“Il gioco del silenzio”: un libro per ragazzi ma non solo

Rimanere in silenzio per mettere ordine nella propria mente

Dalla Redazione

C’è un libro pubblicato nel 2010 che molti genitori e nonni dovrebbero rispolverare e, dopo averlo (ri)letto, proporlo a ragazzini dai 9 ai 13 anni. Il motivo? Appassionare questa fascia d’età alla lettura, per uscire dalle solite proposte stereotipate e commerciali e far conoscere ai ragazzi un testo che parla di loro e che, divertendoli, li inviti anche a pensare, provare, sperimentare.

L’autore de “Il gioco del silenzio” è Andrew Clements, uno scrittore americano di libri per ragazzi originario dell’Illinois. Dopo la laurea alla Northwestern University, Clements ha insegnato, scritto canzoni e lavorato presso diverse case editrici. I suoi libri hanno venduto più di sei milioni di copie nel mondo e sono tradotti in oltre dodici lingue.

Da parte loro, anche molto insegnanti hanno constatato che negli alunni, al termine della lettura, si evidenziano almeno tre constatazioni o domande:

  • L’importanza del silenzio. Noi il silenzio lo conosciamo davvero? Leggendo il testo anche i giovani lettori hanno iniziato a far caso per quanto tempo il silenzio faccia parte della loro vita, con  risultati davvero spiazzanti.
  • L’importanza delle parole. Nel togliere le parole a volte riusciamo ad accorgerci di quanto siano importanti e di quante parole vuote diciamo, senza magari mai pronunciare le parole importanti.
  • Che parte abbiamo nel gruppo? Un altro spunto interessante è quello di confrontarsi su ciò che i ragazzi pensano di Dave. Avrebbero il coraggio di rimanere così saldi sulle loro opinioni? Anche loro giungerebbero allo stesso finale? Ma, soprattutto, che reazione avrebbero avuto quando i cosiddetti inzittibili hanno accettato tutti quanti di rimanere in silenzio e creare quindi due gruppi compatti che includevano tutti i ragazzi di quinta, nessuno escluso?

 “Dave Parker era nel bel mezzo della sua quarta ora di silenzio. Ed era anche nel bel mezzo dell’ora di studi sociali di un lunedì mattina come un altro, nel bel mezzo del mese di novembre.

E la scuola elementare Lakerton era nel bel mezzo di una cittadina di medie dimensioni nel bel mezzo dello Stato del New Jersey.

Dave aveva una buona ragione per essere nel bel mezzo della sua quarta ora di silenzio, ma non è questo il momento di parlarne.

Questo è il momento di parlare di cosa aveva capito nel bel mezzo dell’ora di studi sociali”.

Inizia così questo romanzo ambientato in una quinta elementare in cui un ragazzino di 10 anni, durante l’ora di studi sociali (che da noi potrebbe essere l’ora di geografia), scopre un’informazione che anima la sua mente. Infatti, facendo una ricerca sull’India per la scuola Dave Packer scopre che ogni settimana Gandhi restava nel più assoluto silenzio per un’intera giornata per riuscire a mettere ordine nella propria mente.

Dave decide di provarci e ci riesce, ma ciò implica che debba fingere un attacco di tosse per evitare la presentazione della ricerca tirandosi addosso le ire dell’odiosa Linsey Burgess, sua compagna di ricerca.

Durante la mensa la ragazzina lo aggredisce per la brutta figura che le ha fatto fare e tra gli insulti parte la sfida: chi, fra maschi e femmine, saprà restare più in silenzio per due giorni interi? Ogni volta che viene rivolta loro una domanda i ragazzi delle quinte hanno a disposizione solo tre parole;  ogni parola in più sarà segnata come penalità.

La sfida ha inizio! Ed è così che “gli inzittibili” a cui la preside in mensa parlava con il megafono diventano improvvisamente silenziosissimi, senza neppure farsi una domanda importante: “Gli adulti come reagiranno a questo cambiamento?”

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