Ma perché non ci curiamo in modo corretto? 

Un paziente su due non segue le indicazioni del medico. E’ lo sconfortante scenario emerso da una sessione di Summer School 2021 di “Motore Sanità”

Di Minnie Luongo – giornalista scientifica

L’aderenza alle cure è mediamente molto bassa e varia in base alla patologia: si passa da una percentuale compresa fra 52% e 55% per osteoporosi e ipertensione arteriosa, a meno del 20% per la cura dell’asma. Il dato, già sconfortante di per sé, tende a peggiorare in modo particolare fra i 6 e i 12 mesi dall’inizio della terapia.

Le cause della scarsa aderenza terapeutica? Sono di varia natura e comprendono la complessità del trattamento, l’inconsapevolezza della malattia, il follow-up inadeguato, il timore di potenziali reazioni avverse, il decadimento cognitivo e la depressione, la scarsa informazione in merito alla rilevanza delle terapie, il tempo mancante all’operatore sanitario spesso oberato da pratiche burocratiche che sottraggono spazio fondamentale al confronto con il paziente. Tutti aspetti che si complicano in base all’età del paziente e alla concomitanza di poli-patologie.

È questa la fotografia scattata alla Summer School 2021 di “Motore Sanità”, nella sessione “Aderenza terapeutica: cronicità e rischi clinici correlati”.

Dalle analisi contenute nel Rapporto OsMed di AIFA, si evidenzia che è aderente alle terapie solo il 55,1% dei pazienti con ipertensione, il 52-55% dei pazienti con osteoporosi, il 60% dei pazienti con artrite reumatoide, il 40-45% dei pazienti con diabete di tipo 2, il 36-40% dei pazienti con insufficienza cardiaca, il 13-18% dei pazienti con asma e BPCO, mentre il 50% dei pazienti in trattamento con antidepressivi sospende il trattamento entro tre mesi ed oltre il 70% entro sei mesi. Eppure, dopo un infarto cardiaco rispettare le indicazioni di assunzione riduce del 75% la probabilità di recidive mentre nell’ipertensione non aderire agli antipertensivi aumenta di circa il 30% il rischio di infarto o ictus; di 7-8 anni è la riduzione di aspettativa di vita nella persona con diabete non in controllo glicemico.

Altre fonti esaminate confermano che solo il 13,4% dei pazienti è risultato aderente ai trattamenti con i farmaci per le sindromi ostruttive delle vie respiratorie, con trend purtroppo stabile negli anni. Nelle dislipidemie il 50% dei pazienti non è aderente (uno su due non coglie i benefici importanti della prevenzione); con ipertensione non sono aderenti il 40-45% dei pazienti. Nel diabete mellito l’adesione al trattamento orale antidiabetico (metformina e altri ipoglicemizzanti orali) è compresa tra il 36% e il 93%; l’aderenza alla terapia insulinica oscilla tra il 20 e l’80%; l’adesione alle raccomandazioni dietetiche è circa 65%; l’autocontrollo della glicemia è attuato nel 50% dei pazienti e l’attività fisica è praticata da meno del 30% dei pazienti.

Durante la pandemia– tra gennaio e febbraio 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020- si è registrato un calo dei consumi interni di farmaci e dispositivi dell’11% e un calo dei consumi retail del 7%. In questo scenario la non aderenza terapeutica rappresenta un moltiplicatore di danno clinico, economico, sociale rilevante.

Le paure del paziente sono una delle principali cause della scarsa aderenza e della continuità terapeutica. Le ha spiegate Alessandro Navazio, direttore della Cardiologia dell’AUSL di Reggio Emilia. Molti pazienti rifiutano la terapia perché temono di doverla prendere per tutta la vita; c’è una diffidenza non giustificata rispetto al farmaco da prendere (penso alle statine), perché viene considerato pericoloso “per sentito dire”; spesso il rifiuto è anche legato al numero di farmaci che già assume il paziente. C’è da fare un’informazione più accurata ed efficace, e noi come specialisti dobbiamo svolgere un’opera di persuasione sul paziente quando la nostra prescrizione è veramente sostenuta da evidenze scientifiche; altrimenti non avremo mai i livelli di aderenza che auspichiamo. Vanno scardinate le credenze popolari, i tabù. È fondamentale, oltre ad andare alla ricerca dei pazienti ad alto rischio per trattarli prima che qualcosa accada (che è il principio della cosiddetta “medicina di iniziativa”), fare accettare le terapie e spiegare perché sono importanti, coinvolgendo anche il caregiver”.

