Tra i grandi pionieri della scienza un medico eccezionale: Virginia Apgar

Molti neonati devono la loro vita al punteggio Newborn Scoring System, l’ ”Indice di Apgar” creato dalla prima donna primario e utilizzato in tutto il mondo

Di Enzo Primerano

Gli Stati Uniti d’America del Dopoguerra furono fucina di scienza e salute e crocevia di grandi clinici e scienziati e medici. Per fare onore ad un simbolo di sacrificio e attaccamento al lavoro parliamo qui di Virginia Apgar. Il suo operato e i suoi studi lasciano a noi oggi le pietre miliari della cura dei neonati e della anestesia e rianimazione ostetrica.

Virginia Apgar è stata una donna straordinaria, una innovatrice nell’ambito della Neonatologia e Anestesiologia neonatale; è stata colei che ha introdotto un sistema di valutazione della vitalità e dell’efficienza delle funzioni vitali primarie dei neonati chiamato Indice di Apgar, che è ancora oggi utilizzato in tutto il mondo. E’ stata la donna dei primati: prima donna primario, prima donna professoressa al College of Physicians & Surgeons alla Columbia University.

Il padre le aveva in qualche modo trasmesso l’amore per la scienza ma forse la scomparsa del  fratellino e le cure a cui era sottoposto l’altro, influenzarono Virginia a scegliere di proseguire gli studi e laurearsi in medicina, scelta piuttosto inusuale tra le donne dell’epoca. Convinta di voler diventare un medico, Virginia entrò nel 1929 al Columbia University’s College of Physicians and Surgeons. Quelli erano gli anni della grande crisi, ma nonostante tutto si laureò a 24 anni nel 1933 realizzando così il suo sogno di diventare medico. Quindi,  l’Internato al Columbia Presbyterian Hospital per la specializzazione in Chirurgia, presso il dottor Alan Whipple. Fu proprio lui a scoraggiarla a proseguire gli studi in chirurgia e ad abbracciare invece la disciplina dell’anestesia che in quegli anni era appena agli albori. Infatti veniva ancora praticata l’anestesia con etere e cloroformio ed era somministrata dalle infermiere. E fu così che Virginia imparò le basi dell’anestesia dalle infermiere del Columbia Presbyterian Hospital, per specializzarsi nel 1937 in Anestesia Rianimazione, e l’anno dopo divenne primario dell’omonimo reparto.

Da subito, intuendo che c’era molto da fare nel campo della mortalità infantile e delle giovani partorienti portatrici di malattie, approfondì i suoi studi riguardo l’anestesia ostetrica: bisognava garantire alle donne che stavano per dare alla luce un bambino, soprattutto se con parto cesareo, il giusto quantitativo di anestetico. Ma  soprattutto Virginia voleva trovare il modo per ridurre la mortalità delle donne durante il parto, all’epoca elevatissima. Cominciò a praticare l’anestesia epidurale alle partorienti abbassandone non solo la mortalità, ma rendendo così più felici le madri che restavano vigili e presenti al parto. Al Columbia’s Sloane Hospital iniziò il suo lavoro organizzando un programma per l’insegnamento: tutti gli specializzandi di Anestesia avrebbero dovuto lavorare per due mesi nel reparto di anestesia ostetrica. Subito dopo si interessò al problema della rianimazione neonatale: sia all’atto della nascita, sia nelle ore e nei giorni successivi poteva essere fatto molto di più, e allora decise di studiare il problema con rigorosa metodologia per fare maggiore chiarezza. Era fondamentale capire la gravità del neonato alla nascita per potergli somministrare le cure adeguate e l’unica maniera consisteva nel distinguere il rischio attraverso un punteggio di gravità. Prima dell’introduzione di tale punteggio, i neonati non ricevevano le giuste attenzioni, tanto è vero che molto spesso accadeva che bimbi apparentemente sani alla nascita morissero pochi minuti dopo.

