Una scelta controcorrente: a passeggio per Milano

Scegliamo un percorso di tutto relax, a piedi nei pressi di casa. Ci troviamo invece costretti ad uno slalom pericoloso fra biciclette, monopattini e senza l’ombra di un vigile

Gli Erranti

Questo mese Gli Erranti hanno fatto una scelta controcorrente rispetto alle precedenti scorribande: abbiamo scelto di restare a Milano per conoscere i luoghi nascosti della città, in questo mese in cui forse ci stiamo liberando dall’incubo del Covid, ma dobbiamo fare fronte alla più stupida azione fatta da quell’animale chiamato essere umano, la guerra.

In ogni caso, siamo partiti a piedi prendendo il marciapiede che va verso la Cà Granda, sede dell’Università degli Studi di Milano, la Statale. Un percorso che si è rivelato più avventuroso del previsto: dopo appena qualche metro abbiamo dovuto spostarci per dare spazio a una signora in bicicletta che percorreva il marciapiede, scampanellando e chiedendo strada. Ma il marciapiede, ci siamo chiesti, non dovrebbe essere riservato ai pedoni? (Stando al vocabolario, parliamo della “parte della sede stradale riservata al transito dei pedoni, per lo più ai lati della strada e a livello più o meno sopraelevata”).

Ancora, prima di arrivare alla meta abbiamo dovuto cedere il passo a un monopattino e a una motocicletta, oltre a evitare delle biciclette cadute e abbandonate sul marciapiede.

Incuriositi, siamo andati a vedere che cosa dice il codice della strada. Scoprendo che “È vietato andare in bicicletta sul marciapiede. Lo stabilisce il codice della strada che disciplina sia la circolazione delle automobili che degli altri mezzi. Infatti i marciapiedi sono porzioni di strada riservate ai pedoni, per questo le bici non vi possono circolare, altrimenti sarebbero d’intralcio e rischierebbero di investire qualche passante”.

Abbiamo cercato un vigile urbano, ma sembra siano introvabili, e ci siamo chiesti perché nessuno sanzioni gli utilizzatori delle due ruote sui marciapiedi, che rendono pericolosa la circolazione pedonale, compreso il transito delle mamme con i passeggini.

Ma nel frattempo, dopo questo percorso ad ostacoli siamo arrivati alla nostra prima destinazione, in via Francesco Sforza 32: la chiesa della Beata Vergine dell’Annunciata presso l’Università Statale, un tempo Ospedale Maggiore. L’edificio fu realizzato nel 1637 su progetto degli architetti Giovanni Battista Pessina, Francesco Maria Ricchini e Fabio Mangone, grazie alla donazione di Giovan Pietro Carcano che rese possibile ampliare la Ca’ Granda. Per l’altare fu commissionato al pittore Francesco Barbieri da Cento detto “Il Guercino” un dipinto raffigurante l’Annunciazione, terminato nel 1639 e ancora oggi in loco.


Sotto la chiesa si trova la cripta, dove per circa due secoli furono tumulate le ossa dei defunti dell’ospedale: Un luogo interessante e ricco di storia che oggi è possibile visitare grazie all’impegno dei volontari del Touring. Chiusa alla fine del 1600, la cripta fu poi riaperta durante le Cinque Giornate per portarvi i morti di quei giorni, perché l’assedio rendeva impossibile accedere ai cimiteri esterni: per questo motivo divenne poi il sacrario dei caduti, come testimoniano le iscrizioni alle pareti e gli elenchi dei morti di quei giorni. Nel 1895, poi, i resti dei caduti furono trasferiti nel nuovo Monumento in Piazza Cinque Giornate, progettato da Giuseppe Grandi.

Usciti nuovamente in Francesco Sforza abbiamo percorso via Uberto Visconti di Modrone e via san Damiano, girando in via Mozart poco prima di corso Venezia. Lì al numero 14 si trova villa Necchi Campiglio (da non confondere con villa Necchi alla Portalupa in provincia di Pavia, altro gioiello della famigli Necchi), un luogo ideale per una piacevole sosta dopo tanto camminare, con un piccolo bar con vista piscina. Villa Necchi Campiglio è una costruzione degli anni ’30, progettata dall’architetto Piero Portaluppi su incarico delle sorelle Nedda e Gigina Necchi, esponenti assieme al marito di Gigina Angelo Campiglio di una borghesia lombarda colta e in grado di apprezzare l’innovazione.

Oggi la villa appartiene al FAI (https://fondoambiente.it/luoghi/villa-necchi-campiglio ) ed è aperta al pubblico, oltre ad essere spesso sede di mostre ed eventi: vi suggeriamo di non limitarvi al giardino ma di visitare la casa dove troverete una notevole collezione di arte e arredi déco.

Prima di tornare a casa ci siamo fermati in via Serbelloni 10 dove sorge palazzo Sola-Busca, un bell’edificio liberty chiamato dai milanesi ca’ dell’ureggia (casa dell’orecchio). Qui infatti è stato realizzato il primo citofono di Milano, una scultura in bronzo a forma di orecchio – oggi non più funzionante – opera di Adolfo Wildt.

.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...