Le farmacie possono dare un grande aiuto a contrastare il fenomeno della scarsa aderenza terapeutica.“L’aderenza alle cure è uno dei compiti assegnati alle farmacie dalla legge sulla Farmacia dei servizi e parte del Cronoprogramma di Regione Lombardia – ha spiegato Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia -. Nella delibera sul tema viene esplicitato che “le farmacie rappresentano un nodo della rete di presa in carico con particolare riferimento alla promozione dell’aderenza terapeutica e altre attività per le quali rappresenta un valore aggiunto la prossimità territoriale con i pazienti. Sono convinta che l’attività delle farmacie, in sinergia con quella dei medici di famiglia, possa contribuire a portare dei risultati importanti nella cura dei cittadini, così come in termini di risparmio per il Sistema sanitario nazionale”.

Altro focus: lipercolesterolemia. Nonostante siano a disposizione terapie ipolipidemizzanti che permettono il calo della colesterolemia di oltre l’80%, secondo i dati del recente studio Da Vinci, solo il 18% dei pazienti in prevenzione cardiovascolare secondaria (rischio cardiovascolare molto elevato) raggiunge il target raccomandato di colesterolo LDL, anche detto “cattivo” (< 55 mg/dl). Da quanto rilevato da una recente analisi svolta in Gran Bretagna, poco più del 20% di oltre 10mila pazienti sottoposti ad una angioplastica coronarica aveva livelli di colesterolo a target

Le cause di questo poco incoraggiante scenario sono differenti – ha spiegato Claudio Bilato, direttore UO di Cardiologia dell’Ospedale Cazzavillan dell’Azienda ULSS 8 Berica -. Tra queste, la strategia di utilizzo dei vari farmaci ipolipidemizzanti secondo una modalità graduale, “stepwise”, consigliata dalle linee guida correnti, ma soprattutto la scarsa aderenza alla terapia che costituisce un vero e proprio fattore di rischio cardiovascolare aggiuntivo ed è responsabile dell’aumento degli eventi coronarici e delle ricorrenze di infarto del miocardio. I fattori predittivi di mancata aderenza sono molteplici come l’elevato numero di farmaci da assumere e la comparsa di effetti collaterali. Un possibile soluzione a tali problematiche è il ricorso di terapie di combinazione (possibilmente precostituite), che potrebbero, anticipando la strategia a step e utilizzando dosi di farmaci in associazione più basse rispetto alla monoterapia, migliorare il grado di aderenza terapeutica, garantendo il raggiungimento dei target“.

Il problema vero è che abbiamo un sistema molto frammentato – sottolinea Pierluigi Bartoletti, Vice Segretario Nazionale Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) -. Per la colesterolemia abbiamo apparecchi oggettivi, ad esempio per la misurazione della pressione: sul colesterolo però il problema è che non c’è solo da gestire il parametro colesterolo, ma anche lo stile di vita, le buone abitudini e l’alimentazione. Altrimenti la sola pasticca non basta.

Intanto, l’aderenza è un valore aggiunto, ma che cosa succede se non si è aderenti? Di chi è la responsabilità? Questo problema si risolve in diversi modi: l’aderenza sul colesterolo è consapevolezza del fatto che il colesterolo alto in certe condizioni mette a rischio la vita del paziente. Spesso però il paziente ha diversi interlocutori e c’è anche da dire che l’efficacia dei farmaci, se non viene ben gestita dal rapporto medico-paziente, è un problema. La criticità numero uno, quindi, è il passaggio della presa in carico. Il rapporto medico-paziente-specialista è molto importante, se uno di questi fattori equivale a zero e gli altri danno il massimo, il risultato sarà comunque zero, perché non ci possiamo permettere che ci sia un buco nella filiera”.

L’impatto sulla salute del paziente e sul sistema sanitario è decisamente importante quando non si raggiungono il target raccomandato di colesterolo “cattivo” e, in generale, i livelli di aderenza e continuità terapeutica – ha concluso il Professor Alessandro Navazio -. Evidenze scientifiche dicono che se questi target non vengono raggiunti si incorre in recidive cardio-cerebrovascolari e in eventi più drammatici come il decesso. A questo si aggiungono gli altissimi costi in termini di salute che paga il paziente , e quindi la società e il sistema sanitario tutto”.

