Maledetti topastri

… che da sempre mi hanno rubato il cuore. Assieme a tutti i roditori, pantegane comprese …

Di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica

Credit Henry Lai Unsplash

 “Maledetti topastri!” Chi è stato piccolo negli anni ’60 ricorderà il grido di battaglia del gatto Jinxie, costantemente a caccia dei topolini Pixie e Dixie in un popolare cartone animato di Hanna-Barbera. E, in effetti, la reazione della maggior parte degli umani di fronte a topi ratti e simili non è molto diversa.  Mentre chi scrive, per i roditori ha sempre avuto un’insana passione, scarsamente condivisa dalle amiche.

Ricorderò sempre quando, sedute a cena nei tavoli all’aperto di una trattoria romana, esclamai contenta “Guarda, un topolino!” all’amica seduta con me, con un minimo di preoccupazione dovuta solo al timore che qualcuno facesse male alla creaturina – un ratto di discrete proporzioni – e rimasi colpita di fronte al suo strillo spaventato: evidentemente, avevamo visto due animali diversi. Da quando ricordo, ho sempre trovato i roditori animali interessanti. Da bambina ho avuto e sfrenatamente amato cavie e soprattutto criceti, furbi intelligenti e dotati di un solido caratteraccio. Il preferito tra i miei, dotato di una tenera pelliccia rosa e di un temperamento da pitbull, aveva imparato ad aprirsi da solo la porta della gabbia costringendoci a blindarla per evitare fughe: devo a lui – ribattezzato Claudio come mio padre – uno dei grandi dolori della mia infanzia, quando rientrando a casa dopo un ricovero in ospedale, lo trovai morto, vittima della distrazione degli adulti che non si erano ricordati di nutrirlo, un ricordo che ancora oggi mi fa stare male.

Ma a me i roditori piacciono tutti, dal cincillà più morbidoso alla più lurida pantegana, a quelli di cui ho scoperto solo di recente l’appartenenza alla categoria. Come le marmotte, che adoro, e i meravigliosi istrici, passando per una folta galleria di piccoli personaggi dotati di occhi vispi, caratterino vivace e in genere manine prensili. In effetti ho l’imbarazzo della scelta , visto che a quest’ordine appartiene il 43% circa delle specie di mammiferi esistenti, un successo dovuto probabilmente a una combinazione di taglia minuscola, rapido ciclo riproduttivo e capacità di adattarsi ad una grande varietà di ambienti e di alimenti. Una caratteristica, quest’ultima, che i roditori condividono con noi, e questo potrebbe aiutare a spiegare la diffidenza con cui spesso li guardiamo. Rafforzata, nel caso di alcune specie come topi e soprattutto ratti, dal fatto che non disdegnano di saccheggiare le nostre riserve alimentari e potrebbero trasmettere malattie. Un timore che si è sviluppato soprattutto negli anni dell’urbanizzazione e della rivoluzione industriale, quando la scarsa igiene ha affollato di ratti le città che si stavano popolando senza controllo. Non è forse un caso che i ratti, arrivati in Europa nel medioevo provenienti dall’Asia , facciano di solito la parte dei cattivi mentre nelle favole della tradizione, da quelle di Fedro e di Esopo, i topolini erano personaggi simpatici. Come sono in genere nei cartoni animati che li vedono protagonisti frequenti, senza dimenticare altre tradizioni: in Cina il topo è un animale associato con la forza, il fascino, e l’aggressività e anche in India è un simbolo di forza e intelligenza, mentre in genere ai ratti- con l’eccezione del delizioso protagonista di Ratatouille -è attribuita la parte dei cattivi.

Credit Nick Fewing Unsplash

E se è vero che la loro presenza in città può creare problemi – si calcola che a New York e Londra ci siano più ratti che umani – non posso fare a meno di provare orrore al pensiero che li sterminiamo senza nessuna delle cautele che la moderna sensibilità ci impone di adottare per molti animali che decidiamo di sacrificare. Incluse le legioni di roditori che muoiono per la scienza – assieme ai conigli rappresentano quasi il 90% degli animali da esperimento – o che per la scienza nascono, visto che la produzione di animali geneticamente modificati per riprodurre modelli di patologie umane ha oggi un ruolo importante nella ricerca. Nel mio piccolo, visto che di questo scrivo, cerco quando posso di sostituire l’anonimo “modelli animali” col nome della specie che è stata sacrificata per la ricerca di cui parlo, a testimonianza della gratitudine che dobbiamo a queste bestiole.

 Che poi, chi l’ha deciso quali animali sono carini e da compagnia – tra i roditori, scoiattoli e cincillà in genere piacciono a tutti, anche se esistono, soprattutto nei paesi anglosassoni, allevamenti di ratti da compagnia -e quali devono fare schifo, o esser sacrificati senza uno sguardo di compassione? È come se i roditori riassumessero la nostra ambiguità nei confronti del mondo animale…Eppure sappiamo che i ratti, probabilmente i meno amati della categoria assieme alle nutrie, sono animali assai intelligenti e socializzabili. Sulla mitezza dei criceti, avendone avuti, ho qualche dubbio, ma continuo a trovarli adorabili. Certo, amo anche i cani e – un po’meno – i gatti, e nel mio cuore ci sarà sempre un posto per il pony Romeo.  Ma di fronte a codine, pelliccette e manine il mio cuore batte più forte. E ricordo con gioia il giorno in cui un improvvido commerciante di animali mi sfidò a infilare una mano in una grande teca che conteneva miriadi di minuscoli topolini bianchi: pensava di propormi una prova di coraggio; per me fu un momento di piacevole emozione …

Il criceto: l’animale più amato dall’autrice di questo articolo (Ricky Khrawala su Unsplash)

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