Per combattere lo stress? Si parte dalla pancia

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Sapevate che l’intestino gioca un ruolo importante per le nostre emozioni? È proprio così, perché la serotonina – ormone fondamentale nella regolazione del tono dell’umore – si trova per oltre il 90% proprio in questo organo.  Come dire: “se la tua pancia è felice, lo sei pure tu”.

Oggi la scienza conferma tale detto, ma va anche oltre, mostrando che il nostro equilibrio psicofisico nasce, letteralmente, dalla nostra pancia, attraverso il cosiddetto asse cervello – intestino-microbiota.

Rilevanti sono le interazioni bidirezionali all’interno di questo sistema, dove giocano un ruolo importante due sistemi nervosi – il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso enterico –.  L’intestino dispone di un proprio sistema nervoso specifico, costituito da diverse centinaia di migliaia di neuroni (tra i 200 e i 600 mila secondo recenti stime), dotato di ampia autonomia rispetto al sistema nervoso centrale e capace di scambiare con esso precisi segnali.

Per Michael Gershon, della Columbia University, autore del best-seller “Il secondo cervello, gli straordinari poteri dell’intestino”, la quantità di messaggi inviati dall’intestino al cervello è addirittura maggiore di quella che va dal cervello all’intestino, che conosciamo ad esempio nelle vesti di un mal di pancia “dovuto allo stress” o di quella sensazione di “farfalle nello stomaco”, magari durante un colloquio importante. La maggior parte di questi messaggi però rimane a livello inconscio, e vengono percepiti solo nel momento in cui scatenano reazioni di malessere.

Già nel 2016 un articolo pubblicato dall’Università italiana di Trento e da quella tedesca di Tubingen, dopo aver analizzato ben 38 studi di elevata qualità, aveva mostrato l’effetto dei probiotici – microrganismi vivi che se somministrati in quantità adeguata apportano un beneficio alla salute dell’ospite (FAO/WHO, 2001) – sul nostro umore, giungendo a stilarne un elenco con i risultati a oggi più convincenti.  Si tratta, in particolare, di lattobacilli appartenenti alle specie Lactobacillus casei, oltre che helveticus, rhamnosus e plantarum, e di bifidobatteri delle specie longum, breve e infantis.

Nell’interazione intestino-cervello giocano un ruolo importante i cosiddetti acidi grassi a catena corta (SCFA), come ad esempio gli acidi butirrico, propionico e acetico, prodotti dalla fermentazione del microbiota intestinale, a seguito dell’ingestione di alimenti contenenti fibra. Si tratta di molecole già note per altri effetti benefici, come il favorire la salute delle cellule intestinali per il butirrato, o il contribuire al controllo dei livelli plasmatici di colesterolo per il propionato; a tali effetti si aggiunge quindi un ruolo di “trasmettitori di segnale” nella comunicazione tra intestino e cervello.

Gli SCFA modulano inoltre la produzione di serotonina da parte di alcune cellule del tratto intestinale, mentre l’attività del microbiota rende maggiormente disponibile la materia prima per la sua sintesi, ovvero l’amminoacido triptofano, che l’organismo ottiene dalla nostra dieta.

E a questo proposito avere una flora intestinale in equilibrio o alterata fa la differenza: alla diversità dei batteri nel nostro intestino corrisponde una diversità nei messaggi inviati al cervello, e potenzialmente differenti possono pertanto manifestarsi umore, capacità cognitive o anche memoria.

Secondo il professor Emeran Mayer della California University di Los Angeles (UCLA), uno degli studiosi di più lunga esperienza in questo campo con oltre 40 anni di attività, questa “conversazione nascosta nel nostro corpo influenza scelte, umore e stato di salute”.

Occuparci della salute del nostro intestino, quindi, può essere un modo per aver cura del nostro cervello!

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