Motore Sanità si propone di contribuire al progresso della ricerca scientifica e delle conoscenze scientifiche sia in Italia che all’estero nel campo sanitario e sociale attraverso:

1. informazione, formazione e sensibilizzazione;

2. organizzazione di convegni, congressi, workshop e seminari;

3. attività di aggiornamento, educazione e pubblicazioni.

La Mission

Motore Sanità progetta e realizza eventi che abbinano contenuti di alto livello a format innovativi in grado di rivolgersi contemporaneamente agli addetti ai lavori e al grande pubblico ed è partner di istituzioni pubbliche, garantendo il supporto scientifico, divulgativo e di comunicazione per la realizzazione di iniziative sociali ed eventi. Inoltre, Motore Sanità affianca imprese e organizzazioni no profit nello sviluppo di strumenti di comunicazione come convegni, seminari, tavoli di confronto ed eventi formativi.

I Professionisti

Gli operatori che collaborano con Motore Sanità sono rappresentanti del mondo sanitario (clinici e rappresentanti delle istituzioni sanitarie nazionali e regionali), professionisti della comunicazione, esperti giuridici ed economisti parte attiva dell’associazionismo e del volontariato, nonché del micro e macro sistema economico locale e nazionale. 

Recentemente si è sviluppato un nuovo brand – “Motore Sanità Tech” – che tratta i temi dell’innovazione tecnologica e del digitale applicati al mondo della sanità, con particolare attenzione alla sostenibilità economica del loro utilizzo. Tali professionisti rendono disponibile competenza e conoscenza alle istituzioni pubbliche e ai privati per un miglioramento dei servizi sanitari e socio assistenziali anche in relazione ai bisogni sempre diversi e crescenti dei cittadini.

Le attività

Motore Sanità gestisce progetti, eventi ed iniziative per porre all’attenzione delle istituzioni soluzioni, analisi e approfondimenti sui temi portanti del sistema sanitario: da un sistema sanitario sostenibile alla sanità digitale, dalla prevenzione e diagnosi precoce, alla gestione integrata ospedale-territorio nella cura del paziente, fino a toccare il tema critico dell’equilibrio tra costi e qualità.

L’organizzazione

Dietro ad ogni evento ed iniziativa (congressi, seminari, tavoli di confronto, campagne di sensibilizzazione e di informazione) c’è un grande lavoro di cooperazione e una efficace organizzazione tra le diverse aree: account, planning, media e marketing; che interagiscono tra loro in un processo snello e trasparente.

Il decalogo della rivoluzione in sanità

SSN REVOLUTION: Dal mondo globale alla realtà locale. E’ stato il tema dell’ottava edizione di questo evento annuale che riscuote sempre maggior successo

L’ottava edizione della Summer School di Asiago-Gallio si è conclusa portando a casa straordinari risultati.

La tre giorni di discussioni e tavole rotonde, infatti, ha visto i massimi esperti della sanità italiana 237 relatori coinvolti, sia in presenza sia collegati da remoto – impegnati a proporre il nuovo volto del Servizio Sanitario nazionale.

Come sempre sono state affrontate tematiche dal grande impatto:durante circa 30 sessioni, si è parlato di Oncologia, medicina territoriale, innovazione e riorganizzazione delle reti ospedaliere, malattie croniche, malattie rare e responsabilità sociale dell’impresa farmaceutica, di ricerca in antibioticoterapia, aderenza terapeutica, tutela della salute mentale, il valore sociale del farmaco equivalente, di big data e intelligenza artificiale, fino alle sfide future in sanità che riguardano prima di tutto il diritto alla salute da garantire a tutti i cittadini e poi la lotta all’antimicrobico resistenza, al dolore cronico, fino alla digitalizzazione, la sanità green e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

Summer School presenta in dieci punti il senso della rivoluzione sanitaria di cui si è discusso durante uno degli appuntamenti più importanti a livello nazionale, e a cui tutti, a cominciare dai cittadini fino agli stakeholder, sono tenuti a partecipare, per poter garantire da ora e soprattutto alle generazioni future una sanità migliore ed efficiente. Una sanità per tutti.

