L’ANNO CHE VERRA’

Sarà, come lo è sempre stato, il migliore possibile?

di Giovanni Paolo Magistri – biologo

Uno dei repertori più completi di studi prospettici, largamente basato sull’analisi statistica dell’andamento dei “fenomeni sociali”, è considerata la recente pubblicazione (2015) dell’ESPS (Sistema Europeo di Analisi Strategica e Politica) sulle principali tendenze globali e l’interrogativo se l’Europa sarà in grado di affrontare le sfide future.

I fenomeni sociali spingono verso l’adozione di “regole” non sempre percepite corrette come lo è stato per molti, ad esempio, l’innalzamento dell’età pensionabile, introdotta principalmente sulla ineluttabile constatazione che la vita media, nei Paesi ad economia avanzata, è passata nell’ultimo mezzo secolo da 65 a 85 anni e con l’ulteriore evidenza che gli ultimi sono trascorsi mediamente in condizioni di accettabilità.

Indipendentemente dall’opinione politica che ciascuno di noi possa avere al riguardo, il suo innalzamento è un indiscutibile dato di fatto.

Tendenzialmente le regole sono fortemente influenzate dalla statistica che, utilizzata per studiare aspetti quali l’antropometria umana, le radici culturali, le necessità contingenti di un popolo, consente ai politici di indirizzare le scelte; banalmente, lo spazio libero in altezza di una porta è internazionalmente adottato in qualsiasi albergo al mondo a circa due metri e dieci centimetri, costringendo una minoranza, non statisticamente significativa di individui, ad abbassare il capo per poterla attraversare.

L’importanza dell’applicazione della logica statistica consiste nel suo valore predittivo, ed è indubbiamente alla base degli innumerevoli successi dell’umanità sia recenti che remoti e di quest’ultimi, prima della formulazione del metodo scientifico galileiano è stata a volte utilizzata con modalità non propriamente consapevole.

Qualsiasi fenomeno di qualsivoglia natura se indagabile con gli strumenti della statistica pare seguire un andamento descrivibile con una curva gaussiana.

L’altezza media della popolazione maschile italiana a vent’anni è di un metro e settantacinque centimetri, con valori minimi e massimi significativi di un metro e cinquantacinque e un metro e novantotto.

Nanismo e gigantismo sono eccezioni che dal punto di vista statistico non sono significativi ma costituiscono semmai un aspetto socio-antropologico degno di attenzione.

Il consumo annuo di riso pro capite in Cina è mediamente stimato in 85 chilogrammi con valore minimo di 43 e massimo di 121.

In media tra i 18 e i 40 anni gli italiani hanno 1,8 rapporti sessuali alla settimana con minimi di 0,7 e massimi di 2,4.

Volendo rappresentare graficamente i valori ottenuti dall’indagine statistica di questi fenomeni otterremmo in tutti e tre i casi una distribuzione a forma di campana, ovvero una gaussiana.

Alla medesima rappresentazione grafica arriveremmo anche nel caso volessimo considerare dei “vincoli” aggiuntivi quali ad esempio: nel primo caso il colore degli occhi, per il secondo il reddito, e nel terzo la monogamia.

Approssimando per difetto, una prima ovvia evidenza è che ogni fenomeno possiede un valore medio, un minimo e un massimo significativo e uno scarto di valori non significativi.

Questi valori sono attendibili unicamente rispetto al momento della loro misurazione e qualora ne riscontrassimo una variazione, questa esprimerebbe la “tendenza” al cambiamento del fenomeno medesimo, come nel caso della variazione dell’altezza media della popolazione maschile italiana dal 900 ad oggi.

È doveroso precisare che la statistica non considera la tendenza al cambiamento di un fenomeno un’espressione di positività o negatività intendendo “verso il meglio” o “verso il peggio”, ma semplicemente un’evidenza.

L’infibulazione femminile è ancora oggi praticata da alcuni popoli africani e asiatici allo scopo di impedire alle ragazze rapporti sessuali e si è diffusa anche nel mondo occidentale a seguito dei movimenti migratori; dal punto di vista statistico questo comportamento può essere ragionevolmente considerato statisticamente non significativo rispetto a quello della restante umanità.

Ciononostante nel dicembre del 2012 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, su significativa pressione internazionale, ha adottato una “risoluzione” per la sua universale messa al bando, considerandola un reato penale.

La tendenza di un fenomeno è influenzata da molteplici fattori tutti interdipendenti fra loro e in continuo diversificato cambiamento: genetica, nutrizione, cultura, meteorologia, urbanistica, medicina- per citare i principali- contribuiscono contemporaneamente all’andamento della tendenza e conseguentemente alla sua possibile affermazione in regola sociale.

Richiedere di indossare la mascherina per il contrasto all’attuale pandemia è una regola sociale condivisa dalla maggior parte degli epidemiologi; qualcuno la indossa, altri non la indossano, qualcun altro ne indossa due sovrapposte, l’esterna a costo basso usa e getta, l’interna a costo maggiore ma riutilizzabile efficacemente; la risultante di questi comportamenti contribuirà al contenimento dei decessi dovuti al Covid-19.

Se le regole sociali prendono spunto dalla significatività statistica, è corretto considerare l’attuale modo di vivere, in ogni parte del mondo, la risultante di una molteplicità di regole condivise maggioritariamente, forsanche le più attualmente accettabili ed eventualmente modificabili in base al variare della tendenza?

Se rispondiamo affermativamente alla domanda, l’anno che verrà sarà, quantomeno da quando l’uomo constatò che la vita organizzata basata su “regole sociali” condivise favoriva maggiori probabilità di sopravvivenza, il migliore esprimibile, come lo è sempre stato.

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