Inchiostro

Tatuaggi di tutti i tipi, e ormai esibiti a qualsiasi età. Nonostante la recente messa al bando di molti inchiostri colorati, in quanto dannosi

 Di Marco Vittorio Ranzoni – giornalista

Tatuaggio giapponese (primi del ‘900)

Colorati e non, bellissimi o bruttissimi (ma degustibus, ci mancherebbe), piazzati un po’ ovunque: erano retaggio di ergastolani e marinai e ora catturano gli sguardi su spiagge e campi da gioco. Ormai è quasi più facile contare chi non ne ha nemmeno uno piccolo piccolo.

Lo spunto mi viene leggendo che il governo cinese ha proibito ai calciatori di mostrarli e li ha esortati a coprirli o cancellarli: in ogni caso sarà vietato farne di nuovi. I tatuaggi in Cina, sono tradizionalmente malvisti, ma negli ultimi tempi sono divenuti popolari tra i giovani, influenzati dalla pratica diffusa in occidente: la preoccupazione del governo è tale da indurre la Federcalcio cinese a spedire i giovani atleti in campi militari per “educazione del pensiero”.

Cesare Lombroso, in un suo saggio molto popolare, ne aveva descritto l’uso quasi esclusivo tra i criminali, arrivando a catalogarne le tipologie e la disposizione sul corpo nel celeberrimo volume ‘L’uomo delinquente’, in cui cercava di fornire alle sue teorie una validazione scientifica.

Eppure i tatuaggi nascono nella notte dei tempi: erano diffusi tra gli Egizi e presso l’antica Roma, spesso con significato religioso, per marcare la propria identità spirituale. Sono state ritrovate mummie del 500 A.C. ornate di complessi disegni tatuati. Vietata a fasi alterne dai Romani e poi nel Medioevo dalla Chiesa, la pratica è sopravvissuta anche in clandestinità. Solo la religione musulmana la proibisce.

Principessa di Ukok, monti Altai, mummia di 2.500 anni fa

Molti militari, ma anche gente comune dei popoli rivieraschi soggetti alle scorribande ottomane, si facevano tatuare il simbolo della croce, così da assicurarsi una sepoltura in terra consacrata, in caso di morte violenta. E i marinai di tutti i tempi ne portano di distintivi per facilitare il riconoscimento dei corpi ritrovati in mare a seguito di naufragi.

In Europa è notizia recente la messa al bando di molti degli inchiostri colorati usati dai tatuatori, perché potenzialmente dannosi.

In Italia ci sono 7 milioni di persone tatuate e -secondo i dati dell’istituto Superiore di Sanità- nel 90% dei campioni analizzati si rilevano livelli di cromo superiori alla soglia di sicurezza.

Rischi a parte, dando per assodate le raccomandazioni di rivolgersi a centri controllati, resta un fenomeno che ha assunto dimensioni importanti. Si tengono fiere internazionali dove artisti della ‘macchinetta’ dipingono veri capolavori sulla pelle dei loro modelli.

Io ho un ricordo del servizio militare, dove un commilitone sardo aveva iniziato una fruttuosa attività notturna di tatuatore sui generis nei bagni della camerata.

Senza alcuna competenza, senza nessun presidio igienico, ma con piglio autorevole, scarificava in maniera rudimentale spalle e avambracci utilizzando una serie di pennini. Sì, quelli che ancora negli anni sessanta si infilavano sulla cannuccia e si intingevano nell’inchiostro dell’ampolla rotonda incassata nel banco.  Ho visto nascere immagini di ancore, croci e cuori mischiati al sangue. Un unico colore, il blu. Quello di una boccetta di inchiostro Pelikan che una notte un insensibile ufficiale di picchetto sequestrò al nostro amico, che finì in punizione. Lasciando anche opere incompiute, che di sicuro troneggiano ancora sulla pelle di molti ultrasessantenni come ricordo del CAR alla caserma Turinetto di Albenga.

Cannucce calligrafiche e pennini

E’ vano chiedersi se uno sghiribizzo di gioventù possa poi diventare un ingombrante rimorso: ormai ci si tatua a tutte le età.

Unica accortezza che mi sento di condividere: si facciano in punti che hanno probabilità di rimanere un po’ tonici col passare degli anni: una farfalla a vent’anni può diventare un grosso ventaglio sbilenco, dopo un po’. Che poi, a pensarci, va bene lo stesso: basta non entrare nel catalogo di Lombroso.

Anche i tatuaggi invecchiano… spesso prima di noi!

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