Claudio Zanon, Direttore scientifico Motore Sanità

“È stata una Summer School intensa e ringrazio tutti i relatori che hanno partecipato e lo staff di Motore Sanità che hanno permesso tutto questo – commenta il dottor Claudio Zanon, Direttore Scientifico di Motore Sanità –. Come Motore Sanità siamo cresciuti molto. Quando siamo nati il nostro obiettivo era quello di mettere tutti gli attori del sistema salute nelle condizioni di partecipare ai tavoli di discussione per innovare idee, fare proposte e fare sì che si parlassero. È quello che sta succedendo da un po’ di anni e la Summer School 2021 l’ha dimostrato ancora di più. Credo anche che la formula della presenza degli esperti e contemporaneamente del collegamento da remoto, permette di mandare messaggi a centinaia di persone che diversamente non sarebbe possibile fare. Vogliamo continuare in questa direzione”.

Giulia Gioda, presidente Motore Sanità e direttore Mondosanità

I DIECI PUNTI DELLA SUMMER SCHOOL 2021:

Come detto sopra, peculiarità della Summer School di Motore Sanità è stilare, al termine delle giornate di riunioni, un decalogo, centrato su ciò che urge fare in concreto. Anche questa ottava edizione  ha tenuto fede a questa importante iniziativa. Ecco i punti principali:

1)SSN REVOLUTION: la distruzione creativa necessaria per il rilancio

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) cambia lo scenario all’interno della Next Generation UE, per cui si richiedono programmazione, coordinamento nazionale integrato con le Regioni e rinascita per la ripresa e resilienza, per evitare drammi sociali e assicurare alle future generazioni (che devono essere coinvolte) un Servizio sanitario nazionale che sia all’altezza.

2)“ONCONNECTION”: la Rete delle reti oncologiche, come omogeneizzazione dei processi assistenziali a livello nazionale

Il progetto ONCOnnection è partito nel 2020 con una serie di eventi organizzati in tutte le Regioni italiane con lo scopo di creare una Rete nazionale delle Reti oncologiche regionali e con le Associazioni dei medici e dei pazienti. L’obiettivo è discutere come ripartire dopo la pandemia Covid, implementando il rapporto tra specialisti e pazienti anche in vista del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

3)RILANCIO DELLA MEDICINA DEL TERRITORIO: dai silos di spesa alla trasversalità della presa in carico del paziente La trasversalità della presa in carico dei pazienti verrà garantita dalla riforma della medicina territoriale prevista dal PNRR se verranno delineati percorsi, linee guida e competenze

4) RISORSE UMANE: implementazione e capacità di lavoro di gruppo e interdisciplinarietà

5)DISTRETTO SOCIO-SANITARIO: modelli di governance per un coordinamento reale delle strutture del territorio

Il distretto socio-sanitario, come previsto dalla legge 833, torna al centro del governo del territorio secondo il PNRR, ma ciò comporta una rivisitazione della sua governance a partire dal futuro ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta con revisione della convenzione finendo alla formazione della dirigenza del distretto negletta negli ultimi anni a differenza di quella ospedaliera.

6)INNOVAZIONE E RIORGANIZZAZIONE DELLA RETE OSPEDALIERA: rinnovamento tecnologico (Digital health) e organizzativo dopo gli insegnamenti della pandemia

Il PNRR stanzia 10 miliardi per sostituire la tecnologia obsoleta, ammodernare i pronto soccorso/Dea anche in seguito agli insegnamenti della pandemia COVID, senza depauperare ulteriormente gli ospedali che vedono uno delle più basse percentuali di posti letto in rapporto agli abitant, con offerte disomogenee a livello delle varie regioni.

7)ADERENZA TERAPEUTICA: cronicità e rischi clinici correlati, il PNRR come strumento di implementazione L’aderenza e la continuità terapeutica sono la base del successo delle cure ma purtroppo, seppur con differenze tra varie patologie croniche, solo il 50% in media dei pazienti è aderente. L’aderenza può essere implementata se tutti gli attori del sistema agiscono in maniera coordinata con strumenti comuni.

8)MALATTIE RARE: responsabilità sociale delle imprese con ricerca e assistenza in rete

Due milioni di pazienti (di cui il 70% pediatrici) sono curati per malattie rare in Italia con una attenzione particolare delle imprese per i farmaci orfani, con progetti che aiutano la presa in carico di questi pazienti.

9)MALATTIE PSICHIATRICHE:rimettere al centro dell’agenda di governo la tutela della salute mentale. Quest’ultima ha rappresentato una guida di trasformazione del sistema per molti anni, ma ultimamente sottofinanziata e marginalizzata, necessita di un recupero di interesse da parte di tutti, considerati anche i dati epidemiologici aggravati dalla pandemia Covid 19.

10) DECRETO MINISTERIALE 71: norme, indicatori e obiettivi di salute della medicina extra-ospedaliera

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