Il colore di un sorriso

Per illuminare un volto basta sorridere, e ne risentirà anche il nostro stato d’animo. Come dimostrano ricerche e progetti autorevoli

Di Paola Emilia Cicerone –giornalista scientifica

Il prima e il dopo di un sorriso

Come cambia la nostra espressione quando sorridiamo? Forse non ce ne rendiamo conto, ma diventiamo davvero una persona diversa. Ne ho avuto l’ennesima conferma pochi giorni fa, imbattendomi in So I asked them to smile ( Poi gli ho chiesto di sorridere  http://www.soiaskedthemtosmile.com/ ), un progetto fotografico  realizzato dal fotografo australiano Jay Weinstein: ritratti scattati soprattutto  in India, ma anche in altri paesi,  che mostrano  il “prima” e “ dopo” di uno  stesso volto.

 Sfogliandoli ci si rende conto che basta un sorriso a trasformare espressioni cupe e apparentemente ostili in apertura, gentilezza, comunicativa.  Tutto è cominciato nel 2013 a Bikaner nel Rajasthan: il fotografo era rimasto colpito da un volto, ma l’espressione minacciosa dell’uomo l’aveva dissuaso dallo scattare e si era dedicato ad altri soggetti presenti, fino quando lo sconosciuto non si era deciso a rivolgergli la parola: “Fotografa anche me!”, aveva chiesto, e il fotografo, di rimando: “Sorridi!” Ma lasciamo la parola a Weinstein: “In quel momento la sua faccia si trasformò, irradiava calore umano, gli occhi brillavano mostrando un senso dell’umorismo di cui non mi ero accorto, persino la postura si era ammorbidita”, racconta il fotografo. “Ho deciso allora che il mio prossimo progetto sarebbe stato documentare gli effetti di un sorriso sul volto di uno sconosciuto, ricreare l’atteggiamento mentale con il quale lo guardiamo e mostrare come un sorriso basti a trasformare le nostre convinzioni”.  E le foto lo confermano; d’altronde lo sappiamo: il sorriso ha un effetto rassicurante così potente da passare anche attraverso il telefono: se sorridete l’interlocutore se ne accorgerà dal tono di voce.

Anche i neonati sorridono: all’inizio si tratterebbe secondo gli esperti di una semplice reazione fisiologica che poi diventa un’espressione con intenti comunicativi. In realtà non sappiamo bene come il gesto di scoprire i denti, che per la maggior parte delle specie animali ha un intento aggressivo, sia diventato per gli umani un segnale di benevolenza: secondo alcuni antropologi potrebbe dipendere dal fatto che mostrare i denti senza spalancare la bocca è anche tra alcuni primati un segno di sottomissione. Comunque sia, resta il fatto che solo gli umani sorridono davvero, anche se chi possiede un cane o un gatto tende a pensare che il proprio beniamino possa in determinate occasioni fare un sorrisetto. Che non manca mai di intenerirci: lo conferma la passione per il Quokka, un piccolo marsupiale ribattezzato “l’animale più felice del mondo” perché la sua espressione appare sorridente, indipendentemente dal suo stato d’animo e da qualche abitudine discutibile, come quella di lanciare i propri cuccioli ad eventuali predatori per salvarsi.

Non sembra che questo cane sorrida? Jonathan Daniels (Unplash)

D’altra parte sappiamo anche bene che un sorriso può essere falso: un’analisi approfondita è stata realizzata da Paul Ekman, lo psicologo statunitense che ha studiato il riconoscimento delle emozioni (e ispirato la serie televisiva Lie to me). Ekman ne ha classificato diversi tipi, e tra questi l’unico sorriso genuino è il cosiddetto “sorriso Duchenne” dal nome del medico francese che l’ha descritto per primo: un sorriso che non muove solo le labbra, ma anche le guance e i muscoli intorno agli occhi, tanto da far apparire le rughette di espressione. E da permetterci di cogliere il sorriso del nostro interlocutore, anche se indossa la mascherina.

Personalmente non ho mai amato molto sorridere, forse per timidezza o perché non ho denti bellissimi. Lo sanno bene gli amici che cercano di ottenere da me un’espressione decente prima di scattarmi una foto. Chi mi è più vicino ha scoperto da tempo che una vecchia, banalissima barzelletta – “ Pierino entra in un caffè. Splash”- funziona praticamente sempre. Quando invece sono da sola, e devo mostrarmi in video o in foto con un’espressione accettabile, mi sforzo di ridere, e dopo un po’ ottengo il risultato voluto. E mi sento anche meglio: è dimostrato, scientificamente, che le espressioni facciali non sono solo lo specchio del nostro stato d’animo, ma possono condizionarlo.

Paola E. Cicerone, l’autrice di questo articolo, in una foto del 2009

 E anche i sorrisi fasulli fanno bene, come confermano diversi studi, alcuni dei quali realizzati chiedendo ai soggetti coinvolti nell’esperimento di reggere una matita tra i denti, in modo da atteggiare le labbra a un sorriso senza alcuna connotazione emotiva. Per quanto mi riguarda, d’ora in poi quando ho voglia di sorridere darò un’occhiata al sito di Weinstein: risultato assicurato!   

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