La solidarietà non va in vacanza per chi fa il volontario

Solo pochi decenni fa, prima che il Terzo settore assumesse l’importanza che merita, se proprio ci si voleva sentire a posto con la coscienza, prima di partire per le ferie le famiglie più abbienti, quelle che si potevano permettere un lungo periodo di vacanza, firmavano un assegno per qualche Associazione loro raccomandata. Beneficenza era stata fatta e si poteva partire a cuor leggero.

Questo succedeva prima che prendesse piede il “volontariato professionale”, come chi scrive lo definì forse per la prima volta, provocando spesso accesi dibattiti su questa espressione, che molti consideravano una contraddizione in termini. In seguito non solo venne accettato, ma spesso anche ripreso da molti. E, davanti alla formazione e alla preparazione di Onlus quali Avo, Associazione Volontari ospedalieri, ho l’ennesima conferma che dobbiamo parlare di volontariato professionale, o “solidarietà competente” che dir si voglia. (Minnie Luongo)

In cordata con gli alpini

Una bella testimonianza sulla collaborazione AVO ed Alpini

Era il 21 giugno, un caldo lunedì cittadino, e noi di AVO Milano ci siamo improvvisamente trovati ad affrontare l’impervio Palazzo delle Scintille, hub vaccinale a Fiera Milano City che, dicono, sia il più grande d’Italia e dove si fanno 7/8000 punturine al giorno. Era stato inaugurato il 25 aprile, con la collaborazione degli Alpini e della Protezione Civile, i corpi preposti all’assistenza ai vaccinandi che ora chiedevano rinforzi a noi di AVO: i loro turni (dalle 7 di mattina alle 8 di sera) erano massacranti e, avvicinandosi l’estate con le vacanze, iniziavano ad esserci defezioni.

Bruna Meloni (coordinatrice del Policlinico) ed io siamo arrivate in avanscoperta: lei, con il piglio consueto, non si è negata ma ha affermato l’autonomia di AVO e ha stabilito il nostro ruolo nelle sale di osservazione. Io, con i miei 25 anni di servizio che, reduce da una vacanza precoce a Minorca, non avevo osato negarmi al nuovo ruolo di coordinatrice AVO dell’hub.

L’Alpino che ci ha accolte, Paolo Ghioldi, una vetta d’uomo alto un metro e 90, ci ha fatto capire subito che ci consideravano la manna caduta dal cielo. Così, dal giorno dopo è iniziata l’amicizia e la collaborazione con il Corpo degli Alpini e abbiamo capito che i luoghi comuni su di loro sono tutti veri. Sempre dal giorno dopo, ho imparato che il loro motto “Di qui non si passa”, è applicato alla lettera: ai due ingressi – A e B – quattro alpini piantonano e controllano che entrino solo i vaccinandi: gli accompagnatori abusivi e le mamme trepide sono lasciati inesorabilmente all’esterno con il solo telefonino in mano.

All’interno gli Alpini, sempre con il cappello con la penna, che, credo, si tolgano solo quando vanno a letto, e quindi identificabilissimi, occupano posizioni strategiche nello smistamento degli spaesati, emozionati e confusi. Al loro fianco ci sono anche donne e giovani con il gilet verde fluo uguale al loro che, mi hanno spiegato, sono i simpatizzanti, ovvero figli, mogli, ma anche amici che sono iscritti alla Associazione Nazionale Alpini e collaborano con loro all’occorrenza.

Il tu è di rigore tra noi e loro, e la condivisione non è stata solo dell’ufficio in comune, ma anche delle acque fresche che ci distribuiscono puntuali e delle pacche sulle spalle che ci scambiamo come saluto alla montanara. 

                                                                              Maura Caminada

                                      (Coordinatrice AVO al palazzo delle Scintille)

Non è mancato il ringraziamento sincero ai suoi da parte di Francesco Colombo, presidente AVO Milano: “Molti sono ormai arrivati al momento della pausa estiva e, dopo tutta la frenesia di questi ultimi mesi, possiamo sospirare e guardarci indietro per essere fieri di quanto fatto assieme in un periodo di enormi difficoltà e avanti, per affrontare il nuovo futuro.

Il 2021 è iniziato con una parola: vaccino! Ed ecco che, non appena qualche gruppo è stato vaccinato, siamo stati chiamati dalle strutture per supportare le varie campagne vaccinali. Troppe richieste a cui far fronte e troppo pochi volontari vaccinati, ahimè.

Proprio qui si è vista la resilienza e lo spirito dell’AVO! Molti di noi hanno iniziato a coprire più turni, a ritrovare la flessibilità per organizzarsi un giorno con l’altro arrivando dall’altra parte della città. Così sono arrivati i primi ringraziamenti da medici, infermieri, operatori e direzioni!

Nel frattempo, sono proseguiti i progetti frutto del lavoro di condivisione che ha rafforzato il gruppo, Ascolto AVO, A casa con AVO, A Scuola con AVO e AVO Racconta. Nuove sfide per essere sempre più AVO, vicini alle persone ed ai loro bisogni. Dietro a questi progetti ed alle attività vaccinali ci sono tante energie e tantissimo lavoro di squadra perché se possiamo esserci in presenza c’è qualcuno che ha lavorato all’Assicurazione, alla registrazione delle presenze  ed a tutti gli aspetti ”burocratici” indispensabili.

Mancano solo i miei ringraziamenti a nome dell’AVO, di questo mosaico composto da tutti noi. Grazie a tutti i volontari che si sono prodigati affinché ci fossimo lì dove serviamo preparandoci anche alle nuove sfide. Ci siamo, anche in agosto, grazie a voi”.

Maura Caminada con Francesco Colombo, presidente AVO Milano

Per conoscere AVO

Fondata nel 1975 a Milano, oggi AVO conta circa 240 sedi impegnate in oltre 700 tra ospedali e altre strutture di ricovero in tutta Italia.

Tre, fra i tanti, i punti da evidenziare:

  1. L’esperienza di oltre quaranta anni di attività, che hanno consentito una profonda conoscenza dei bisogni e delle istanze dei cittadini ammalati, ma anche dei loro parenti.
  2. La discrezione che, a partire dal modus operandi dei volontari, si estende all’Associazione nel suo complesso all’insegna dell’agire in punta di piedi.
  3. Si aderisce all’AVO previa iscrizione a corsi di formazione base, promossi a livello locale, che costituiscono il primo elemento di un percorso di aggiornamento e perfezionamento che ogni volontario si impegna a seguire per la durata della permanenza in servizio.

Indirizzo mail:
segreteria@federavo.it

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