Generazione F                                                        Quando e come si diventa donna?

Oggi che si parla tanto di fluidità, nel nostro numero imperniato sulla donna la prima cosa che mi viene  in mente è che ho sempre pensato a me stessa come ad un essere umano che ha, anche, combattuto a suo tempo le necessarie e sacrosante battaglie femministe. Mi spiego: forse sentivo già che esistono le persone, prima ancora del genere di appartenenza. E forse è anche per questo che detesto i termini avvocata, ministra, sindaca e via dicendo e mi firmo come direttore (e non direttrice) di questa testata. Non credo che il diritto ad ottenere pari opportunità o medesimi stipendi fra i due sessi contempli la storpiatura di alcuni termini.

Senza dubbio sono una donna e tale mi sono sempre sentita. Ma che cosa significhi lo lascio spiegare agli eccellenti articoli dei collaboratori, che hanno contribuito ad esaminare l’argomento da diversi punti di vista e con differenti sfaccettature.

Io qui desidero parlare di un preciso momento della mia vita in cui volevo “diventare” donna, il che credo per me significasse essere disinvolta e sicura di me stessa. Le medesime cose, com’è evidente, che potrebbe sottoscrivere anche un maschio di 16 anni, tanti quanti ne avevo quando scrissi questa poesia:

Il “manoscritto” della mia poesia (1967)

So di essere ripetitiva e di aver già dedicato almeno un editoriale a quello che è stato il mio primo amore, quello che ti fa sentire le farfalle nella pancia e non solo. Purtroppo, per vicissitudini familiari, mi ero imposta- con un autocontrollo spropositato, almeno a ripensarci ora- di concentrarmi sullo studio e prendere al più presto il famoso pezzo di carta (leggi laurea), per rendermi indipendente economicamente ed affrancarmi da genitori che, anche se separatisi praticamente già alla mia nascita, oltre al male che mi fecero mi impedirono di acquisire un minimo di autostima. E dio sa quanta ne avessi bisogno!

Comunque, nell’agosto 1966 avevo incontrato lui ed era scoccata la scintilla per entrambi. Ma io, ligia al convincimento che nella mia vita non ci poteva essere spazio per altro d’importante oltre allo studio, non mi feci neanche baciare, neppure nei mesi successivi al primo incontro…

 Non si pensi a me come a una ragazzina timida e sprovveduta. Ero tutt’altro: brillante a scuola e con un sacco di amiche, viaggiavo e andavo al cinema da sola (qui sì, devo ringraziare il fatto che mia madre fosse tedesca e con una mentalità diversa da quella delle mamme delle mie compagne), seguivo tutta la musica e i Beatles erano i miei miti (al Vigorelli di Milano quell’indimenticabile 24 giugno1965, non ancora quattordicenne, dopo aver racimolato per mesi i soldi per il biglietto, con l’inseparabile Ketty saltavo sulla sedia e urlavo a più non posso), e soprattutto dispensavo consigli non solo di cuore ma anche… di sesso. Già, perché (pure “grazie” a una madre e a un padre a cui spesso dovevo fare da confidente e agire come se loro fossero i miei figli), sapevo tutto ciò che c’è da sapere. Anche troppo.

Io a 15 anni

Ma quando a 16 anni, l’anno successivo all’incontro con lui, si materializzò la sua fidanzata, io – che mi vedevo insignificante, senza vestiti appariscenti né cosmetici di sorta in faccia (non esibivo certo con spavalderia il rossetto color fuoco della foto in copertina)- mi resi conto che sapere tanto di sesso e di tanto altro mi rendeva comunque paralizzata e letteralmente muta quando mi capitava di andare a ballare con il mio (sarebbe sempre rimasto mio) principe azzurro e la sua numerosa compagnia che non conosceva solo la teoria. O se conosceva solo quella, sapeva dimostrare il contrario. Per me diventare donna voleva dire essere come loro. Ma non era sufficiente schioccare le dita perché questo si avverasse.

Quando poi la vita mi rivelò che invece ero già una donna, una ragazzina cresciuta “dentro” prima del tempo, autosufficiente e capace di prendere decisioni capitali da sola, non potevo più recuperare il tempo perduto.

Con mia estrema sorpresa, inoltre, la mia poesia fu pubblicata e rileggendola adesso, abbraccerei la ragazzina che esprimeva la “voglia furibonda di diventare donna” e le direi come lo fosse già. Eccome se lo era, nonostante non avesse i capelli ossigenati né un trucco da vamp o movenze seduttive.

La poesia pubblicata nel 1968

La mia sfera emotiva, al di là delle successive numerose esperienze sentimentali, restò sempre una cosa a parte, che ho continuato a gestire in maniera distaccata e spesso superficiale, forse per timore di coinvolgimenti eccessivi. Ciò che so è che pochi mesi fa lui mi ha confessato che se nel mio stomaco c’erano farfalle, nel suo c’erano delle rondini! Insomma, ero capace di “sedurre” anche così. Forse proprio perché ero così.

Adesso? Avrei “una voglia furibonda di tornare indietro”. Non tanto, solo a 55 anni fa.

                                                                                         Minnie Luongo

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