La vie en rose

Il rosa si scrolla definitivamente di dosso l’etichetta di tinta da ragazzine per diventare il colore della fluidità

DI Antonella Catarsini (interior designer) e  Roberta D’Amico (architetto)

“Comandacolore”,  Studio di progettazione architettonica e cromatica http://www.comandacolore.it

Il rosa…amato o odiato, attrae o allontana. E’ un colore che comunque non lascia mai indifferenti, una nuance dal significato mutevole che, nel corso della storia, si evolve in continuazione senza mai uscire di scena. 

Nell’immaginario collettivo è forse il colore che più di tutti ha una connotazione di genere, che si è radicato nel linguaggio comune. Diciamo “quote rosa”, “squadra tutta rosa” per indicare immediatamente qualcosa che riguarda o coinvolge le donne.

Ma se ripercorriamo la storia, scopriamo che non è sempre stato così.

Fino al 1800 era un colore assolutamente adeguato all’uomo, tanto da essere presente su i suoi abiti e nelle sue dimore. Rappresentava un colore maschile in quanto molto vicino al rosso, ma più elegante e sofisticato, inoltre, indice di ricchezza e di appartenenza ai ceti altolocati. Le donne invece venivano dipinte indossando il blu, il colore dell’abito dalla Vergine Maria.

È dai primi del Novecento in poi che il rosa ha iniziato un’evoluzione simbolica e sociale, che l’ha visto protagonista indiscusso negli anni 50 come colore femminile per eccellenza sia nell’abbigliamento, che nei beni di consumo. Un’accezione che enfatizzava da un lato la donna bella e frivola, dall’altro la donna dedita alla casa e alla famiglia.

La camera dell’iconica bambola Barbie

Con il movimento femminista vennero messi in discussione i ruoli di genere tradizionali, rivendicando un modello di donna indipendente e consapevole nella società.

Fra corsi e ricorsi storici il colore rosa ha negli ultimi anni definitivamente ribadito la sua connotazione femminile, non intesa come “frivolezza” ma come empowerment femminile.

Le donne scelgono di essere identificate con il rosa come emblema positivo, di forza e unione.

Rosa è il simbolo prevenzione del tumore al seno, e rosa shocking è il cappello fatto ai ferri indossato da tutti i partecipanti della Women March, la grande manifestazione contro la misoginia di Donald Trump.

Il mutevole significato del rosa si scrolla definitivamente di dosso l’etichetta di colore da ragazzine, nel 2016 quando Pantone decreta il Millenial Pink a colore dell’anno.

Rosa pallido, rosa shocking, fenicottero e zucchero filato… il Millennial Pink funziona perché appare lusinghiero e gradevole alla vista comunque venga declinato, ed è un successo in qualunque campo: dalla moda all’interior design, dalle copertine delle riviste alle foto sui social.

L’imprenditrice digitale Chiara Ferragni, ha scelto questa tinta come simbolo di femminilità e carattere per il suo nuovo ufficio milanese. Espressione di un ambiente di lavoro stimolante e allo stesso tempo glamour.

Rappresenta un nuovo modo di vivere l’ufficio e un nuovo modo di intendere l’ambiente di lavoro, avvalorando un’atmosfera professionale ma allo stesso tempo accogliente. 

Questo colore è stato protagonista della palette di The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, spopolò sulle passerelle di moda, fece aumentare notevolmente le vendite di vino rosé, uscì la versione “oro rosa” dell’iPhone, e l’iconico ristorante Sketch di Londra lo adottò per il suo restyling, così come venne inserito negli interni dei negozi Red Valentino in tutto il mondo.

Il rosa oggi è testimone della fluidità di genere.

I giovani cantanti dell’ultimo Festival di Sanremo ne sono stati un esempio, calcando il palco con i loro outfit total pink, e veicolando un messaggio importante.

Dargen D’Amico è solo uno dei tanti cantanti che all’ultimo Sanremo si sono esibiti con un outfit rosa

Il rosa si rivela estremante efficace nella progettazione cromatica come strumento per contrastare gli stati d’animo negativi, alleviare lo stress e tenere sotto controllo la rabbia e l’aggressività.

Un valido alleato nella progettazione dei luoghi di cura: indicato per camere di degenza nei reparti di oncologia e ginecologia per favorire il processo di guarigione, e in centri di recupero da dipendenze per la sua caratteristica di creare un ambiente dolce e protettivo.

È ormai comprovato come il colore in generale abbia una rilevanza fondamentale per il benessere psicofisico delle persone, e questa evidenza ha portato ad avere un’attenzione sempre più accurata nella umanizzazione delle strutture sanitarie.

Per questo deve essere un elemento da non trascurare negli ambienti ospedalieri: luogo di “sosta forzata” per i degenti e luogo di lavoro per gli operatori.

Roberta D’Amico e Antonella Catarsini dello Studio “Comandacolore”

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