Saranno famosi

Una serie televisiva che ha lasciato il segno in chi era giovane negli anni Ottanta. A partire da me

Di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica

E ora, che cosa scrivo? Il l filo conduttore di questo numero è la fama, un tema che non mi è particolarmente congeniale, ma mentre mi chiedevo come affrontarlo nella mia mente è affiorato un ritmo, e un ricordo: “I’m gonna live for ever/I’m gonna learn how to fly “(www.youtube.com/watch?v=0_mJwy2fFi0- ). Ma certo! Se si parla della corsa al successo, del desiderio di vedere il proprio nome stampato a lettere cubitali, come non parlare di Fame, Saranno Famosi, la serie televisiva ispirata al film del 1980 diretto da Alan Parker e andata in onda in tv tra il 1982 e il 1987 con ben 136 puntate? All’epoca la storia dei ragazzi della High School of Performing Arts di Manhattan è stata un successo indiscusso, oltre ad avere ispirato un filone televisivo basato sui talent (non a caso la prima versione di “Amici” di Maria De Filippi si chiamava proprio “Saranno Famosi”).

Per me, e in generale per chi è stato giovane negli anni ’80, era un appuntamento imperdibile. Impossibile resistere al mix di spettacolo e vicende personali dei protagonisti e al ritmo trascinante della sigla. E che cos’è, d’altra parte, la speranza “di vivere per sempre e di illuminare i cieli” cantata dai ragazzi se non la versione moderna dell’Exegi monumentum aere perennius, il monumento più duraturo del bronzo che sigla la conclusione dei Carmina oraziani? I tempi cambiano, i cuori degli umani molto meno, anche se personalmente l’idea della fama non mi esalta troppo. Ho sempre saputo che non mi sarebbe piaciuto diventare un personaggio pubblico… il che non mi ha impedito di amare follemente i protagonisti della serie e di seguirne con passione le vicende. E di aver voglia di vedere che fine hanno fatto, pur sapendo  di rischiare qualche brutta sorpresa (potete scoprirlo qui www.youtube.com/watch?v=0b3UF7MKrF0

Da amante delle serie tv, non avevo dubbi sul successo della grintosa insegnante di danza Lydia Grant, cui il regista assegna la battuta che fa da traccia alla serie “ Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama… ma queste cose costano ed è proprio qui che cominciate a pagare…col sudore”.  Lydia, ossia Debbie Allen, è stata ballerina e coreografa e oggi interpreta la dottoressa Catherine Fox Avery, uno dei personaggi più interessanti della serie Grey’s Anatomy di cui ha anche diretto alcuni episodi. Mentre la sua amica, l’insegnante di letteratura Elizabeth Sherwood (l’attrice Carol Majo Jenkins) si è poi dedicata soprattutto al teatro e all’insegnamento.

Debbie Allen, ieri e oggi ( Getty Images)

Sarà un caso, ma nella storia di Fame succede spesso che carriera e aspirazioni del personaggio s’intreccino a quelle dell’interprete. Sarà perché la serie è stata per molti di loro “un sogno diventato realtà”, come ha raccontato Erica Gimpel -l’interprete di Coco Hernandez – in una recente intervista (www.youtube.com/watch?v=d1nkpb4Wcjc) in occasione di un concerto benefico che ha visto riuniti i protagonisti della serie. La Gimpel stava frequentando la vera Scuola d’Arte di New York quando fu notata e convocata per una parte nel telefilm: “Mostrare persone di culture e provenienze diverse impegnate a realizzare concretamente i propri sogni è stato di ispirazione per tanti ragazzi” ricorda ancora l’attrice che abbiamo seguito in tante serie televisive. Una carriera brillante è toccata anche a Lori Singer, che interpretava l’eterea violoncellista bionda Julie, un personaggio creato per permetterle di sfoggiare la sua reale preparazione musicale, senza dimenticare l’apparizione in alcuni episodi della quarta serie di Janet Jackson, allora non ancora famosa.

 Ma la mia preferita tra le protagoniste della serie era l’ironica e sensibile Doris Schwartz, l’aspirante attrice interpretata da Valerie Landsburg, che ha tenuto fede alle ambizioni del suo personaggio e si è costruita una solida carriera come attrice, regista e scrittrice. Quanto  ai due italo- americani del gruppetto, Lee Curreri, l’interprete del timido musicista Bruno Martelli, dopo qualche esperienza di recitazione, si è dedicato alla musica, mentre Carlo Imperato, ossia il comico Danny Amatullo ha continuato a interpretare ruoli leggeri in tv -apparendo tra l’altro in Friends – e al cinema.

La mia preferita? Lei, Doris Schwartz, alias Valerie Landsburg (Getty Images)

Inevitabilmente, dopo quasi quarant’anni alcuni dei protagonisti della serie ci hanno lasciato. E’ il caso di Albert Hague, interprete dell’amato insegnante di musica Benjamin Shorofsky, oltre che musicista e compositore di musical di successo nella vita reale, e di Ann Nelson, la mitica segretaria signora Berg. E rattrista sapere che la stessa sorte è toccata a Gene Anthony Ray, interprete del talentuoso e indisciplinato ballerino Leroy Johnson, che è morto nel 2003 a quarantuno anni dopo una breve carriera nella danza vissuta in parte in Italia, ma compromessa dall’abuso di alcol e droghe.

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