Voglio riprendere a pescare

Nella vita bisognerebbe essere sia trota sia pescatore. Per non perdere l’attenzione per ogni piccola cosa

 Di Andrea Tomasini – giornalista scientifico

Sono anni che ho smesso di fumare e non ho ripensamenti o sofferenze per la decisione presa. Ripenso però all’impalpabilità di un piacere che quando diventa un vizio produce dipendenza e indifferenza. Invece, vorrei tanto riprendere ad andare a pesca.

Una volta, dopo un pomeriggio passato a pescare trote in un torrente in Umbria, ormai sera, ci siamo fermati a prendere una birra prima di far ritorno a casa. Birra e patatine. “Fai anche tu come me, che mangi le patatine per aumentare la sensazione di sapido in bocca per poi render più piena e soddisfacente la sorsata di birra, che placa il salato e finisce amara lascando la bocca fresca?”. Si – lo faccio anche io.

Un fatto di gusto, di piacere. Che nasce dal contrasto, un felice abbinamento basato su esperienza e ascolto.

A star sul torrente, risalendolo con cautela per non spaventare le trote e anche per sentirsi parte dell’ambiente che rispetto, i pensieri e il silenzio accompagnati dai gesti che sono attenti ma anche istintivi, a volte quasi automatici. Tendi ad esser tutt’uno con il bersaglio – là dove lanci la mosca immaginando possa esserci la trota in caccia, posandola sull’acqua come se fosse naturale lo sfarfallio dell’esca artificiale che hai scelto per sedurre il pesce e indurlo all’attacco. Una particolare miscela di attenzione, consapevolezza dell’attimo, ritmo del gesto, azione e reazione. Si sta concentrati e attenti, ma anche assenti rispetto a tutto il resto del consueto – per esser tutt’uno con il torrente, le trote, gli alberi, il vento. Non c’è distrazione, è assoluta partecipazione al mondo in cui si è, mediante le scelte e i gesti che si compiono con intenzioni attente e consapevoli. Le cose che ti circondano hanno tutte significato e i tuoi gesti hanno senso – anche se poi è difficile raccontare tutti i tuoi pensieri, cosa di conscio e di inconscio s’affaccia e s’addensa nella mente…

Non ricordo quante trote presi e rilasciai in quel pomeriggio, ricordo però la chiacchiera sulla birra e anche come proseguì. Sempre in quel bar, quella stessa sera: “E a te capita mai che ti accendi una sigaretta, pensi ad altro e quando l’hai finita ti accorgi di averlo fatto distrattamente, quasi senza accorgertene, senza averne tratto né piacere né appagamento per cui finisce che la spegni insoddisfatto, quasi infastidito?”. Sì – succede (va) anche a me.

Come sul torrente si sta attenti a tutti i piccoli segni, sia visivi che uditivi – che insetti ci sono, in che fase della loro vita sono, che mosca scegliere (la taglia, il dressing), il diametro del finale, i nodi, come scorre l’acqua, quanto è limpida e profonda, se ci sono microcorrenti o rigiri, lo spazio per il lancio, la velocità e l’attesa, la luce e l’ombra, l’attimo giusto per posarla e per incocciare il pesce quando bolla sulla mosca, il recupero, il rilascio- occorrerebbe provare a prestare attenzione a tutte le piccole cose per riuscire a esser sia pescatore sia trota nella vita di tutti i giorni, predisponendosi a trascorrerla non con indifferenza.

È un periodo davvero difficile, ma non vorrei giungere alla fine senza essermi accorto di gioie e dolori, albergando solo stizzita insoddisfazione …

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