 L’invenzione di questo metodo fu quasi casuale: una mattina del 1949, uno studente chiese alla dottoressassa Apgar quale fosse il metodo migliore per visitare un bambino appena nato; Virginia annotò su un foglio cinque punti da considerare e un relativo punteggio da attribuire al neonato sulla base delle osservazioni effettuate. I punti da valutare erano: attività cardiaca, attività respiratoria, tono muscolare, reattività alla stimolazione, colorito. Tale codice doveva servire a medici e infermieri in sala parto per stabilire se un neonato avesse bisogno o meno di rianimazione. Nel 1952 venne presentato questo punteggio come “Newborn Scoring System” al congresso della International Anesthesia Research Society e fu poi pubblicato ufficialmente nel 1953. Ma nel 1962 un pediatra, il dottor Joseph  Butterfield, utilizzò le lettere del cognome APGAR per creare un acronimo che facesse memorizzare meglio agli studenti i cinque punti da analizzare: A → Appearence (colorito) P → Pulse (frequenza cardiaca) G → Grimace (riflessi) A → Activity (tono muscolare) R → Respiratory effort (attività respiratoria). Fece menzione dell’acronimo al Journal of the American Medical Association (JAMA) che lo pubblicava l’anno dopo rendendolo conosciuto in tutto il mondo.

Così il nome della Apgar divenne famoso in ogni angolo del mondo e la spronò verso nuovi studi sia clinici che di salute pubblica. Comprese l’importante ruolo della comunicazione che un clinico doveva avere per cambiare nella popolazione vecchie consolidate credenze e luoghi comuni su parto, nascita e disabilità infantile. Virginia era un’affabile relatrice e le sue conferenze erano molto amate dal pubblico poiché sapeva come calarle nella realtà e ipnotizzare l’uditorio rendendole piacevoli. Infaticabile, cominciò ad interessarsi di salute pubblica portando avanti programmi di raccolta fondi per la prevenzione e la cura della poliomielite, oltre che delle malattie e cardiopatie congenite.

Virginia pubblicò oltre 70 articoli fondamentali per l’anestesiologia, la rianimazione e le anomalie congenite, fino a quando nel 1972 pubblicò con il contributo di Joan Beck il suo primo libro intitolato “Is my baby all right?”.

Ma non basta. Si impegnò in prima persona allo studio, cura e inserimento sociale dei bambini portatori della sindrome di Down. Famosa la sua raccolta di articoli che si ritrovano nel libro “Down’s Syndrome (Mongolism)” nel 1970.

Nel 1974 si ammalò per l’evoluzione di una insufficienza epatica e ricoverata al Columbia Presbyterian Medical Center di New York, vi morì il 7 agosto. Virginia fu sepolta nel Fairview Cemetery a Westfield, nel New Jersey nella tomba di famiglia : sulla lapide viene ricordata come “Creator of the Apgar Score”.


 RICONOSCIMENTI
-1938 al 1949 fu la direttrice del reparto di Anestesia del Columbia Hospital.
-1939 ricevette il Board Certification dell’American Society of Anesthesiologists (ASA).
-1949 prima professoressa al College of Physicians & Surgeons alla Columbia University.
 -1959 relatore alla Johns Hopkins University e professore di Pediatria alla Cornell University di New York.
 - 1960 fu premiata con l’ Elizabeth Blackwell Citation for Distinguished Service Medicine by a Woman dal New York Infirmary.
 - 1961 ricevette l’ASA Distinguished Service Award.
 - 1964 fu insignita del grado di “dottore in scienze mediche” dal Women’s College of Pennsylvania.
 - 1965 il Mount Holyoke College le conferì il titolo di “dottore in scienze”.
Tra il 1966 e il 1971 fu nominata “alumna trustee” (ex alunna fiduciaria) del Mount Holyoke College. Nel 1973 “Donna dell’anno“ sul periodico Ladies’ Home. Sempre nel 1973  Dipartimento di Genetica alla Johns Hopkins School of Public Health. Sempre durante questo anno fu la prima donna a ricevere la Columbia University’s Gold Medal for Distinguished Achievement in Medicine dal College of Physicians and Surgeons. Oltre questo fu membro onorario dell’American Academy of Pediatrics e dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, ma anche membro in numerosi gruppi di ricerca: l’American Association for the Advancement of Science, l’American Society of Human Genetics, l’Harvey Society, la Teratology Society e il Twenty-Five Year Club of Presbyterian Hospital di New York. Nel 1995, Virginia fu inserita tra altre diciotto donne importanti nella National Women’s Hall of Fame. 

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