’alimentazione direttamente in vena, che si chiama nutrizione parenterale ed è applicata prevalentemente in campo ospedaliero. Oltre a questi casi di nutrizione estrema bisogna considerare le persone che hanno disturbi dell’alimentazione più comuni e qui è doveroso fare una considerazione che riguarda tutti: quando invitiamo qualcuno a mangiare con noi dovremmo valutare gli eventuali disturbi che lo riguardano. È una forma di cortesia. Gli esercenti, poi, dovrebbero sempre essere in grado di fornire un menù vario, cioè con piatti privi di glutine, poveri di zucchero e via dicendo. I menù dovrebbero in ogni caso essere accessibili alle persone che non vedono, pertanto dovrebbero essere in braille o consultabili dallo smartphone. Non dovremmo inorridire se vediamo che una persona educatamente tocca il suo bicchiere nella parte interna perché è grazie al tatto delle dita che chi non vede riesce a capire quanto liquido vi è contenuto. Non dovremmo scandalizzarci neppure per qualche macchia di troppo da una persona che si nutre con difficoltà. A proposito, va detto che esistono stoviglie, soprattutto posate, conformate per facilitare il nutrimento di alcuni. Non scandalizziamoci, perciò, di vedere una posata apparentemente deforme, perché potrebbe avere la sua funzionalità.

In ultima analisi, perciò, non bisogna essere troppo rigorosi nella pretesa di bon-ton rispetto alle persone a tavola, se queste hanno peculiarità tali che la norma comportamentale debba essere superata o interpretata. Le persone, tutte, devono comportarsi educatamente, ma può capitare che non riescano ad essere perfettamente rispettose del galateo. Buona norma, a tavola con una persona con disabilità, è metterla a proprio agio: eliminare le barriere che possano impedirle di avvicinarsi al tavolo o intralciarla nel suo percorso o nella mobilità degli arti sulla tavola apparecchiata per servirsi; farla sentire accolta alla stessa maniera degli altri commensali; preparare pietanze dedicate se si rende necessario. Le persone disabili mangiano, come tutti. I padroni di casa le trattino con la cortesia che si usa a tutti.

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