Il Generale e il Pangolino. 4a puntata

Continua il racconto dell’epidemia che ha messo a nudo tutte le ipocrisie del genere umano

Di Enzo Primerano – Medico Rianimatore


15° settimana

Ero pensieroso alla finestra a riorganizzare i miei pensieri quando d’un tratto entrò nella stanza il Generale avvicinandosi verso di me.
Il suo volto non era bellicoso anzi, mentre mi si avvicinava, sembrava avesse buoni propositi
Quando fummo a tu per tu riuscii a guardarlo immaginando che le sue innumerevoli spine fossero strumenti di comunicazione. Mi disse: “ Avvicinati, toccami”.
“Fossi matto” risposi “Dopo tutti questi mesi passati a d evitarti, schivarti e proteggermi da te e non contaminare gli altri !!! ”
E il Generale sorridendo rispose: “E’ vero; ho inferto molti lutti agli umani ma adesso non farò più danni. Il mio spirito ha subito una mutazione che mi permetterà di convivere anche col genere umano senza fare più danni.
E’ successo e succederà ancora ma, mi raccomando, non cercate di piegare ai vostri fini una natura di cui avete un’effimera, misera e impercettibile conoscenza. Rischiereste di farvi molto molto più male di quanto non è successo stavolta. E non fate i furbi ancora una volta fingendovi dispiaciuti e pentiti solo per continuare a perseguire tutti quei diabolici falsi idoli come il denaro il lusso e la loro ostentazione.
Io sono cambiato ma là fuori milioni di generali come me sono pronti ad un segnale delle stelle a scatenare indicibili disastri ai nemici dell’universo.
Noi siamo dappertutto: nell’aria, nell’acqua dei mari dei fiumi e degli abissi più profondi, dentro la terra e nella luce degli astri. E il Cielo e le Stelle che ci osservano da lassù sono pronti a proteggerci o ad annientarci ad un semplice nostro segnale.
Noi non abbiamo timore del tempo perché per noi non esiste. Ciò che è stato e ciò che sarà è soltanto la continua espressione del nostro essere. Noi non comandiamo nessuno e non siamo comandati da nessuno
E’ la grande sfida e mistero che ha pervaso le menti di molti talenti della poesia e del teatro: vivere e sopravvivere all’interno di un mondo pieno di insanabili contraddizioni”.
Per comprendere meglio queste insolite affermazioni mi venne in mente una storia che spesso una vecchia signora raccontava ai suoi nipoti.
Era la primavera del 1924 e aveva 9 anni e nel parco Steglitz a Berlino ; aveva perduto la sua bambola di nome Brigida. Piangeva a dirotto ed era disperata per quella perdita, quando si avvicinò un signore che l’aiutò a cercarla ma non riuscendo a trovare nulla fino a sera si diedero appuntamento per il giorno dopo. Anche l’indomani nulla da fare: non c’era più traccia della bambola. Ma il signore prima di andar via fece finta di trovare un biglietto dietro una siepe. “Per favore, non piangere” c’era scritto “sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…” Un mese dopo, sempre al parco, quel signore si avvicinò alla madre della bambina consegnandole in dono una bambola con un biglietto ove era scritto “Sono Brigida, la tua bambola; i miei viaggi e le mie avventure mi hanno cambiata”.
Molti anni più avanti la ragazza ormai cresciuta, trovò un biglietto nascosto dentro la sua bambola ricevuta in dono che diceva: “Ogni cosa che ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l’amore la muterà sempre in una forma diversa.” Firmato Franz Kafka
Il 3 giugno del 1924 Franz Kafka moriva prematuramente.

 16° Settimana

GUERRA E PACE

Se cerchi la pace preparati alla guerra

Buongiorno Generale. Anche adesso, ormai senza armatura sconfitto e prigioniero, riesci ancora a mostrarti come il censore più spietato della nostra società.

Là fuori tutti festeggiano la tua sconfitta ammucchiandosi sul carro dei vincitori. Quelli che spintonano di più sono quelli che quando tu eri forte con le tue incursioni erano nascosti al sicuro o sentenziavano da bunker asettici dove tu non potevi entrare. Ma la storia maestra ci rammenta che su quel carro mancano i veri eroi, quelli che senza pensare ai propri tornaconti, di fronte al dovere hanno risposto anteponendo il valore alla propria incolumità. Quegli eroi oggi giacciono esanimi nel ricordo degli amici o stanchi ed esausti nella mente e nel corpo, ma pronti a ricominciare a combattere.
Ed eccoci alle solite: tutti contro tutti con l’unica finalità di accumulare potere e denaro a scapito degli altri, invece che perseguire la strada della convivenza civile tra i popoli.

Chi fino ad oggi ha sperperato denaro pubblico è pronto a rifarlo in cambio di favori elettorali che gli garantiscano il potere.  Chi ha lavorato per tutta la vita evadendo il fisco è pronto a rifarlo e sarà pronto a piangere ancora se in futuro il suo mancato introito in nero non gli verrà garantito.

