La valvola di sicurezza 

 Quando la tecnologia ci dà il buongiorno con il primo caffè

Di Andrea Tomasini – giornalista scientifico

Sono un po’ di mattine che fischia. In realtà̀ non tutte – nel senso che accade non ogni giorno. La cosa a ben vedere dovrebbe esser di una qualche utilità̀, visto che ci sono alcuni dispositivi analoghi che hanno una sorta di allarme musicale – predisposti per emettere una segnalazione acustica quando è “pronto”. La nota prodotta, quasi una musica, è in questi oggetti aggraziata e comunque inscritta nell’ordine delle cose. Quando avvii la procedura lo sai che accadrà̀, te l’attendi a conclusione. La discontinuità̀, e ancor prima la novità̀ – non lo aveva mai fatto prima…- invece un po’ disorienta. Che vorrà̀ dire? Perché́ alcune volte sì e altre no?

Si produce quel suono – che in realtà̀ è decisamente fastidioso. Sollecita più̀ domande di quanto non induca tranquillità̀ –perché́ è pur sempre la valvola di sicurezza che canta in questo modo – facendo defluire la pressione che altrove non trova sfogo, quasi che così s’impedisca un’esplosione.

E’ il respiro del giorno che sbuffa allorché́ giunge in superficie – un grande capodoglio o una balena che affiora dalle profondità̀ buie e nell’ultimo tratto appena affiora del tutto, nel momento in cui emerge in superficie, sbuffa e poi si reimmerge. Il pennacchio d’aria che s’alza perpendicolare al dorso e poco sopra il livello dell’acqua, rende i grandi cetacei visibili anche a distanza. Necessario per vivere, è però quell’attimo che li rende vulnerabili alla caccia e all’uccisione. In taluni casi l’inaspettata sinuosità̀ del gesto si conclude con la coda che esce, affiora e si reimmerge con una grazia che incanta, quasi realizzando una circolarità̀ di cui per un attimo è percepibile visivamente un arco, che esprime potenza e grazia. Avviene quasi come un fruscio e senza alcuno spruzzo – l’ho visto dal vivo emozionandomi più̀ volte a un passo da me stando in gommone sul San Lorenzo – dopo l’affioramento l’immersione con la coda che fa una virgola nella sequenza di nuoto, espirazione, inspirazione, aria trattenuta dei polmoni e poi così di nuovo, una vita a trattenere il fiato, a dosare la respirazione secondo un ritmo naturale, a intervalli lunghi e profondi, per vivere in un elemento che impone limiti e sollecita comportamenti adattivi…

Potrebbe esser forse il respiro del giorno che inizia, quando esce dal buio e celebra la luce. Ma il suono che produce la valvola di sicurezza della moca è sgraziato, stridulo, alcuni giorni più̀ acuto, altri meno. Per sua natura s’impone sovrastando il consueto gorgogliare del caffè che sale nel bricco della moca. Connesso alla sicurezza, se l’ordine delle cose lo richiede, entra in funzione e suggerisce preoccupazione, deve allarmare per evitare un danno, disinnescare sul nascere una crisi incipiente, richiamare l’attenzione qualunque cosa tu stia facendo.

Gli allarmi non ti dicono cosa e perché́ – si limitano a richiamare la tua attenzione, ma su che? Gli allarmi agitano, servono a questo. Allarme – parola che evoca con urgenza la necessità di difendersi rispetto al pericolo e pertanto richiede che si faccia qualcosa, ci si difenda dall’aggressione, in armi ci si ponga pronti a difesa e contrattacco.

Il primo caffè della mattina: un piacere per tutti

Tutto questo, davvero tutto questo prima ancora di esser del tutto svegli e di prendere il caffè? Ma davvero? Spengo la fiamma, mitigo l’urgenza, verso il caffè nella tazza e recupero lentezza e bonomia in un attimo. E’ buono, amaro che brucia e carezza, frutta secca, cacao, aromi che rasserenano…Buongiorno!

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