Figli? No, grazie

Oggi non è più un tabù dire che non si desiderano figli, come dimostra Lunadigas, gruppo sviluppatosi in rete con una raccolta multimediale di testimonianze

Di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica

Su molte cose non ho cambiato idea nel corso  della vita, e la bambina che ero non è troppo diversa dall’adulta – e Over- che sono diventata. C’è però un’eccezione importante: c’è stato un periodo della vita in cui ho progettato di avere sei figli. Ne ho ricordi confusi, e non so bene da dove nascesse l’idea balzana: a me i bambini, specie i piccolissimi, non sono mai piaciuti, non ho neanche giocato granché con le bambole, se non per utilizzarle come comparse in avventurose sceneggiate che non avevano nulla a che vedere con pappe e pannolini.

Per fortuna è durata poco, e già da adolescente ero fermamente convinta che, io, figli non ne avrei avuti. Non mi ci vedevo proprio, mi sembrava una prospettiva irrealistica, avere un figlio, un po’ come volare o respirare sott’acqua. Tanto che quando molti anni dopo la mia ginecologa, nel corso di una visita, mi ha detto che difficilmente avrei potuto portare a termine una gravidanza non mi sono stupita troppo. Credo di averlo sempre saputo, e ho preso atto tranquillamente, senza troppi rimpianti, forse solo un attimo di riflessione al momento in cui la cosa si avviava a diventare definitiva.

E forse perché non mi sono sposata, e ho sempre messo il lavoro al primo posto, nessuno in famiglia o altrove mi ha mai chiesto quando sarebbero arrivati questi benedetti figli. E in questo so di essere stata fortunata. Perché ancora oggi moltissime donne, senza figli per caso o per scelta, sono chiamate a giustificarsi, a dare spiegazioni, a rispondere a chi pensa che una donna senza figli non sia completa. Sentirsi chiedere “Non hai figli? E come mai?” non è per niente insolito – per le donne; agli uomini non succede – anche se si tratta di una domanda più che personale. Che a volte si porta dietro critiche o accuse di edonismo, egoismo, irresponsabilità. Senza contare l’eterno “non sai che cosa ti perdi”, che fa il paio con quel “chi non ha figli non può capire” con cui spesso si risponde a chi sbuffa di fronte a qualche intemperanza infantile.

Il saggio (1949)di Simone de Beauvoir, considerato una pietra miliare del movimento femminista

Sembrava che il femminismo, dalle storiche prese di posizione di Simone de Beauvoir -“Non faccio figli, faccio libri“- a quelle della filosofa Elisabeth Badinter, avesse cancellato il mito della maternità come destino, e dell’istinto materno come pulsione innata legata alla biologia e non alla capacità di dare affetto e cura a un progetto, a una persona o a una classe di studenti. Eppure, oggi l’identità femminile non è più legata alla maternità ma alla realizzazione di se stesse, e sono in molte a scegliere di dedicarsi ad altro. Oggi in Italia circa il 20% delle donne sono senza figli, e se tra queste ci sono anche molte che lo avrebbero voluto – perché se a parole in Italia si celebra la maternità, in realtà molte sono costrette a scegliere tra i figli e il lavoro o la carriera – si calcola che le vere childfree siano circa il 17%.  Ed è sempre più usato il neologismo inglese che marca la novità distinguendo tra le donne prive di figli – childless– e quelle appunto childfree, ossia libere da figli. In Italia è nato anche il gruppo delle Lunadigas, definizione trovata da Nicoletta Nesler e Marilisa Piga, autrici e registe, riprendendola dal termine utilizzato dai pastori sardi per definire le pecore che non figliano, perché sterili o semplicemente perché balzane, appunto “ lunatiche”. Oggi Lunadigas, nato come Webdoc e poi come film si è sviluppato in rete con una raccolta multimediale di testimonianze (https://www.lunadigas.com/). E intorno è cresciuta una comunità di donne che si confronta, discute, a volte litiga, perché ci sono le posizioni più radicali di chi i bambini proprio non li sopporta, e quelle di chi li ama e magari ha anche scelto di lavorarci ma semplicemente non ne ha messi al mondo. Ma è unita nel cercare una propria identità al di fuori dagli stereotipi, e la libertà di decidere della propria vita.

Intanto stanno nascendo i locali “no kids”. E se una volta hotel e ristoranti riservati ai soli adulti scatenavano polemiche, ora i toni si sono placati, e anche chi ha famiglia comincia ad apprezzare la possibilità di trascorrere qualche ora tranquilla tra adulti. E una ricerca dell’Università del Michigan, che ha coinvolto 6000 donne tra i cinquanta e i sessanta, mostra che l’avere o meno figli non ha effetti particolarmente rilevanti sul benessere psicologico: gli elementi più importanti per una maturità felice, spiegano gli autori dello studio, sono la presenza di un marito o di un compagno, e di una rete di solide relazioni sociali.

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