Noi Over e il pc

Quando il computer è entrato nelle nostre vite. Rivoluzionandole.

Di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica

Io nel mio ufficio di Roma – primi anni’90- davanti ad uno dei miei primi pc

Come per tutta la mia generazione, la mia esistenza si divide in un “prima” e un “dopo”: lo spartiacque è l’arrivo nella mia vita del personal computer. “Prima” avevo scritto con la Lettera 22 Olivetti di mio padre (che ancora possiedo), con macchine da scrivere ancor più vetuste trovate in casa, poi con le macchine elettriche con testina rotante che mi hanno accolta nel primo ufficio in cui ho lavorato.

E poi è arrivato LUI: il mio ingresso in una vera redazione, nella seconda metà degli anni ’80, ha segnato anche il mio incontro con apparecchi mai visti prima. Inizialmente ho dovuto cimentarmi con un monitor minuscolo che permetteva di visualizzare solo poche righe di testo. Rendendo per la prima volta la mia scrittura totalmente immateriale, e preannunciando la scomparsa di bianchetto, cancellini, colla e forbici: tutti strumenti indispensabili per aggiustare, allungare e modificare quanto scritto, insomma per compiere quelle operazioni che oggi realizziamo in pochi secondi con un semplice “ taglia” e “incolla”.

Mastodontici ed ingombranti: come dimenticare i nostri primi pc?

In realtà, solo dopo qualche tempo sono arrivati sulle nostre scrivanie i primi veri personal computer, ingombranti e scomodi ma apparentemente non molto diversi da quelli di adesso, anche se li usavamo sostanzialmente come macchine per scrivere. Le agenzie di stampa, per dirne una, non comparivano sul monitor pronte per essere copiate e integrate con altri testi, ma si srotolavano in lunghe strisce di carta che venivano tagliate e più o meno efficacemente distribuite agli interessati. Insomma, non avevamo – ancora – Internet, ma la rivoluzione tecnologica era cominciata. E stava trasformando il nostro modo di scrivere e di lavorare, oltre a condannare all’oblio vecchie figure professionali, come i poligrafici che raccoglievano e trascrivevano i nostri articoli, e a crearne di nuove, primo fra tutti il “ tecnico dei computer”, insindacabile signore della tecnologia, il cui intervento era al tempo stesso invocato e temuto.

In realtà la mia redazione era in ritardo, perché la storia del Pc era cominciata da un bel po’. Uno dei tanti “compleanni ufficiali “ del Pc è fissato proprio quarant’anni, fa nell’agosto del 1981 quando fu lanciato il primo personal computer IBM, una delle prime macchine a entrare davvero in milioni di case. Ma di strada se ne era già fatta molta, anche senza considerare gli antenati come la macchina analitica di Charles Babbage, progettata nel 1833: il primo microcomputer con processore messo in commercio in un kit di montaggio: una chicca per smanettoni ( risale al 1975), e i primi modelli Apple erano in giro dalla fine degli anni ’70, senza dimenticare i computer Olivetti.

La macchina analitica è stata il primo prototipo di un computer meccanico sviluppato per eseguire compiti generici

Ma il 1981 resta uno spartiacque. Da allora si sono succeduti modelli sempre più potenti e dotati di funzioni sofisticate: nel 1984 nasce il Macintosh, spesso abbreviato come Mac, il primo pc con un’interfaccia grafica a icone simile a quella che abbiamo davanti ancora oggi, l’anno dopo Microsoft creò il sistema operativo Windows, e il resto è cronaca. Da questo momento il computer diventa indispensabile, e negli anni ’90 l‘arrivo di Internet – o meglio la nascita del World Wide Web che ha reso accessibile quello che fino allora era uno strumento per addetti ai lavori – ci ha cambiato la vita in un modo che forse noi “non nativi digitali” dobbiamo ancora comprendere fino in fondo. E che ci viene in mente quando troviamo oggetti che non usiamo più, come l’elenco del telefono o l’agenda con i numeri scritti a penna, le testatine per spedire un fax – che all’epoca ci era sembrato una vera rivoluzione – le enciclopedie che s’impolverano negli scaffali mentre ricorriamo sempre più spesso a Wikipedia, che ha da poco ha compiuto vent’anni.

Ci sono alcune generazioni che hanno la sorte, o il privilegio, di assistere a un cambiamento epocale, e la nostra è una di queste: personalmente ricordo il momento in cui mi avventurai la prima volta sul Web, assistita da un’amica più tecnologica di me per esplorare la rete, e una sensazione insieme di smarrimento e di entusiasmo simile a quella vissuta quando bambina mi resi conto all’improvviso che sapevo leggere.

Non era neanche detto che andasse proprio così: anche tra gli addetti ai lavori c’è stato chi, come il presidente dell’IBM Thomas Watson, si è guadagnato un posto nella classifica delle peggiori previsioni tecnologiche di tutti i tempi, affermando che al mondo ci sarebbe stato posto forse per cinque computer”. E invece chissà che cosa ci aspetta ancora, ma certo i computer, sempre più piccoli e dematerializzati, e soprattutto la rete sono qui per restare.

 Anche per questo, mi ha divertito trovare in rete – e dove sennò? – la pubblicità di un innovativo “apparecchio per scrivere senza distrazioni”, ribattezzato Freewrite traveller (https://getfreewrite.com/products/freewrite-traveler): minuscolo, leggero, scrive e basta, e dovrebbe servire a concentrarsi sulla scrittura senza farsi distrarre dalle mail o dall’immancabile giochino: a pensarci bene, sembra proprio una macchina per scrivere…

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