Gli Italiani continueranno a piangere perché gli altri stati europei sono troppo intransigenti nei loro confronti,mentre gli stati europei continueranno a non tollerare più le cialtronerie italiche per quanto artistiche fantasiose e creative. Tutti a far finta di volere un’Europa comune ma tutti con il recondito fine di usarla per beneficio personale non tanto nazionalista o libertario, quanto col fine di voler mantenere eterna quella la temporanea attribuzione di potere.

Tu, Generale, ormai sei malconcio così nudo senza armature né alleati ma, come ogni generale di valore, aspetterai il momento più propizio per evadere e riorganizzarti consapevole della nostra pochezza. Questo costringerà gli operatori della salute a diventare guerrieri di una nuova umanità. Un’ ennesima celata guerra mondiale che ci ha individuato come forza strategica per le battaglie del futuro. Mai più dovremo abbassare la guardia né mai dovremo negoziare valori e virtù proprie del genere umano.

 Dovremmo aver capito che le certezze servono solo a rafforzare i dubbi che sostengono la nostra onestà intellettuale. Quel sentenziare sui morti con o per il virus, con la sguaiata danza delle preposizioni, serviva solo per giustificare le errate affermazioni che dicevano che sarebbe stata solo una piccola influenza stagionale. Ma quei grossolani verdetti scoperchiano di fatto una molto più cruda realtà.
E’ molto più semplice ed economico prevenire le malattie prevenendole con corretti stili di vita piuttosto che non far nulla prima e poi ricorrere a lunghe cure che non rispristinano completamente la salute ma mantengono un sia pur ragionevole compromesso di vita che non è mai vera guarigione.
La società invece è ormai irrimediabilmente malata da insanabili patologie e infermità a cui dovremmo il prima possibile porre fine con lo stesso accanimento con cui combattiamo te, Generale.
E abbracciando il Generale lo salutai con la consapevolezza di come guerra e pace siano alleati  leali molto di più delle tante chiacchiere che goffamente cercano di nascondere sporche verità.

Generale, non provarci ancora a cercare di distruggerci. Le tue armate sono ormai sconfitte, disarmate e prive di virulenza, mentre i tuoi alleati sono scomparsi dall’aria. Eppure tu, invece di arrenderti definitivamente, stai provando ancora con la guerra psicologica facendo leva sulle più grandi debolezze del genere umano: invidia, furbizia e paura che innesca l’odio nei più deboli.

La specialità più frequente presso il nostro amato popolo italico è la scienza del secondo me. “Secondo me era rigore” è la frase più usata il lunedì; il martedì diventiamo presidenti del consiglio solo perché non si gioca, ma ecco che il mercoledì si ricomincia a fare allenatori, scienziati, ingegneri, filosofi, navigatori ma solo per arrivare alla domenica quando staremo a gridare seduti sugli spalti delle arene della squadra del cuore.

Tutto questo alimentato dalla paura che alimenta l’odio,il quale  mette radici dentro di noi come una spora di tetano: resta dormiente per anni e anni e spunta fuori cattiva e mortale appena trova le condizioni adatte. La stessa paura che alimenta i deboli che vengono presi di mira da chi cerca di controllarne l’opinione attraverso affermazioni che non bevono neanche gli allocchi, con tutto il rispetto per i bianchi rapaci. Gli italiani sono pronti a chiudere le porte agli italiani: “Da noi quest’estate verranno solo quelli che sono immunizzati” bombarda qualche amministratore regionale. Come se in Lombardia che cura circa 165.000 malati extra regione (dato 2019) chiedessimo a tutti, prima di entrare, se hanno l’AIDS o l’Epatite C per non mettere a rischio gli operatori. Gli stessi che sparano cartucce che hanno la stessa consistenza degli escrementi diventano d’un tratto smemorati nel ricordare che le tre Regioni più colpite dal virus sono le stesse che detengono il 75% del Pil del paese.

Se d’un tratto questi amministratori sentono forte lo spirito di secessione dal Paese non saremo certo noi ad opporci.
Pseudoscienziati che si azzuffano tra loro per stabilire chi è più scienziato. Utilizzare questi canali e farli passare per scienza è come credere nelle proprietà guaritrici della reliquia dello stinco del santo per rafforzare la religione. Prima di definirsi scienziati per contendersi le passerelle mediatiche bisognerebbe conoscere la definizione di Scienza e quanto essa proceda in avanti alimentata più da dubbi e perplessità che da affermazioni pompose e assolute.

Il medico visita, fa diagnosi e cura pazienti verificando l’efficacia della cura.
Usa scienza e statistica dei grandi numeri (nella speranza che siano veri) e li applica ai singoli malati personalizzandone la cura e badando umanamente a lenirne le sofferenze del corpo e della mente. In genere cerca di stare fuori dalle ribalte mediatiche perché il bene che deve tutelare è più circoscritto ma molto più nobile. Spettacolo molto misero a cui assistiamo, caro Generale, e da cui l’arte medica vera si dissocia fortemente perché la scienza si applica solo quando questa passa attraverso il crivello del dubbio, dell’umiltà, della compassione e dell’umanità di ogni singola persona malata.

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